"Reservation Road", di Terry George

Tratto dall’omonima novella di John Burnham Schwartz, il dramma-thriller realizzato dallo scrittore e regista inglese Terry George (di Hotel Rwanda) è una storia di rabbia, vendetta, impotenza. Ricorda molto In the Bedroom di Todd Field. Alla costernazione, Terry George aggiunge anche il senso di minaccia, di suspense, fin da subito, attraverso una spirale cupa di angoscia, odio e disarmante (in)colpevolezza. In concorso alla 2° Festa del Cinema di Roma

reservation roadTratto dall’acclamata e omonima novella di John Burnham Schwartz, il dramma-thriller realizzato dallo scrittore e regista inglese Terry George (sceneggiatore con Jim Sheridan in Nel nome del padre e The Boxer e regista di Scelte d’amore e Hotel Rwanda) è una storia di rabbia, vendetta, impotenza e grande coraggio. Due famiglie per un’atroce fatalità si scontrano e da quel momento niente sarà come prima. In una notte d’estate, sulla Reservation Road, per un incidente provocato da un pirata della strada, muore un bambino ai bordi della strada, intento a far volare delle lucciole chiuse in un barattolo di noccioline. Il bambino è figlio di un professore (Joaquin Phoenix) che assiste inerme allo scontro, il colpevole è un avvocato (Mark Ruffalo), di ritorno con il figlio dallo stadio dei Red Sox di Baseball: distratto nel rispondere al cellulare sbanda e provoca la morte accidentale del bambino. Il professore non si darà più pace e l’unica ragione di vita da quel giorno è scovare l’assassino di suo figlio, scappato per paura subito dopo l’impatto mortale. Lo stesso avvocato da quel momento sarà tormentato in ogni istante da un pensiero fisso. Per ogni giorno che passa sentirà salire sempre di più l’esigenza di costituirsi, fino a tal punto da lasciare su nastro una toccante confessione al figlio, non accortosi di nulla quella notte perché addormentato. Cinema che indaga sulle cause della vendetta, dell’odio e della paura e su come si può continuare ad amare la propria famiglia, il proprio mondo, la vita stessa, anche dopo una tragedia. Thriller complesso ed anche commovente, che sembra essere generatore di coscienza prima ancora che alimentatore della coscienza stessa, ormai sempre più spesso solitaria spettatrice. Ricorda naturalmente In the Bedroom di Todd Field o La stanza del figlio di Nanni Moretti, anche se in quest’ultimo la tragedia si compiva per l’ineluttabilità del caso e lo sguardo non poteva che farsi tutto interiore, intriso di pietas, trattenuta disperazione, spaesamento della propria identità. Alla costernazione, Terry George aggiunge anche il senso di minaccia, di suspense fin da subito e attraverso una spirale cupa di odio e vendetta. La morte del bambino è terribilmente fugace, quasi non visibile, il resto è l’inquietudine che muta lentamente in senso perenne di angoscia che trova il suo punto cruciale nel finale, in cui si è uno contro l’altro, avvolti nell’oscurità della notte e dalla disarmante (in)colpevolezza. Il perdono è in bilico: è paradossale probabilmente lasciar vivere per sempre nel dolore chi, per errore, ha segnato per sempre la tua vita.                   

 

Titolo originale: id.

Regia: Terry George

Interpreti: Joaquin Phoenix, Mark Ruffalo, Elle Fanning, Jennifer Connelly, Mira Sorvino, Samuel Ryan Finn, Sean Curley

Distribuzione: CDI

Durata: 102’

Origine: Usa/Germania, 2007

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