"Tropa de elite - Gli squadroni della morte", di José Padilha
Orso d’Oro alla 58. Berlinale, il film prende le mosse da quella City of God ritratta da Meirelles, la Rio delle favelas per intenderci, e prova a raccontare i retroscena della guerra tra la polizia e i suoi reparti speciali, la Tropa de elite del titolo, e le gang di spacciatori. José Padilha prova a raccontare la quotidiana banalità dell'orrore ma alla fine, però, svanito quell'effetto stordente del primo impatto, ciò che rimane è un cinema annichilito ed annullato dalla propria missione sociale. E Meirelles rimane soltanto un vago ricordo...
Il problema di Rio de Janeiro è il tráfico, lo dicono gli stessi abitanti della città brasiliana. Il gioco di parole sottointende un doppiosenso che se da una parte svela la verità, dall’altra senza dubbio ne sminuisce la portata. Josè Padilha, qui all’esordio al lungomentraggio, lascia da parte il traffico automobilistico e si concentra su quello di droga, la vera piaga che infesta la realtà brasiliana.
Non ci vuole tanto per capire che Tropa de elite è solamente un figlio illeggittimo del successo di Fernando Meirelles, del suo Cidade de Deus e dei figliocci vari che l’hanno seguito: un cinema che, e basta vedere la (difficile e forse incompresa) svolta che lo stesso Meirelles ha compiuto con il successivo The Costant Gardener, sembra dissolversi nel breve volgersi di uno sguardo sì appassionato ma certamente stretto tra le maglie della retorica. Presente alla Berlinale probabilmente più per motivi di marketing che per precise scelte estetiche, del film infatti se ne parla da oltre un anno anche a causa della disinvolta pirateria che lo ha colpito (anche se più che un problema è sembrata una precisa scelta commerciale...), nominato addirittura da una delle simpatiche classifiche che i giornali brasiliani si divertono a stilare come “il film più piratato della storia del cinema”. Milioni di copie riversate nelle bancarelle e, perché no, e nei rivenditori autorizzati di dvd e acquistate in massa da ignari turisti in cerca forse di qualche snuff-movie e da giovani brasiliani col culto dell’antistato e del “sistema”.
Il sistema sì, Napoli o Rio è la stessa cosa. Aspettando il Gomorra di Matteo Garrone, questo Tropa de elite prova a svelarne i retroscena. Voce off, camera a mano, ritmo da videoclip rap, violenza brutale ed insensata, schizzi di sangue in camera, insomma realismo da quarto stato, o meglio, da Ultimo minuto o Real Tv. Il tutto, condito da un insaziabile desiderio “cerchiobottista” che vorrebbe processare buoni e cattivi, guardie e ladri, sbirri e spacciatori, produce sostanzialmente un cinema ingenuo, nella migliore delle ipotesi, figurativamente poco interessante, nonché sinceramente démodé, per dirla con classe.
Il messaggio, come purtroppo spesso accade, ha avuto la meglio sul cinema.
Peccato...
Titolo originale: Tropa de elite
Regia: José Padilha
Interpreti: Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Milhem Cortaz
Distribuzione: Mikado
Durata: 115’
Origine: Brasile/Argentina, 2007
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