"Chiamata senza risposta", di Eric Valette

Ulteriore instant remake del filone j-horror che scivola in tutte le trappole del caso, fin quasi al ridicolo involontario. Senza necessità di perdersi in discussioni sull’imperialismo mediatico hollywoodiano, questa volta è davvero troppo, anche per uno spettatore disinteressato alle politiche produttive. Cast spento e anche il botteghino Usa non ha risposto con grande entusiasmo

chiamata senza rispostaUna serie di messaggi vocali trasmette le urla agonizzanti dei possessori dei cellulari su cui sono registrati. Quando gli amici di Beth iniziano a morire, lei scopre che tutti avevano ricevuto messaggi simili. Inizia a investigare insieme a Jack, un poliziotto la cui sorella è tra le vittime. Onda lunga del processo di cannibalizzazione del neo horror giapponese su suolo hollywoodiano, Chiamata senza risposta è un ulteriore tassello nella forsennata ricerca di nuovi talenti sfruttabili dai grandi studios. Non è infatti solo un instant remake, come d’uso, ma  anche l’ennesimo esordio di autore extra statunitense che si cimenta con un film di altra nazionalità. È toccato a Walter Salles, brasiliano, con Dark Water, giapponese; a David Moreau e Xavier Palud, francesi, con The Eye, hongkonghese; a Masayuki Ochiai, giapponese, con Shutter, tailandese; persino al prossimo Fruit Chan, hongkonghese, con Don’t Look Up, rifacimento del primo Hideo Nakata. Questa volta il lavoro sporco è stato affidato a Eric Valette, promettente regista di Malefique (2002), un thriller occulto di dubbia riuscita, ma sicuro fascino.

L’originale, The Call - Non rispondere (2003), era tratto da un romanzo di Yasushi Akimoto - inedito in Italia - e aveva significato l’esordio nel circuito mainstream per l’eterno genio indipendente Takashi Miike. Il successo era stato tale da garantire due seguiti e una serie televisiva di contorno. Anche se la storia non si discostava dal modello formale di The Ring e Kairo/Pulse, l’atmosfera malsana e l’acume narrativo di Miike ne avevano garantito la resa emotiva, contrapponendo alla tensione delle inquadrature una rete di relazioni tragiche dal sapore mélo. Questa alchimia si perde completamente nella riproposizione. Andrew Klavan, scrittore di thriller morbosi e sceneggiatore su commissione, che si è occupato di trasbordare ritmi e contesto, conserva solo la superficie di genere. La conduzione di Valette si fa automatica, priva di mordente, limitandosi a qualche inserto bianco e nero, a trucchi che sembrano usciti da un party di Halloween di vecchie glorie e all’esorcismo di un cellulare impazzito, in una chiesa, che scivola nel ridicolo involontario. Un connubio indifendibile. Nota di colore: a Shannyn Sossamon non è bastato Catacombs e tenta un ulteriore suicidio artistico, surclassata peraltro dalla narcolessi impacciata di Edward Burns e da un nutrito cast di spenti comprimari, spolpati per attrarre le platee di teenager. Il botteghino Usa non ha risposto con grande entusiasmo.

 

Titolo originale: One Missed Call

Regia: Eric Valette

Interpreti: Shannyn Sossamon, Edward Burns, Ana Claudia Talancón, Azura Skye, Meagan Good

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Durata: 86’

Origine: Usa, 2008

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