"L'incredibile Hulk", di Louis Leterrier
E’ probabile che questo sia ad oggi il film più bello del magnifico Leterrier, sicuramente l’allievo più portato della scuderia Besson. Ma non è questo il punto. Non stavolta – nemmeno stavolta. Stan Lee sta portando al cinema la serialità infallibile del suo universo a fumetti, e niente pare più poterlo ostacolare. C’è bisogno di compiti che vadano assolti con il massimo della professionalità, della funzionalità, del profitto.
La sostanza dei fatti è che questa recensione (solo questa?) è perfettamente inutile. Perciò, togliamoci subito il cruccio: è probabile che questo Hulk sia ad oggi il film più bello del magnifico Leterrier, sicuramente l’allievo più portato della scuderia Besson. Tutta la prima parte dell’opera (con l’intera pappardella della nascita di Hulk straordinariamente risolta nei titoli di testa…) è semplicemente fantastica: tutto il frammento brasiliano, con la fuga sui tetti della favela, e la prima trasformazione tra i macchinari della fabbrica – il potere del fuoricampo, persone e cose che volano, particolari della bestia mai chiaramente a fuoco. Si arriva allo scontro nel campus, dove Leterrier tocca livelli altissimi: un’altra mutazione ‘nascosta’ dal fumo dei lacrimogeni, poi la titanica lotta tra Hulk e i veicoli dell’esercito, il primo round contro Tim Roth che da Youth without Youth in poi pare non riuscire più a smettere di ringiovanire, i corpi che disegnano pennellate di segni nell’aria come abbiamo imparato in Transporter e Danny The Dog (Jet Li, ancora un personaggio al collare, liberato dal cinema in tutta la sua istintualità distruttiva). Segue la sublime sequenza con la creatura e Liv Tyler nascosti nella grotta – Hulk che ringhia, gigantesco e magnificente, ad un fulmine, pronto a lottare anche contro il cielo, e la donna amata che lo rassicura, prendendolo per mano: “tranquillo, è solo la pioggia” (scrive lo Zak Penn della trilogia degli X-Men, ma anche compare di Herzog per Incident at Loch Ness). Ma non è questo il punto. Non stavolta – nemmeno stavolta (come non lo è il fatto che il film perda sostanzialmente di intensità con l’entrata in scena di Abominio, nonostante l’ottima lotta finale ). Perché più importante di tutto questo, è il cammeo di Stan Lee, da sempre immancabile nei film di produzione Marvel basati su sue creazioni a fumetti: la faccia di Stan Lee, in questi film, inizia a diventare davvero minacciosa. Da questo punto di vista, l’operazione-Incredibile Hulk è un vero e proprio svelamento, un venire allo scoperto: non è più tempo per gli Autori, per Ang Lee che si tiene dentro la bestia per un’ora di film, per Sam Raimi e i suoi balletti da continua riscoperta dello stupore da nascita del cinema. Il disegno, adesso, è più generale, e l’Hulk cinese andava rigirato per poterlo rendere aderente al progetto globale in corso – e che forse avrà senso ‘analizzare’ solo quando lo avremo tutto (ahinoi?) davanti agli occhi: Lee sta portando al cinema la serialità infallibile del suo universo a fumetti, e niente pare più poterlo ostacolare. Iron Man filava liscio e senza alcun intoppo, affidato com’era alla regia insipida di Jon Favreau, e alla sua struttura da primo episodio “preparatorio”. L’incredibile Hulk ritrova nel finale proprio quel Robert Downey Jr/Tony Stark che in quel film faceva la differenza: Lee e la Marvel stanno preparando al cinema l’exploit-Vendicatori – previsto per il 2011! (e già nel finale di Iron Man Samuel L. Jackson/Nick Fury parlava a Stark dello S.H.I.E.L.D.…): c’è bisogno di compiti che vadano assolti con il massimo della professionalità, della funzionalità, del profitto. E’ una sorta di vendetta del meccanismo “ad incastro” degli albi a fumetti che proprio geniali teorici come George Lucas avevano rubato e fatto proprio per le rispettive, leggendarie saghe: ora i fumetti pretendono di riprendersi quanto spetta loro, al cinema. La colonizzazione è iniziata, l’invasione già compiuta: i Vendicatori vi fanno paura?
Titolo originale: The Incredible Hulk
Regia: Louis Leterrier
Interpreti: Edward Norton, Liv Tyler, William Hurt, Tim Roth, Tim Blake Nelson
Distribuzione: UIP
Durata: 114’
Origine: USA, 2008
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