"Savage Grace", di Tom Kalin

Tratto da una storia vera che ha ispirato l’omonimo best-sellers di Natalie Robins e Steven M. L. Aronson, il film è caratterizzato da un registro volutamente eccessivo, debordante, denso di scene madri. Nel suo voler essere scandaloso, appare però solo piattamente scandalistico, esibizionista e finisce per sciupare anche la potenziale – solo potenziale – ‘grande prova’ di Julianne Moore.

Tom Kalin, già affermato autore di video e di corti, si era rivelato nel 1992 con Swoon, tratto da una storia vera, che ha come protagonisti 2 omosessuali che nel 1924 furono condannati in seguito all’omicidio di un ragazzino di 13 anni. Ed è sempre una vicenda realmente accaduta, quella di Barbara Daly, a costituire il centro narrativo di Savage Grace, film che è stato presentato lo scorso anno a Cannes alla “Quinzaine des réalisateurs”. Questa protagonista, al centro anche del best-sellers omonimo di Natalie Robins e Steven M. L. Aronson, era entrata nell’alta società grazie anche al matrimonio con Brooks Baekaland. La donna, malgrado gli sforzi, non sembra però all’altezza del suo nuovo rango. La nascita di Tony, il loro unico figlio, rompe il già precario equilibrio di questo matrimonio. Il film parte proprio dalla voce fuori-campo del ragazzino e al momento della sua nascita, nel 1946 e segue la sua travagliata esistenza fino a quando si suicida in carcere nel 1981. Kalin sovrappone gli spazi e i piani temporali, tra New York, Parigi, Cadaques, Mallorca e Londra. Il cineasta predilige un registro volutamente eccessivo, debordante, denso di scene madri, come per sottolineare meglio situazioni torbide che riguardano i ‘primi turbamenti’ di Tony: l’incontro con la ragazza, l’attrazione omosessuale per un coetaneo, l’ossessivo rapporto con la madre che si risolve nell’incesto e nell’omicidio. L’opera di Kalin è forse volutamente incontrollata, utilizza cromatismi forti proprio come quelle opere d’arte e installazioni che, sembrano trattenere nella fissità dell’immagine, la loro propensione a esplodere. In realtà Savage Grace, nel suo voler essere scandaloso, appare piuttosto solo piattamente scandalistico, esibizionista (la camminata della protagonista verso l’aereoporto dove scopre che il marito sta partendo con l’amante) e finisce per sciupare anche la potenziale – solo potenziale – ‘grande prova’ di Julianne Moore.

 

Titolo originale: id.

Regia: Tom Kalin

Interpreti: Julianne Moore, Stephen Dillane, Eddie Redmayne, Elena Anaya

Distribuzione: Bim

Durata: 97’

Origine: Usa/Francia/Spagna, 2007

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