"La notte non aspetta", di David Ayer
Tutta la ruffianeria del precedente Harsh Times, l’Ayer regista pare averla persa per guadagnare in stringatezza ed efficacia: La notte non aspetta è un noir metropolitano con derive action che non si perde in chiacchiere, e fila secco, risoluto, rapido e preciso come il suo protagonista – dialoghi sempre veloci e funzionali, sparatorie ed inseguimenti scarnificati e minimali, una serie di figure di contorno solide e riuscite
“Cose da Serpico”, le chiama Tom Ludlow. Oramai questo ritorno di Hollywood alle storie di poliziotti troppo potenti, brutali, insofferenti alle regole, e spesso sguazzanti nella corruzione e nell’illegalità, ha assunto l’aspetto di un vero e proprio filone che segna l’intera stagione agli sgoccioli – capostipite, il formidabile Josh Brolin di American Gangster, con il suo nero impermeabile di pelle svolazzante, e lo sguardo omicida (e per i fanatici dei serial, lo strepitoso Vic Mackey di Michael Chiklis in The Shield, serie in cui tra l’altro compare anche Forest Whitaker in un ruolo a conti fatti piuttosto simile a quello interpretato in questo film). Segue a ruota, l’Ed Harris luciferino di Gone Baby Gone, e la minacciosa onnipotenza della Polizia, vero e proprio corpo di giustizieri senza pietà, de I padroni della notte. Ed ora arriva questo Street Kings, dove finalmente ha modo di esprimersi colui che sulle malefatte di poliziotti dal grilletto facile ma portatori sani di una purezza di spirito manovrata subdolamente per loschi giochi di potere dai soliti viscidi personaggi ‘su in alto’ ci ha fondato la carriera di (magnifico) romanziere, James Ellroy. Il suo Tom Ludlow (un ottimo Keanu Reeves, che ultimamente al cinema sta sbagliando pochissimo) è l’ennesimo eroe-suo-malgrado, costretto dal precipitare delle situazioni a difendersi più che dai delinquenti, dalla stessatropa de elite di cui fa parte. Come Ethan Hawke in quel Training Day che diede celebrità a David Ayer, Ludlow regolerà i conti in una notte infinita in cui scampa ad una sepoltura prematura come in uno spaghetti western, viene ricercato da tutti, ricostruisce il puzzle del complotto in cui è stato invischiato, e con le prime luci dell’alba fa giustizia a modo suo di tutti i torti subiti. Tutta la ruffianeria del precedente Harsh Times, l’Ayer regista pare averla persa per guadagnare in stringatezza ed efficacia: La notte non aspetta è un noir metropolitano con derive action che non si perde in chiacchiere, e fila secco, risoluto, rapido e preciso come il suo protagonista – dialoghi sempre veloci e funzionali, sparatorie ed inseguimenti scarnificati e minimali, una serie di figure di contorno solide e riuscite (oltre a Whitaker e all’ambiguo detective della disciplinare Hugh Laurie, funziona decisamente la coppia di sbirri bastardi Santos e Dante, il poliziotto bamboccio di Chris Evans, e il bel personaggio di Naomie Harris, la vedova del compagno di Ludlow). C’è sempre la sensazione che il cinema debba lavorare comunque per stilizzazione e riduzione ai minimi termini per restituire il solito, mastodontico affastellarsi di trame, personaggi e connessioni delle storie di Ellroy (anche qui, la vicenda del “salvadanaio” dei poliziotti corrotti che Ludlow scopre quando lo confinano allo sportello reclami, resta abbastanza confusa), ma in questo caso risiede probabilmente in questa capacità gran parte della forza del film.
Titolo originale: Street Kings
Regia: David Ayer
Interpreti: Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans, Naomie Harris
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 107’
Origine: USA, 2008
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