"Tutto torna", di Enrico Pitzianti
Non tutto torna in questo piccolo romanzo di formazione. Il regista non sceglie un linguaggio deciso e, forse volutamente, rimane in una terra di confine tra il documentario e il cinema narrativo. Tuttavia, in qualche modo, Pitzianti riesce a fare un film esile e gradevole e, come il suo Massimo, dopo una serie di errori e disillusioni, rimette insieme i pezzi di un affresco interessante nonostante gli stereotipi
Massimo ha vent’anni e vuole scrivere. Mentre aspetta che qualcuno si accorga del suo primo manoscritto decide di lasciare il suo piccolo paese nel Nord della Sardegna, per andare a Cagliari, a lavorare nel night club dello zio spaccone e “briatoriano”, che lo ospita nel suo appartamento, nel cuore antico e multietnico della città. Il suo fiducioso ottimismo lo porterà presto a delle delusioni amare; niente è come sembra, e Massimo dovrà farci i conti.
Non tutto torna in questo piccolo romanzo di formazione. Enrico Pitzianti, documentarista autore dell’interessante Piccola pesca del 2004, non sceglie un linguaggio deciso e, forse volutamente, rimane in una terra di confine tra il documentario e il cinema narrativo che non sempre funziona. Potrebbe essere anche una buona idea, una sorta di documentario surreale, ma l’eccesso di simbolismo (il tema del riciclaggio, la spazzatura della vecchietta), e la presenza di personaggi caricaturali (il brigadiere dei carabinieri, il proprietario dell’appartamento occupato dalla vecchietta), guastano alla compattezza del racconto. Oltretutto è un vero peccato che non sfrutti veramente gli spunti narrativi ( e simbolici). La storia e l’immagine della vecchietta della spazzatura, che lega un po’ tutte le parti del film, a cominciare dal suo titolo, perché tutto torna, con il riciclaggio della spazzatura, dei soldi da parte dello zio, alle radici, a ciò che era e che ridiventa, come cenere alla cenere, non è sviluppata in modo adeguato e resta sospesa inspiegabilmente in superficie. Il rischio è quindi quello di avvicinarsi pericolosamente, talvolta, a un grottesco casuale e dissonante.
Non tutto torna, dunque, eppure in qualche modo Pitzianti riesce a fare un film esile e gradevole e, come il suo Massimo, dopo una serie di errori e disillusioni, rimette insieme i pezzi di un affresco interessante nonostante gli stereotipi. Una piccola finestra sulla Sardegna che non è quella dei Vip né quella dei pastori e delle faide centenarie. Un’ isola da cui molti sono partiti per trovare una vita migliore, e in cui, adesso, molti arrivano per lo stesso motivo, mentre dalle pagine dei giornali domina, in una delle scene più riuscite del film (“Se a scrivere si facevano i soldi stai sicuro che questo qua faceva lo scrittore!!!!”) il faccione perturbante e sorridente di Briatore, che indica, con inquietante sicurezza, la strada per il nuovo, enorme e fatuo sogno di plastica.
Regia: Enrico Pitzianti
Interpreti: Antonio Careddu, Piero Marcialis, Massimiliano Medda, Pascal Zullino, Yonaiki Broch Montano, Regina Porcu, Nino Nonnis, Lea Gramsdorff
Distribuzione: Zaroff Film
Durata: 86’
Origine: Italia, 2008
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