"Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour", di Bruce Hendricks
La meraviglia del 3D cerca di dare spessore ad Hannah Montana, creatura immaginaria della Disney che è diventata a sorpresa un fenomeno di adorazione di massa: tuttavia, la cantante ragazzina resta un corpo privo di ermeneutica, nonostante lo sforzo di renderla più umana. Resta però il pregevole lavoro tecnologico, a metà tra il tentativo di stupire e la voglia di dare un posto in prima fila alle tante teen-ager rimaste fuori dalle sue esibizioni sold out in giro per gli Stati Uniti.
Hannah Montana come Diamond Dust Shoes di Andy Warhol? La star immaginaria della Disney è infatti un corpo privo di ermeneutica, non esiste se non per la sua apparenza, per la sua presenza davanti alla macchina da presa. Rispetto alla sit-com di grande popolarità, il documentario in 3D del suo tour trionfale in giro per gli Stati Uniti è ancora più estremo: nel momento in cui Hannah Montana (ri)diventa Miley Cyrus, cioè l’adolescente che realmente canta e balla in sua vece, una persona in carne ed ossa e non un prodotto di marketing, nel momento in cui rompe l’illusione dell’identità segreta che ha fatto la fortuna del serial, l’effetto non cambia affatto. Resta sempre l’impressione che si tratti di qualcosa di inventato – nonostante gli interludi ci presentino il padre, la madre, ci raccontino la sua vera vita - come se anche lei sia un prodotto di fervidi brainstorming che ne comandano ad ogni istante i passi, le parole, le smorfie.
E’ talmente evidente che il caso di Hannah Montana sembra riproducibile all’infinito, come dimostrano gli intermezzi dei Jonas Brothers, gruppo spalla ugualmente costruito a tavolino che accompagna i suoi concerti, composto da un ragazzo pseudo-mod, uno pseudo-emo e uno pseudo-grunge, che potrebbero benissimo prendere il suo posto - approvazione del pubblico compresa - ora che Miley Cyrus ha rotto il vincolo di perfezione del suo personaggio, comparendo in alcuni scatti audaci su internet, e costringendo la Disney a ridiscutere il suo contratto.
Hannah Montana/Miley Cyrus infatti esegue i suoi pezzi cavalcando i cliché ad ogni cambio di scena: nasty-girl, cheer-leader, brava ragazza di campagna che dedica una canzone al suo nonno perduto. Non esistendo, infatti, può permettersi di essere qualsiasi cosa tranne che avere una propria personalità, pena il licenziamento.
Così, la vera grande attrattiva del film-concerto è l’uso del 3D, che cerca di sfruttare la meraviglia di essere lì tra il pubblico o nel backstage, prediligendo inquadrature ovviamente in profondità per esaltare l’effetto dello spessore, e punti di vista per lo più casuali (accentuati dall’irruzione di incidenti voluti come cineprese che irrompono sull’inquadratura, o mani che si alzano) che esaltano l’idea di essere nel migliore punto d’osservazione, regalando alle teen-ager di provincia l’illusione di avere un posto in prima fila.
Hannah Montana non può però muoversi oltre questa superficialità voluta, unica condizione della sua esistenza, un franchise prevedibile in ogni sua mossa (per confrontarlo con l'irrazionalità di Mick Jagger, che in Shine a Light sfugge sempre, mandando fuori tempo direttori della fotografia pluripremiati) che ormai vende milioni di dischi, fa il sold out di concerti affollati di ragazzine ululanti che vorrebbero essere come lei, e riempie anche i cinema.
Titolo originale: Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour
Regia: Bruce Hendricks
Interpreti: Miley Cyrus, Billy Ray Cyrus, Paul Becker, The Jonas Brothers
Distribuzione: Buena Vista
Durata: 74’
Origine: USA, 2008
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