"Che la fine abbia inizio", di Nelson McCormick

Che la fine abbia inizio fa nascere il sospetto che più che ad uno slasher, ci si trovi davanti ad una involontaria parodia del genere. Nelson McCormick e il suo sceneggiatore Cardone rivelano da subito il volto dell'assassino, e il viaggio nei luoghi comuni dell'horror perde anche quel minimo di tensione che l'avrebbe potuto rendere divertente. Il clan di giovani al ballo di fine anno è così superficiale che per forza si finisce per parteggiare per l'assassino: se è Brittany Snow a comandare la comitiva, non potrebbe essere altrimenti.

che la fine abbia inizioProm Night fa inevitabilmente nascere due domande: la prima è con quale arroganza, o con quale sovrastimata coscienza dei propri mezzi, Nelson McCormick e lo sceneggiatore J. S. Cardone si siano presi il diritto di poter pensare di fare un horror (per il regista persino il primo lungometraggio) svelando sin dai primi cinque minuti l’identità dell’assassino; la seconda è quella che porta a chiedersi se l'accessorio remake dell’omonimo film canadese degli anni ottanta non sia più una parodia (comunque malriuscita) che non uno slasher in piena regola.
La piattezza della messa in scena di McCormick potrebbe avere l’attenuante dell’inesperienza, e l’esigenza televisiva di tagliare anche prima che la sequenza sia finita può essere attribuita al retaggio di una gavetta nei serial evidentemente non ancora del tutto lavata, lo script potrebbe serbare l’equivoco di dipingere personaggi così odiosi e superficiali da far sembrare l’assassino – che prova verso la ragazza protagonista dei sentimenti possessivi e ovviamente omicidi – l’unico umano verso cui sentire un minimo di empatia. Forse, l’unica cosa veramente imperdonabile è quella di aver sostituito Jamie Lee Curtis, la scream-queen per definizione, con la biondissima Brittany Snow, decisamente in parte quando si tratta di fare la mean girl – cioè quello che è, come in Hairspray – e al contrario disastrosa quando si tratta di trasmettere qualche emozione (immedesimazione in traumi e paure).
Non si dovrebbe temere vergogna nel fare un horror sicuro e collaudato, un viaggio consolidato in convenzioni di genere e situazioni già viste, purchè si riesca ad ovviare alla mancanza di un’intuizione originale con la tensione di una storia robusta. Si potrebbe sopravvivere a tende della doccia che potrebbero nascondere un cadavere, a ad assassini che sbucano da armadi bui: Prom Night sarebbe potuto essere almeno divertente, se non ci fosse stata a monte la scelta di eliminare il dubbio su chi sia a tormentare la giovane Donna, azzerando qualsiasi accenno di tensione, smontando anche l’unico alibi del gioco citazionista.
Stando così le cose, l’unico motivo per cui si è grati al film è quello di rispettare a fatica (non si contano le scene paludate e pleonastiche, per non dire quelle ripetute in modo inconsapevolmente e grottescamente ejsenstejniano) la durata canonica dell’ora e mezza scarsa: perché ci si affeziona talmente tanto poco ai capricci dei protagonisti di Prom Night che non si vede l’ora che l’eroe vero riesca ad ammazzarli (fortunatamente, ci riesce spesso e volentieri).

 

 

Titolo originale: Prom Night

Regia: Nelson McCormick

Interpreti: Brittany Snow, Scott Porter, Dana Davis, Jessica Stroup

Distribuzione: Sony Pictures Releasing

Durata: 88'

Origine: USA, 2008

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