"Agente Smart - Casino totale", di Peter Segal
Il film segna il ritorno all’agente Smart di Mel Brooks e Buck Henry: la demenza contro le regole del genere. Segal mantiene il ritmo elevato, tenta di orchestrare i tempi comici e quelli dell’azione, e indovina alcune scene irresistibili. Eppure il film rimane sospeso, incerto tra le sue due anime: la tranquilla idiozia di Steve Carell e la fisicità pura, esplosiva di Dwayne Johnson “The Rock”
E’ probabile che un perfetto agente segreto debba sembrare un imbecille, per essere insospettabile. Forse è per questo che la spy story si presta così bene alla parodia. Del resto, ogni nuova avventura di James Bond, approssimandosi sempre più all’iperbole, è l’ennesimo atto di una progressiva presa di distanza. Tanto vale, allora, prendere in giro a viso aperto. Un mondo così fuori dall’ordinario può rispecchiare la sua incredibilità nella demenza distruttrice. Mel Brooks e Buck Henry l’hanno intuito ben presto, tanto che nel 1965 hanno dato alla luce l’agente segreto Maxwell Smart (interpretato da Don Adams), protagonista dell’ormai mitica serie TV Get Smart: 138 episodi di avventure di un Bond a tal punto inetto, da non poter esser altro che un vincente. A riprendere ora quel personaggio è Peter Segal, che, dopo il sodalizio con Adam Sandler (50 volte il primo bacio, L’altra sporca ultima meta), torna alla comicità delle sue origini (Una pallottola spuntata 33 1/3) e si affida a Steve Carell, agente segreto invidiabile con la sua faccia da impiegato e con la perenne imperturbabilità di chi sembra sempre da un’altra parte. Max Smart è un efficiente analista dell’agenzia di spionaggio Control e sogna di fare il gran passo in una missione operativa. L’occasione arriva quando l’organizzazione Kaos minaccia una catastrofe nucleare. Smart diventa l’agente numero 86 e viene affiancato all’affascinante numero 99 (Anne Hathaway), reduce da una plastica facciale e da una storia d’amore finita male. La sceneggiatura di Tom J. Astle e Matt Ember prova a coniugare al meglio parodia e politica. Presidente, Vicepresidente, CIA, terroristi russi e arabi: niente e nessuno si salva dall’idiozia imperante. Segal, dal canto suo, mantiene il ritmo elevato, tenta di orchestra i tempi comici e quelli dell’azione e indovina alcune scene irresistibili (il ballo a casa Krstic su tutte), grazie anche a una serie d’interpreti che sanno il fatto loro: Alan Arkin, James Caan, Terence Stamp, Ken Davitian, Bill Murray, che, in pochi secondi, rende indimenticabile un triste e solitario agente travestito da albero. Eppure il film rimane sospeso, incerto tra le sue due anime: la tranquilla idiozia di Steve Carell (più abile del dovuto, in fondo) e la fisicità pura, esplosiva di Dwayne Johnson “The Rock”. Il demenziale e l’action s’inseguono costantemente, senza trovar mai il vero punto di contatto e fusione, né tanto meno l’affermazione definitiva di uno dei due, rinviando sempre oltre, irrimediabilmente, l’agognato casino totale.
Titolo originale: Get Smart
Regia: Peter Segal
Interpreti: Steve Carell, Anne Hathaway, Dwayne Johnson, Alan Arkin, Terence Stamp, Ken Davitian, James Caan, Bill Murray
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 110’
Origine: USA, 2008
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