"Il mio sogno più grande", di Davis Guggenheim
Allora che cos’è Il mio sogno più grande se non una mancata favola allegorica sulla rielaborazione del lutto così com’è sempre controllato tra richiesta ascolto ed esaudimento, e insieme nel suo evitare, non mostrare far vedere conficcare negli occhi quanto talvolta la vita possa essere avvertita come inutile?
Diretto da Davis Guggenheim, già regista di Una scomoda verità con Al Gore, film che si è aggiudicato l’Oscar come miglior documentario nel 2007 oltre al National Board of Review Awards nel 2006, Il mio sogno più grande – Gracie in originale – scritto da Lisa Marie Petersen e Karen Janszen contiene riferimenti biografici all’attrice Elisabeth Shue – nel film è la madre di Gracie (Carly Schroeder: Mean Creek, Prey – La caccia è aperta) – che da adolescente giocò in una squadra maschile di calcio e al fratello Andrew che ha giocato come calciatore professionista. Al centro della vicenda c’è Gracie Bowen una giovane ragazza del New Jersey, unica figlia femmina in una famiglia di soli maschi. Dopo la morte del fratello Johnny, in seguito ad un incidente stradale, Gracie decide di seguirne le orme nello sport del calcio e vincere contro la rivale Kingston High School con la squadra nella quale Johnny giocava. Nonostante le difficoltà Gracie riuscirà a conquistare un posto in squadra. Dopo aver raccontato la lunga battaglia di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei governi mondiali circa il problema del riscaldamento globale che l’ex vicepresidente americano Al Gore conduce da tempo, Guggenheim sposta lo sguardo dall’universale al particolare, o meglio dal pubblico al privato, e al di là dei pregiudizi (qui il motivo di una donna che vuole giocare, riuscendoci, in una squadra di calcio maschile) che tratteggiano l’aspetto sociale e meno interessante del film, penetra la sfera degli affetti familiari: i legami di sangue, il dolore della perdita, la volontà di mettersi in gioco ma lo fa con una retorica che incide le sequenze del film conferendo loro un sentimentalismo che allontana la materia trattata dal vissuto. Allora che cos’è Il mio sogno più grande se non una mancata favola allegorica sulla rielaborazione del lutto così com’è sempre controllato tra richiesta ascolto ed esaudimento, e insieme nel suo evitare, non mostrare far vedere conficcare negli occhi quanto talvolta la vita possa essere avvertita come inutile?… Come di cosa posata in un angolo e dimenticata.
Titolo originale: Gracie
Regia Davis Guggenheim
Interpreti: Carly Schroeder, Elisabeth Shue, Dermot Mulroney, Andrew Shue
Distribuzione: Moviemax
Durata: 93'
Origine: USA, 2008
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