"Le morti di Ian Stone", di Dario Piana
Una trovata promettente non impedisce all'horror di Dario Piana di rimanere fagocitato dal suo stesso meccanismo e di farsi soffocare da un'impalcatura narrativa che non offre né aperture metaforiche né un saldo impianto di genere. E la regia cerca spunti negli interstizi di un'andatura frettolosa.
Ecco Ian Stone: prima sfortunato giocatore di hockey, poi impiegato della City, poi ancora tassista, e così via. A fare da transizione fra queste vite concentriche è sempre una morte violenta ad opera di figure d’ombra misteriose e spietate; e ogni volta Ian si risveglia in panni diversi, ricordando sempre qualcosa di più di un passato pericoloso. Nell’ondata horror di fine stagione, questo Le morti di Ian Stone potrebbe apparire come il prodotto di qualità: ben distribuito da Medusa, diretto da un rinomato regista pubblicitario italiano – a garanzia quanto meno dell’appeal formale – e forte di un soggetto basato su uno spunto accattivante, quel genere di trovata potente che quelli bravi definirebbero “high concept”. Purtroppo lo svolgimento non è proprio da serie A, ed è fin troppo facile prendersela con una sceneggiatura non all’altezza che fra i vari evidenti difetti (lo "spiegone" nella metropolitana, a metà film, che fa rimpiangere il carismatico mentore di Ghost) trasmette una sensazione di frettolosità. Come il protagonista che dopo pochi minuti di film si dichiara confuso e sull’orlo del delirio, sebbene non abbia ancora fatto o detto nulla di particolarmente inquietante. E così va a finire che le varie vite di Ian Stone vengono rappresentate come contenitori asettici, intercambiabili, che puntano concitatamente verso la violenta conclusione, costruendo poco sia sul piano metaforico (impossibile utilizzare la storia di Ian Stone per interrogarci su un qualsiasi aspetto della nostra esistenza), sia sul piano della suspense, che dopo alcune buone sequenze annega in inseguimenti inutilmente lunghi (tanto si sa che il protagonista è di fatto immortale).Troppa fretta anche nel rivelare i misteri della storia: e una volta svelata l’architettura fantastica dietro il meccanismo delle continue morti e resurrezioni, questa risulta talmente ingombrante da fagocitare la narrazione, ormai tutta orientata sulla natura dei demoni che braccano il protagonista e i suoi rapporti con essi, spingendo quasi a un cambio di genere, con tanto di combattimenti fra mostri dalla voce metallica.
Anche in una rincorsa tanto lanciata verso la mediocrità, il regista Dario Piana riesce comunque a ritagliarsi dei momenti ispirati, come in certe rapide transizioni visive in grado di straniare il contesto londinese, per altro ottimamente fotografato, o come nelle sequenze che preferiscono la strada del thriller a quella dello splatter: un’ansiogena discesa in ascensore, delle strane figure impalate davanti alle finestre di una villa… il che non fa che alimentare la sensazione dell’occasione sprecata.
Titolo originale: The Deaths of Ian Stone
Regia: Dario Piana
Interpreti: Mike Vogel, James Bartle, Andrew Buchan, Christina Cole, Michael Dixon, Jason Durran, Michael Feast, Jaime Murray, Marnix Van Den Bro
Distribuzione: Medusa
Durata: 87’
Origine: USA, Gran Bretagna, 2007
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