RECENSIONI 2007/2008
"Big City", di Djamel Bensalah (di Giovanna Canta, del 02/08/2008)
Djamel Bensalah mette a confronto valori e tradizioni di un gruppo dominante con quelli di una minoranza più o meno numerosa, spesso e volentieri rappresentata da un singolo individuo, investito delle colpe di un intero popolo. La continua ricerca di significati profondi dietro ogni immagine finisce per appesantire la materia cinematografica di cui si compone la pellicola, ridotta a puro strumento pedagogico nel suo predicare equità e necessità di cambiamento per un futuro libero dai pregiudizi
"Dante 01", di Marc Caro (di Stefano Locati, del 31/07/2008)
A oltre un decennio di distanza da La città dei bambini perduti e Delicatessen, Marc Caro torna alle atmosfere fantastiche e allegoriche che gli sono proprie con una storia di fantascienza dall’afflato simbolico-religioso. L’assenza di Jean-Pierre Jeunet e una malcelata volontà messianica lo fanno però degenerare sul versante esoterico, in cui la messa in scena impeccabile si frappone a una narrazione convoluta.
"- 2 - Livello del terrore", di Franck Khalfoun (di Emanuele Di Porto, del 30/07/2008)
Nonostante la firma di Franck Khalfoun, - 2 - Livello di terrore è a tutti gli effetti un film di Alexandre Aja, giovane nome nuovo dell'horror europeo sbarcato a tempo di record ad Hollywood. Elegante e compiaciuta, la sua produzione intriga ma non conquista, impegnata più ad essere vetrina di un potenziale talento, che non un vero tentativo di dare allo spettatore qualcosa che veramente non si aspetta, qualche trucco che non rientri nelle abitudinarie regole del gioco.
"Il cavaliere oscuro" - Il viaggio al termine della notte di Christopher Nolan (di Michele Moccia, del 25/07/2008)
Gioco di maschere come nella/dalla meravigliosa e folle sequenza iniziale della rapina che personifica (nel senso che incarna…) il gioco delle presenze altre, delle doppie o oscure identità, e già scopre, assimila, il riso maligno e sarcastico dello sberleffo, e non permette allo sguardo di andare oltre, lo contiene dentro i margini. Tutto ciò che si filma è dentro il cinema, come tutto ciò che si vive è dentro l’esistenza. Galleria fotografica
"Le morti di Ian Stone", di Dario Piana (di Francesco Giulioli, del 25/07/2008)
Una trovata promettente non impedisce all'horror di Dario Piana di rimanere fagocitato dal suo stesso meccanismo e di farsi soffocare da un'impalcatura narrativa che non offre né aperture metaforiche né un saldo impianto di genere. E la regia cerca spunti negli interstizi di un'andatura frettolosa.
UN-FUNNY GAMES. Haneke...a pezzi (di Carlo Valeri, del 24/07/2008)
Il cinema di Haneke continua a essere una prigione dello sguardo dentro cui non ci piace stare. Programmatico atto di odio nei confronti dello spettatore, stracolmo di un nichilismo intellettualistico che irrita fotogramma dopo fotogramma e che qui trova terreno fertile in un’operazione concettuale fuori tempo massimo, lontana parente dall’anarchismo vansantiano di Psycho ’98
"Il mio sogno più grande", di Davis Guggenheim (di Michele Moccia, del 21/07/2008)
Allora che cos’è Il mio sogno più grande se non una mancata favola allegorica sulla rielaborazione del lutto così com’è sempre controllato tra richiesta ascolto ed esaudimento, e insieme nel suo evitare, non mostrare far vedere conficcare negli occhi quanto talvolta la vita possa essere avvertita come inutile?
"Rogue il solitario", di Philip G. Atwell (di Emiliano Bertocchi, del 18/07/2008)
Il regista Atwell proviene dal mondo dei videoclip ed era dunque illegittimo aspettarsi qualcosa di più dalle sue idee di regia. L’azione viene costruita attraverso i soliti trucchi: accelerazioni dell’immagine, zoomate veloci, tagli anfetaminici del montaggio, macchina da presa traballante e schizzi di sangue a più non posso. E ancora una volta la messinscena della violenza diventa un genere di facile consumo.
"Hellboy - The Golden Army" di Guillermo Del Toro (di Carlo Valeri, del 17/07/2008)
Del Toro inquadra i suoi freak antropomorfi ponendo freni al digitale e recuperando una fisicità teatrale anni ’80, che riprende un intero immaginario fantastico a cui quasi non si era più abituati, allo stesso tempo rilanciando una poetica sul diverso con improvvise deviazioni autoriali dal rettilineo action già tracciato dal primo episodio. Ecco che allora tutta la matericità opprimente delle immagini del cineasta messicano, oltre che a riempire lo schermo in ogni spazio, finiscono con l’essere l’unica risposta possibile all’impalpabile astrattismo dei Wachowski o alla pittoricità panottica dell’ultimo Lucas. E’ la “Fabbrica Del Toro” a comporre il film
Rewind: "Funny Games U.S.", di Michael Haneke (di Giacomo Calzoni, del 16/07/2008)
Grandissimo Haneke: il suo Funny Games U.S. è un’operazione culturale di incredibile spessore, una reiterazione dello sguardo che lascia sorpresi e storditi, nonostante si conosca a memoria il film originale. Per una volta, il messaggio non è più contenuto nel film, bensì diventa il film stesso.
"Perfect Creature", di Glenn Standring (di Simone Emiliani, del 15/07/2008)
Finto horror d’autore dalle atmosfere di cartapesta, che riecheggiano gli echi apocalittici-malati del Gilliam di L’esercito delle 12 scimmie e quelli dei film dickensiani di David Lean. Tutta la parte sul rapporto tra gli umani e i fratelli resta lì, bloccata in una scrittura che non prende mai forma visiva autonoma. E i due interpreti principali, Saffron Burrows e Dougray Scott, sono bloccati nella loro monolitica (in)espressività
"Il peso dell'aria", di Stefano Calvagna (di Danilo Ausiello, del 15/07/2008)
Calvagna torna a puntare il suo cinema sulle crepe spaventose di un contesto umano sbagliato e violento. Il peso dell'aria è un ordinatissimo film sull'usura – infallibile leva innesca-thriller - in cui ogni volto sembra mutare instantaneamente in maschera tipica. Assolutamente ideale per discutere sul tema. Una specie di film da talk-show.
"Dr. Plonk", di Rolf De Heer (di Margherita Palazzo, del 15/07/2008)
Il dottor Plonk, scienziato folle, convinto della fine del mondo, resterà infine inascoltato e soprattutto prigioniero (della modernità) e condannato ad assistere, nel sorriso amaro della gag, all’indifferenza di un sistema sociale che sembra governato da leggi di arroganza, più che di fisica, e preferisce chiamare ordine la sua autodistruzione. Presentato alla 2° Festa del Cinema di Roma nella sezione "Extra"
"Agente Smart - Casino totale", di Peter Segal (di Aldo Spiniello, del 14/07/2008)
Il film segna il ritorno all’agente Smart di Mel Brooks e Buck Henry: la demenza contro le regole del genere. Segal mantiene il ritmo elevato, tenta di orchestrare i tempi comici e quelli dell’azione, e indovina alcune scene irresistibili. Eppure il film rimane sospeso, incerto tra le sue due anime: la tranquilla idiozia di Steve Carell e la fisicità pura, esplosiva di Dwayne Johnson “The Rock”
"Che la fine abbia inizio", di Nelson McCormick (di Emanuele Di Porto, del 14/07/2008)
Che la fine abbia inizio fa nascere il sospetto che più che ad uno slasher, ci si trovi davanti ad una involontaria parodia del genere. Nelson McCormick e il suo sceneggiatore Cardone rivelano da subito il volto dell'assassino, e il viaggio nei luoghi comuni dell'horror perde anche quel minimo di tensione che l'avrebbe potuto rendere divertente. Il clan di giovani al ballo di fine anno è così superficiale che per forza si finisce per parteggiare per l'assassino: se è Brittany Snow a comandare la comitiva, non potrebbe essere altrimenti.
"Joshua", di George Ratliff (di Giorgia Aniballi, del 14/07/2008)
"Lower City", di Sérgio Machado (di Annarita Guidi, del 08/07/2008)
A Sérgio Machado non interessano i messaggi, e neanche la struttura. I suoi momenti migliori sono quelli di uno sguardo sui corpi che è pura estetica, di una luce lucida che ce li restituisce vivi, forse senza bisogno di scomodare un discorso sulla dominanza di un istinto allo stesso tempo infinito e angusto
"Boogeyman 2 - Il ritorno dell'uomo nero", di Jeff Betancourt (di Giacomo Calzoni, del 07/07/2008)
Direttamente dal mercato home-video statunitense, arriva nelle sale italiane il seguito del film del 2005: piatto e privo di sorprese, un horror che si segnala unicamente per l’insistenza sui dettagli gore, come se questi da soli fossero sufficienti a realizzare un buon prodotto. Un fondo di magazzino estivo, da consumare e dimenticare in fretta
"Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto", di Takahiro Imamura (di Davide Di Giorgio, del 07/07/2008)
Il film rievoca le gesta della celebre serie tv, ponendosi a metà strada fra la rivisitazione nostalgica e la rielaborazione e l’espansione di alcuni nodi tematici, che rendono adesso la storia più omogenea: in particolare spicca l’introduzione del personaggio di Reina, che ribalta gli schemi tipici della saga introducendo una inedita e interessante prospettiva femminile
"Cambio di gioco", di Andy Fickman (di Emanuele Di Porto, del 07/07/2008)
Cambio di gioco è una tipica commedia disneyana: manifesto di difesa di sentimenti manichei, a cui manca consapevolmente lo spirito di innovazione e il senso del rischio: il mestierante Andy Fickman si preoccupa solo di condurre la partita in vista del successo sicuro. Sullo sfondo, la vera sfida è quella di The Rock che tenta di seguire il destino di tutti gli eroi dell'action, e di trovare nuova vita nel mondo della commedia per famiglie.
"Rovine", di Carter Smith (di Simone Emiliani, del 06/07/2008)
Dal romanzo di Scott B. Smith (lo stesso di Soldi sporchi di Raimi) l’esordiente regista realizza un horror malato sul contagio, spettrale e angosciante, essenziale nella velocità di esecuzione delle azioni e che rifugge da ogni effetto gratuito. Affiatato cast di giovani interpreti dove emergono soprattutto Jena Malone e Jonathan Tucker
"Wanted - Scegli il tuo destino", di Timur Bekmambetov (di Giovanna Canta, del 06/07/2008)
Timur Bekmambetov sembra aver mutato luoghi e tempi, pur rimanendo fedele ai suoi principi ispiratori, continuando a rischiarare le sue pellicole di un’oscurità onnipresente, figlia di un pessimismo che scorre sotterraneo, invisibile, ma per questo ancora più terribile e attuale. Lì, davanti agli occhi di Wesley, eroe moderno di un mondo contemporaneo violento e spietato, la realtà si mostra in tutta la sua irrazionalità, in tutta la sua squilibrata inadeguatezza umana
"Il diario di Jack", di Mike Binder (di Sergio Sozzo, del 04/07/2008)
Si tratta probabilmente dell’opera più personale di Binder, realizzata tra Litigi d’Amore e Reign Over Me – e allora va anche bene che il film sia sbrindellato, sbilanciato, sgangherato, squilibrato, indeciso, diseguale. Perchè nell’istante in cui il protagonista inizia a mettere tutto se stesso nel suo diario, non bastano gli split screen doppi e tripli per fare ordine nella sua coscienza: il passato colpirà noi e Jack con tutta l’improvvisa esplosione di dolore di un pugno dritto in faccia.
"Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour", di Bruce Hendricks (di Emanuele Di Porto, del 02/07/2008)
La meraviglia del 3D cerca di dare spessore ad Hannah Montana, creatura immaginaria della Disney che è diventata a sorpresa un fenomeno di adorazione di massa: tuttavia, la cantante ragazzina resta un corpo privo di ermeneutica, nonostante lo sforzo di renderla più umana. Resta però il pregevole lavoro tecnologico, a metà tra il tentativo di stupire e la voglia di dare un posto in prima fila alle tante teen-ager rimaste fuori dalle sue esibizioni sold out in giro per gli Stati Uniti.
"Tuttifrutti", di Alessandra Alberti (di Andrea Caramanna, del 01/07/2008)
Se c'è una cosa buona in questo film è che l'ideologia femminile o dovremmo dire femminista rivolta bene l'immaginario dell'amore al maschile. Alessandra Alberti, qui alla sua prima regia, dimostra idee chiare, e i vari attori, abbastanza duttili, riescono a trasformare il film in commedia umana pur mancando le sfumature
"Impy e il mistero dell'isola magica", di Reinhard Kloos, Holger Tappe (di Giorgia Aniballi, del 01/07/2008)
"Italian Dream", di Sandro Baldoni (di Marco Mastino, del 01/07/2008)
Baldoni racconta la storia di un uomo sconfitto dalle circostanze, un uomo che si trova in un gioco (o forse in un sogno) più grande di lui, al di fuori di lui. Italian Dream, sembra suggerire, ironicamente, la comune natura dell’uomo e del maiale, vittime del consumismo, emblemi il primo nei fatti, l’altro nella sfera religiosa e nel senso comune, della decadenza dei costumi e, conseguentemente della modernità intera. VIDEO
"12", di Nikita Mikhalkov (di Tonino De Pace, del 29/06/2008)
12, di Nikita Mikhalkov, è la rielaborazione del testo scritto per la televisione di Reginald Rose. È innegabile la capacità del regista nell’accarezzare con maestria le sensibilità degli spettatori, ma una eccessiva teatralità dell’impianto e un finale affidato allo stesso regista/interprete, sollevano dubbi e perplessità. In concorso al 64° Festival di Venezia
"Tutto torna", di Enrico Pitzianti (di Valentina Gentile, del 27/06/2008)
Non tutto torna in questo piccolo romanzo di formazione. Il regista non sceglie un linguaggio deciso e, forse volutamente, rimane in una terra di confine tra il documentario e il cinema narrativo. Tuttavia, in qualche modo, Pitzianti riesce a fare un film esile e gradevole e, come il suo Massimo, dopo una serie di errori e disillusioni, rimette insieme i pezzi di un affresco interessante nonostante gli stereotipi
"La notte non aspetta", di David Ayer (di Sergio Sozzo, del 27/06/2008)
Tutta la ruffianeria del precedente Harsh Times, l’Ayer regista pare averla persa per guadagnare in stringatezza ed efficacia: La notte non aspetta è un noir metropolitano con derive action che non si perde in chiacchiere, e fila secco, risoluto, rapido e preciso come il suo protagonista – dialoghi sempre veloci e funzionali, sparatorie ed inseguimenti scarnificati e minimali, una serie di figure di contorno solide e riuscite
"Un'estate al mare", di Carlo Vanzina (di Sergio Sozzo, del 27/06/2008)
E’ il cortocircuito continuo tra set e quinta, a fare scoccare la scintilla delle accensioni più forti di questo nuovo film dei Vanzina, un ribaltamento reiterato nei confronti dei ‘confini della finzione’, per cui tutti i personaggi dei sette episodi mettono in scena la propria arte del recitare – proprio come nei film-rivista di Mario Mattoli come I pompieri di Viggiù. E l’apparizione finale del palcoscenico teatrale, dove Gigi Proietti si produce in un micidiale numero di farsa comica, clamorosamente porta a compimento tutto il gioco di rimpalli.
"Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge" di Kevin Connolly (di Aldo Spiniello, del 26/06/2008)
Un film indipendente a denominazione d’origine controllata. Si palesa tale, ancor prima di esser visto. Un film che prova a mandar in corto circuito quell’ossessione giustizialista tipicamente americana, per la quale l’ordine si ristabilisce innanzitutto con la forza. Cattiveria, intelligenza e scorrettezza sono “a priori”, già tutte sulla carta e si traducono in un cinema che pretende di essere amorale, fuori dalle regole e degli schemi, ma che vi rientra immediatamente per la programmatica fedeltà alla sua vocazione
"7/8" (Sette Ottavi), di Stefano Landini (di Marco Mastino, del 25/06/2008)
Primo film italiano ed europeo girato con il sistema Viper 2K (lo stesso di Collateral di Michael Mann e di Zodiac di David Fincher) che permette di migliorare ulteriormente la già altissima qualità dell’alta definizione, 7/8 è cinema che omaggia la musica, musica usata come momento che sostituisce le immagini per creare atmosfere profonde: il tutto fuso assieme per mostrare l'impotenza dei Totalitarismi contro le arti e le passioni che permettono al singolo di non perdersi e non abbandonarsi. VIDEO TRAILER - A Torino al cinema FRATELLI MARX
"Savage Grace", di Tom Kalin (di Simone Emiliani, del 24/06/2008)
Tratto da una storia vera che ha ispirato l’omonimo best-sellers di Natalie Robins e Steven M. L. Aronson, il film è caratterizzato da un registro volutamente eccessivo, debordante, denso di scene madri. Nel suo voler essere scandaloso, appare però solo piattamente scandalistico, esibizionista e finisce per sciupare anche la potenziale – solo potenziale – ‘grande prova’ di Julianne Moore.
"L'incredibile Hulk", di Louis Leterrier (di Sergio Sozzo, del 21/06/2008)
E’ probabile che questo sia ad oggi il film più bello del magnifico Leterrier, sicuramente l’allievo più portato della scuderia Besson. Ma non è questo il punto. Non stavolta – nemmeno stavolta. Stan Lee sta portando al cinema la serialità infallibile del suo universo a fumetti, e niente pare più poterlo ostacolare. C’è bisogno di compiti che vadano assolti con il massimo della professionalità, della funzionalità, del profitto.
"Go Go Tales", di Abel Ferrara (di Leonardo Lardieri, del 20/06/2008)
Maledetto cinema, da tenere a distanza, nella tormenta. Ferrara, e’ l’anima contemporanea dello sguardo perso nel vuoto, dello sguardo ritrovato per un’istante e poi ricaduto sul cuore. Brut(t)o del cinema che ci scaraventa nella natura malefica dell’immagine, prefiggendosi una linea dolce, perdendosi nel tempo misero perche’ sempre a mancare. Presentato fuori concorso al 60° Festival di Cannes
"14 anni vergine", di Christian Charles (di Emanuele Di Porto, del 19/06/2008)
Se il sogno di ogni nerd si realizzasse, probabilmente il fatto di diventare la star del proprio liceo si rivelerebbe essere il peggior incubo della sua vita. 14 anni vergine cerca il suo posto nella commedia indipentente alla Juno, strizzando l'occhio ai freaks di Judd Apatow. Gli manca l'irriverenza, ma non il candore con cui affronta la contraddizione di ogni emarginato: essere rifiutati per quello che si è, oppure essere accettati per quello che non si è?
"Feel the Noise - A tutto volume", di Alejandro Chomski (di Andrea Caramanna, del 17/06/2008)
Si può sperare sulle possibilità di un regista pro interesse culturale di Porto Rico? Ma Il regista Alejandro Chomski è argentino, di Buenos Aires. Abbastanza giovane, trentanove anni, per filmare con la necessaria freschezza gli umori giovanili, immersi nella musica Reggaeton. Produce Jennifer Lopez.
"La notte dei girasoli" di Jorge-Sanchez Cabezudo (di Carlo Valeri, del 17/06/2008)
Sorprendente l’esordio di Cabezudo. Più che un thriller classico, una cupa parabola sull’inestricabilità del caso e la caducità morale, spietato mosaico di un’umanità passiva e spregevole, dove il meccanismo narrativo “a incastro” viene supportato da una regia classica ed essenziale che evita di cadere nella miscela ricattatoria di un regista spesso furbo e sopra le righe come Inarritu
"Corazones de mujeres", di Kiff Kosoof (Davide Sordella, Pablo Benedetti) (di Leonardo Lardieri, del 15/06/2008)
Zina, marocchina che vive in Italia, chiede aiuto a Shakira, un sarto travestito, per risolvare il suo problema: ha paura di sposarsi perche’ non piu’ vergine. Shakira le propone un dottore a Casablanca che compie operazioni chirurgiche per “ristabilire” la verginita’. Particolare “road movie” italiano, pensato per Almodovar e compiaciuto tra il “free cinema” e il docufiction . Presentato nella sezione “Panorama” al 58° Festival di Berlino
"Per darmi una prospettiva di realtà": "E venne il giorno", di M. Night Shyamalan (di Michele Moccia, del 15/06/2008)
Nessun appiglio, nessun approdo, nessuna risposta, ma solo domande, ecco che cos’è il cinema di M. Night Shyamalan. Ecco perché in questo cinema i corpi sono esposti a brivido e paura: l’uomo posto di fronte alla verità della sua fragilità è timore e tremore
"Un amore di testimone", di Paul Weiland (di Leonardo Lardieri, del 14/06/2008)
La prima cosa che salta agli occhi è la scontata, quanto inevitabile, evidente affinità con un altro titolo di questo filone, Il matrimonio del mio migliore amico. In realtà, Un amore di testimone, del film citato, è praticamente la versione al maschile. Una favola paradossalmente intrisa di morale. Il regista pericolosamente volge lo sguardo alla commedia classica americana, ma incrocia mestamente i suoi occhi con i nostri, ancora una volta, tanto moderni quanto stanchi
"Noi due sconosciuti", di Susanne Bier (di Leonardo Lardieri, del 14/06/2008)
Susanne Bier sembra ormai autrice quasi completamente sdoganata dal cinema “Dogma”. C’è ancora probabilmente da levigare, soprattutto quella insistenza, spesso estetizzante di ricercare l’inquadratura serrata sui dettagli del corpo, ma il presente è scorporato almeno dalla tendenza di stratificare quasi esclusivamente con improvvisi e fastidiosi colpi di scena e rivelazioni e da una forza d’impatto travolgente anche se ancora di fugace compattezza. Presentato nella sezione “Premiere” alla 2° Festa del Cinema di Roma
"Il resto della notte", di Francesco Munzi (di Simone Emiliani, del 11/06/2008)
Quest’opera seconda del regista di Saimir si evidenzia per un immediato impatto nel modo in cui comunica una sensazione di disagio e malessere. L’indagine della crisi della famiglia borghese appare però decisamente fuori dalle sue corde, mentre risultano decisamente più riusciti i momenti in cui filma l’estraneità, l’impossibilità di un'integrazione, immergendo i personaggi in una persistente penombra. Nelle sue disuguaglianze, quello del regista è comunque un percorso da seguire
"L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza", di Cao Hamburger (di Valentina Gentile, del 11/06/2008)
Presentato al 57° festival di Berlino, il film non cede ai canoni classici del film di formazione infatti manca l’enfasi e il pathos solitamente riservati al “passaggio” e alla conquista della consapevolezza. L’opera appare al tempo stesso tenera ma girata con un rigore ed una freddezza che fuggono da ogni cedimento al pathos. Può quindi essere vista come una una chiave di lettura del Brasile e del suo cinema
"Quando tutto cambia", di Helen Hunt (di Giovanna Canta, del 10/06/2008)
Helen Hunt ripone la sua fiducia nella capacità delle immagini di aderire alle parole, di un cinema in grado di dare ai corpi la stessa levità dei suoni, di essere esso stesso ricerca continua, di un senso, di uno spazio. E quando interrogarsi su quanta verità si portino dietro le parole non significa altro che dare sfogo alle proprie ansie e paure, la scelta di April/Hunt è quella di proseguire. Quando tutto cambia è insomma la dichiarazione d’amore di una donna nei confronti di una vita imperfetta, l’unica che abbiamo
"Bratz", di Sean McNamara (di Sergio Sozzo, del 09/06/2008)
Cross over tra un film basato su personaggi nati come bambole trendy con la testa enorme, un prison movie (con il Jon Voight di Runaway Train...), e uno di quegli straordinari reality di Mtv, My sweet sixteen, la pellicola è pura propaganda, tra John Stockwell e Danny De Vito: ogni ragazza che si sente un pagliaccio al college come Hrundi Bakshi nel Party, se lo vuole può da un giorno all'altro diventare una fichissima bratz. Devastante: we want you.
"Morire di lavoro", di Daniele Segre (di Sergio Sozzo, del 09/06/2008)
Il film di Daniele Segre è un’invocazione, un recitativo, e un atto d’accusa. Recitativo dei testimoni davanti alla mdp, su fondale nero, decisi a guardarci negli occhi e a fare il loro atto d’accusa sulle morti sul lavoro nel settore edilizio. Ma soprattutto, invocazione dei fantasmi delle vittime e dei martiri caduti, che affollano l’inquadratura venendo fuori da quello sfondo nero in ogni istante.
"Chiamata senza risposta", di Eric Valette (di Stefano Locati, del 06/06/2008)
Ulteriore instant remake del filone j-horror che scivola in tutte le trappole del caso, fin quasi al ridicolo involontario. Senza necessità di perdersi in discussioni sull’imperialismo mediatico hollywoodiano, questa volta è davvero troppo, anche per uno spettatore disinteressato alle politiche produttive. Cast spento e anche il botteghino Usa non ha risposto con grande entusiasmo
"Tropa de elite - Gli squadroni della morte", di José Padilha (di Lorenzo Leone, del 06/06/2008)
Orso d’Oro alla 58. Berlinale, il film prende le mosse da quella City of God ritratta da Meirelles, la Rio delle favelas per intenderci, e prova a raccontare i retroscena della guerra tra la polizia e i suoi reparti speciali, la Tropa de elite del titolo, e le gang di spacciatori. José Padilha prova a raccontare la quotidiana banalità dell'orrore ma alla fine, però, svanito quell'effetto stordente del primo impatto, ciò che rimane è un cinema annichilito ed annullato dalla propria missione sociale. E Meirelles rimane soltanto un vago ricordo...
"Sex and the City" di Michael Patrick King (di Aldo Spiniello, del 02/06/2008)
Occorrerebbe aver conosciuto qualcosa, qualcuno, per provarne nostalgia. Per questo abbiamo chiesto due occhi in prestito. Perché, il limite, sin troppo ovvio, del film è quello di essere un continuo gioco di rimandi a un passato (s)conosciuto. La sceneggiatura di King riparte dall’ultima puntata della serie TV e fatica a ritrovare il ritmo, prende e chiede tempo. Ma poi, a un tratto, qualcosa accade
"Alexandra", di Aleksandr Sokurov (di Massimo Causo, del 01/06/2008)
Il fronte ceceno, l’esercito russo, una vecchia donna che fa visita al nipote comandante: il presunto film sulla guerra di Sokurov è un nuovo capolavoro sul cinema che trattiene il presente e cerca la ragione. In concorso al 60° Festival di Cannes
"The Hitcher", di Dave Meyers (di Stefano Locati, del 01/06/2008)
L’elemento estraneo, il diverso, l’altro si insinua nella vita di una coppia e la trasforma, come un virus. La degenerazione del sistema immunitario aggredisce i valori, spingendo i due giovani amanti sull’orlo dell’illegalità. Remake dell’omonimo film degli anni Ottanta senza troppi fronzoli
"Once", di John Carney (di Lorenzo Leone, del 01/06/2008)
Dublino: un cantante di strada incontra una ragazza dell’Est Europa e sogna di potersi nuovamente innamorare. In realtà dovrà solamente aggiustarle una aspirapolvere rotta ed evitare di farsi troppe domande: direttamente dal Sundance un film che dove regna la musica e poco altro. Presentato nella sezione Anteprime al 25° Torino Film Festival
"Charlie Bartlett", di Jon Poll (di Giovanna Canta, del 01/06/2008)
La pellicola si misura con tematiche già spesse volte affrontate, addentrandosi lungo i territori accidentati dell’adolescenza. Nonostante i buoni propositi però, Charlie Bartlett non riesce a superare i limiti entro i quali esso stesso si costringe, rinunciando ad esplorare quelle zona d’ombra che rendono il dramma dell’esistenza così affascinante. Nella sezione Anteprime al 20° Torino Film Festival
"Maradona di Kusturica", di Emir Kusturica (di Simone Emiliani, del 01/06/2008)
Attraverso Maradona a 360° si mette in gioco anche il regista con il suo cinema, la sua vita, la sua famiglia. Non si tratta solo di un documentario ma quasi di un melodramma da sceneggiata napoletana con scintillanti squarci musical dove il corpo stavolta è vero e non manipolato. Un film emozionante ed emozionato, dove Kusturica non è mai stato così autentico. E forse neanche Maradona. Fuori concorso al 61° Festival di Cannes
"Gomorra", di Matteo Garrone (di Simone Emiliani, del 30/05/2008)
Dal potente best-sellers di Saviano, il cineasta realizza un corale noir malato, di ambienti e di volti che riesce a reggere bene i 135 minuti di durata. Eppure, rispetto alla materia narrativa caldissima, c’è sempre la sensazione che il film sia troppo trattenuto come se avesse paura di perdere di vista la strada già tracciata. Finisce per non rischiare, ma neanche però per catturare autenticamente. Alla fine, un’opera più importante che bella. Gran Premio della giuria al 61° Festival di Cannes
Un altro sguardo (possibile?) su "Il Divo" (di Simone Emiliani, del 30/05/2008)
ll Divo è un’operazione rischiosa, senza precedenti nella storia del cinema italiano: una sfida alla storia stessa di questo paese imbalsamato, è il caso di dire. Mai si era vista una rappresentazione così efficace e originale della Prima Repubblica. Un ballo sfrenato e godereccio. Una danza macabra contraddittoria e disarmante. La fiera delle vanità.
"Il divo", di Paolo Sorrentino (di Simone Emiliani, del 30/05/2008)
A Sorrentino non va riconosciuto soltanto di avere talento, ma di avere un grande talento e di girare con una consapevolezza rara nel cinema italiano e ciò si può vedere, per esempio, nel lungo piano-sequenza del ricevimento. Proprio per questo il suo film è ancora più gravemente detestabile. Perché guida lo sguardo, impone i punti di vista, crea un malsano film-rock dentro una struttura da teatro da manichini che, se non ci si difende, può contagiare nel suo artificiale slancio. Premio della giuria al 61° Festival di Cannes
"Sanguepazzo", di Marco Tullio Giordana (di Simone Emiliani, del 30/05/2008)
La Storia pubblica e privata nel cinema del regista riprende forma attraverso la vicenda di due star del cinema dei telefoni bianchi, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, che racchiude nove anni della loro vita, dal 1936 al 1945. Nella sua presunta ricchezza però, il film appare terribilmente piatto, senza accensioni. Dove le fiamme della passione restano fuoricampo per tutta la pellicola. Fuori concorso al 61° Festival di Cannes
"Rise - La setta delle tenebre", di Sebastian Gutierrez (di Emanuele Di Porto, del 30/05/2008)
Sebastian Gutierrez - già sceneggiatore di Snakes on a Plane – scrive e dirige questo horror che sembra un pilota di una serie televisiva: gli punti sono solo accennati, come se dovessero essere sviluppati in un secondo momento e ripresi lungo una strada solo ipotizzata. Un devertissement che punta tutto sull’effetto, tagliando fuori le possibilità del dramma del rape and revenge, a cui pure non rinuncia ad alludere.
"Underdog - La storia di un vero supereroe", di Frederick Du Chau (di Sergio Sozzo, del 30/05/2008)
Opera terza particolarmente frastornante del regista di Striscia, una Zebra alla riscossa, il film schioda dal divano televisivo James Belushi e la voce di Jason Lee, e nel tentativo di rendere in live action e computer grafica un popolare cartoon degli anni '60 appende inerme al panno blu che dietro di lui fa schizzare palazzi, ambientazioni e scenari, un cane spesso distratto ed annoiato che dovrebbe essere il supereroe Underdog che vola.
"Il nostro Messia", di Claudio Serughetti (di Annarita Guidi, del 30/05/2008)
Un regista alle prese con produttori mefistofelici improbabili cinici e aspiranti attrici sessualmente aggressive: tutti alla ricerca dell’uomo della svolta nell’era dei (post)quindici minuti di celebrità e dell’immagine come oppio. Concretezza, ironia e autocritica sottesa, splendida insensatezza della vita e divertimento ghignante affidato a inserti metanarrativi
"Reservation Road", di Terry George (di Leonardo Lardieri, del 27/05/2008)
Tratto dall’omonima novella di John Burnham Schwartz, il dramma-thriller realizzato dallo scrittore e regista inglese Terry George (di Hotel Rwanda) è una storia di rabbia, vendetta, impotenza. Ricorda molto In the Bedroom di Todd Field. Alla costernazione, Terry George aggiunge anche il senso di minaccia, di suspense, fin da subito, attraverso una spirale cupa di angoscia, odio e disarmante (in)colpevolezza. In concorso alla 2° Festa del Cinema di Roma
"Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo", di Steven Spielberg (di Simone Emiliani, del 27/05/2008)
Grande ritorno dell’accoppiata Spielberg-Lucas con il quarto episodio della serie ambientata nel 1957 in piena guerra fredda in cui emergono i modelli del cinema statunitense degli anni Cinquanta (Nicholas Ray, Laszlo Benedek) ma anche quell’azione e l’avventura allo stato puro dell’opera di Spielberg degli anni Ottanta. Uno straordinario ritorno indietro/avanti nel tempo con Harrison Ford in grandissima forma. Fuori concorso al 61° Festival di Cannes
"Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm", di Michel Gondry (di Simone Emiliani, del 27/05/2008)
Come una favola realistica di Frank Capra, come l’illusionismo scenico artigianale e pioneristico di Méliès; il cinema di Michel Gondry ripensa e reinventa se stesso raggiungendo sempre di più una purezza visionaria assoluta, risultato di un flusso di pensiero inarrestabile e di una grandiosa creatività. Ma sa anche essere malinconico e sognante. Con un Jack Black inarrestabile. Presentato fuori concorso alla 58° Berlinale
"Chi nasce tondo..." di Alessandro Valori (di Carlo Valeri, del 27/05/2008)
E’ un cinema romano la cui dignità ci piace riconoscere con orgoglio e semplicità. Più un punto di partenza per un nuovo progetto comico-umanistico che un vero e proprio gioiello da conservare nel tempo, il film di Valori diverte e coinvolge con efficacia sorprendente, senza preoccuparsi troppo di mascherare i propri limiti tecnici con false ambizioni autoriali
"Superhero Movie", di Craig Mazin (di Stefano Locati, del 23/05/2008)
Ennesimo tentativo parodistico di un sottogenere, quello superomistico, che dell’esagerazione ha già fatto il proprio meccanismo fondante. Privato di ogni possibile sense of wonder, poiché contrario agli intenti di messa in ridicolo del modello, il risultato non può che essere disastroso.
"Certamente, forse", di Adam Brooks (di Sergio Sozzo, del 22/05/2008)
Appena la regia viene fuori dalla cornicetta cool, Brooks pare vergognarsene, e quindi lascia implodere le traiettorie del suo sguardo senza averle neanche accese: una manifestazione d'impotenza, d'impossibilità di liberarsi mai dall'opprimenza di una scrittura che non è capace di sfruttare al di là della funzione di espediente l'ambientazione del film all'interno dei comitati elettorali e il suo dipanarsi attraverso le fasi del sexygate clintoniano.
"Ultimi della classe" di Luca Biglione (di Aldo Spiniello, del 19/05/2008)
Per un istante si ricordano i tempi d’oro di Pierino, ma la comicità messa in campo da Biglione ha perso qualsiasi riferimento scatologico. Il modello, semmai, è la vena spensierata e malinconica di Notte prima degli esami. Ma alla fine non c’è alcuna traccia di nostalgia, se non in qualche brevissimo lampo. Resta la bravura dei giovani attori, che restituiscono credibilità e simpatia ai loro personaggi
"Family Game", di Alfredo Arciero (di Valentina Gentile, del 19/05/2008)
Arciero racconta un pezzo d’Italia fatto di vuoto e di ricchezza, di ipocrisie e cinismo. Lo fa forse con eccessiva freddezza, che è il più evidente difetto. Eppure il film merita di essere visto, perché nonostante i suoi difetti è un film tutto sommato coraggioso, almeno nell’ attuale panorama italiano. E Sandra Ceccarelli è perfetta nel ruolo di Lisa
"Alla scoperta di Charlie", di Mike Cahill (di Carlo Valeri, del 17/05/2008)
Forse sarebbe potuto essere un ottimo racconto americano sullo stile di Kurt Vonnegut o anche Paul Auster, ricco di ironia e tristezza, tra affresco sociale e storia privata, il romanzo di formazione e un minimalismo lunatico. Nella pellicola però il linguaggio filmico riesce solo in parte a trasformare in empatia la costruzione originaria, così Alla scoperta di Charlie rimane sempre in bilico tra stile e sincerità, coinvolgimento emotivo e intellettualismo, prodotto medio e cinema indipendente
"In Bruges - La coscienza dell'assassino", di Martin McDonagh (di Stefano Locati, del 17/05/2008)
Due killer a zonzo in una città metafisica. Richiami pulp, istinti esistenzialisti e divagazioni surreali per un noir atipico, tutto incentrato su dialoghi sostenuti e fraseggi beffardi. Bruges diventa città notturna, popolata dai fantasmi del ricordo, quadro di memorie inelidibili.
"Una ballata bianca", di Stefano Odoardi (di Francesca Bea, del 15/05/2008)
Stefano Odoardi accompagna nel loro addio i due anziani coniugi di Una ballata bianca, li segue rispettosamente mentre ascoltano il rumore delle loro vite e contemplano il silenzio che lentamente ha coperto le loro esistenze, li segue mentre scavano, con tenera e disperata nostalgia, tra le macerie della memoria
"Caccia spietata", di David Von Ancken (di Emanuele Di Porto, del 15/05/2008)
Caccia spietata è la storia dell’odio insanabile tra due uomini, che si inseguono senza tregua ripercorrendo tutti i luoghi cari al cinema western. Diretto dal regista televisivo David Von Ancken, è un film che tenta la difficile e coraggiosa strada di attraversare non solo il deserto, ma anche il genere, la costruzione dei suoi miti e di conseguenza la storia degli Stati Uniti.
"Solo un bacio per favore", di Emmanuel Mouret (di Emanuele Di Porto, del 13/05/2008)
Un incontro galante si trasforma nella tragicomica cronaca di una relazione adultera. Al di là dell'eleganza formale, il film di Mouret non riesce a rendere molto credibile e coinvolgente la sua riflessione sugli imprevisti dell'amore. Presentato al 64° Festrival di Venezia alle Giornate degli Autori
"Carnera - The Walking Mountain", di Renzo Martinelli (di Giacomo Calzoni, del 13/05/2008)
Il sesto lungometraggio di Renzo Martinelli sembra annullare definitivamente la distanza tra cinema e fiction: la macchina da presa si limita a sfiorare solamente i suoi protagonisti, senza mai indagarli né cercando di trasfigurarli in altro, come se personaggi e situazioni da soli bastino a fare il film. Più che per una sala cinematografica, perfetto per un casalingo prime-time televisivo.
"Cargo 200", di Aleksei Balabanov (di Tonino De Pace, del 11/05/2008)
Il film di Aklexey Balabanov, nell’ottica di un cinema che assorbe completamente il narrato nell’esaustività e nella compiutezza degli assunti iniziali, riesce, nel non facile compito, di amalgamare la storia dei personaggi e il documento agghiacciante su un Paese alla deriva. Presentato al 64° Festival di Venezia nella sezione “Giornate degli Autori”
"Chiamami Salomé", di Claudio Sestieri (di Sergio Sozzo, del 11/05/2008)
Sestieri, autore piuttosto attivo in tv e giunto al terzo lungometraggio, aggiorna la vicenda di Salomé ai giorni nostri in una pellicola con alcune vette di assoluti fascino e potenza, ma fin troppo legata alla claustrofobicità della sua impalcatura teatrale, e alla prepotente funzionalità e forza espressiva della formidabile scenografia di Antonello Geleng. Il film trova finalmente la sala dopo un iter travagliato
"Mongol", di Sergei Bodrov (di Sergio Sozzo, del 11/05/2008)
Deludente sia come kolossal d’autore, che come mero blockbuster da multisala, quest’epica dedicata alla gioventù del feroce e temutissimo Genghis Khan resta un film indeciso, schizofrenico, incompiuto e davvero poco efficace: lo sguardo di Sergei Bodrov svanisce, mostrando l’evanescenza della sua effettiva ed attuale, dolorosa inconsistenza. Presentato in concorso alla 2° Festa del Cinema di Roma
La via più breve tra due punti: "Speed Racer", di Larry & Andy Wachowski (di Sergio Sozzo, del 10/05/2008)
Tutti gli altri film possibili, tutto il Cinema ancora possibile, e Tutto nello stesso istante. I primi venti minuti di questo film sono l'utopia del Francis Ford Coppola di Un sogno lungo un giorno finalmente realizzata: d'un tratto ogni distanza è annullata, e ogni frame racchiude l'intero film, il senso dell'intera esistenza, la portata esplosiva di ogni movimento possibile – si è sempre fermi, ma sempre costantemente mobili.
"Slipstream. Nella mente oscura di H.", di Anthony Hopkins (di Giuseppe Gariazzo, del 09/05/2008)
Opera seconda di Anthony Hopkins come regista, il film costruito come un flash-back distorto che si svolge e riavvolge nei labirinti della mente di un personaggio, fra colore bianconero e loro variazioni cromatiche (firma le immagini Dante Spinotti), fatto di scarti, scatti (come spari, diffusi, delle macchine fotografiche…), detriti visivi e sonori che si appropriano di uno spazio e di un tempo alterati, che non sarà mai più ricomposto
"Notte brava a Las Vegas", di Tom Vaughan (di Emiliano Bertocchi, del 09/05/2008)
Cameron Diaz e Ashton Kutcher danno vita ad una serie di scaramucce amorose di stampo adolescenziale per accaparrarsi la bellezza di tre milioni di dollari. I rapporti di coppia sono terreno fertile per la sceneggiatrice, che scarseggiando di sana cattiveria e feroce ironia, gioca tutto sulla celebrità dei due attori.
"Sfiorarsi", di Angelo Orlando (di Francesco Maggi, del 07/05/2008)
E’ la fragilità e la sincerità del raccontare/raccontarsi di Angelo Orlando a metterci a nostro agio, la capacità di essere attore-autore senza farne una maschera, senza seguire il flusso paternalisitco di molto cinema nostrano, ma liberando in maniera originale e molto personale ogni singolo frammento della proprio modo di attraversare questo mondo. IL FILM ESCE DALL'8 MAGGIO A ROMA AL FILMSTUDIO.
"Sotto le bombe", di Philippe Aractingi (di Giuseppe Gariazzo, del 06/05/2008)
Due personaggi in viaggio nel Libano devastato dai bombadamenti israeliani dell’anno scorso nel secondo lungometraggio di Philippe Aractingi. Dove la collera e il dolore rimangono però ingabbiati in una narrazione e un filmare troppo pre-vedibili. Presentato al 64° Festival di Venezia alle Giornate degli Autori
"Sopravvivere coi lupi", di Vera Belmont (di Andrea Caramanna, del 06/05/2008)
"Il treno per il Darjeeling", di Wes Anderson (di Aldo Spiniello, del 02/05/2008)
Il bel film di Anderson è come la copertina di un disco anni ’60, un universo di freaks e figli di fiori. Lo stile e l’ironia per raccontare l’amara e umanissima esperienza della perdita e dell’elaborazione del lutto. Una lenta e sgangherata costruzione che permette di lasciarsi alle spalle le cose che non servono più. Ciò che conta del passato e del presente continua il viaggio con noi. Verso il sole. In concorso al 64° Festival di Venezia
"The Hunting Party", di Richard Shepard (di Margherita Palazzo, del 02/05/2008)
L'espressione "ispirata a una storia vera" si fa particolarmente interessante quando si riferisce a una sceneggiatura basata sui meccanismi del reportage giornalistico, in particolare dalle zone di guerra: soprattutto riguardo al concetto di verità dei fatti, e alla loro interpretazione, sulla possibilità di manipolazione o di filtro: The Hunting Party si esime dallo stimolare una simile riflessione. Fuori concorso al 64° Festival di Venezia
"Racconti da Stoccolma", di Anders Nilsson (di Emiliano Bertocchi, del 02/05/2008)
Dura riflessione sulla nascita della violenza all’interno dei nuclei familiari. Un film che riesce a mantenere in equilibrio il crudo realismo delle immagini in cui si esplicita la violenza stessa con le esigenze dello spettacolo e della narrazione cinematografica, adottando le forme del thriller e rifacendosi ad uno dei suoi maestri, Alfred Hitchcock.
"Saw IV", di Darren Lynn Bousman (di Valentina Gentile, del 01/05/2008)
Al contrario del primo episodio, diretto da James Wan, che trasudava una carica di vitale, inquietante claustrofobia, lo stile di Bousman sembra privilegiare e rincorrere gli effetti visivi, il sangue e le lacerazioni. Pur essendo costruito intorno a una spirale di flashback che rendono il discorso narrativo di fatto interessante, il film si perde però in un fastidioso autocompiacimento ritmico e visivo
"La sposa fantasma", di Jeff Lowell (di Guglielmo Siniscalchi, del 01/05/2008)
Se è vero che il film di Lowell si muove sul filo sottile della citazione, della parodia e della passione sentimentale senza optare con decisione per un registro stilistico, al tempo stesso però La sposa fantasma affascina per i corpi che mette in scena (Jason Biggs, Paul Rudd, Eva Longoria) che riempiono la scrittura animando un film altrimenti poco incisivo
"Iron Man", di Jon Favreau (di Giovanna Canta, del 01/05/2008)
Tony Stark ha bisogno di un cuore nuovo, il cinema ne ha bisogno, l’umanità intera ne ha bisogno, per poter sopravvivere. Bisogno d'amore, di una forza che l’attraversi da parte a parte, di una mano che si spinga fin nel profondo dell’anima, per risvegliarla. Ma l’umanità non è pronta, come non lo è Jon Favreau
"Racconti da Stoccolma", di Anders Nilsson (di Francesco Maggi, del 01/05/2008)
Presentato al 57esimo Festival di Berlino e vincitore del Premio Amnesty, Racconti da Stoccolma è la fotografia dura e vera delle violenze praticate e sofferte dentro realtà come la famiglia, la coppia, l’universo del lavoro. In questo impegno, assai lodevole, il film appare però disorientato, caparbio nel manifestare la necessità di mostrare, ma debole nel coinvolgere e colpire la dove sarebbe indispensabile.
"Tutti pazzi per l'oro", di Andy Tennant (di Danilo Ausiello, del 30/04/2008)
Sulla carta, ad un film così, non manca praticamente niente: c'è il richiamo letterario dell'antico vascello inabissato, la suggestione dell'eroica missione, l'amore da ricostruire, l'esotismo dello sfondo, l'erotismo dei corpi, l'action in mare, l'action in terra, l'action in volo.
Il problema è che buona parte di tutto ciò sembra restarsene lì, sullo schermo.
"L'anno mille", di Diego Febbraro (di Emanuele Di Porto, del 30/04/2008)
L’anno mille di Diego Febbraro è un fantasy in potenza, ma mai in atto, e finisce per diventare piuttosto uno strano crossover tra il cinema e la fiction. Purtroppo, il regista non crede mai ciecamente nella sua impresa di resuscitare un genere a dispetto delle limitazioni economiche, e lo strizzare l’occhio ad Excalibur di Boorman si rivela un grande autogol che invita ad un confronto impari.
"3ciento - Chi l'ha duro... la vince!", Jason Friedberg, Aaron Seltzer (di Leonardo Lardieri, del 30/04/2008)
L’impressione è quella di un “autoremake” di chi ha già guardato. È l’ossessione dell’autorifarsi a girare, analogamente alla tentazione di andare a ripescare “dietro di sé” il futuro materiale narrativo. Cinema che sembra aver imboccato quel sentiero in cui le immagini vengono meno, sembrano sfaldarsi, incrinarsi e non saper più cogliere frammenti e schegge di immaginario, spazio di mezzo su cui desideriamo ripassare, sorvolare
"Un amore senza tempo" di Lajos Koltai (di Michele Moccia, del 28/04/2008)
Dentro Un amore senza tempo tutto appare come sospeso e trattenuto: le inquietudini, le attrazioni, le storie di intimità; anche quella lacerante etica del sacrificio alla quale, per una arcana forza del destino, sembra debbano soggiacere le eroine del melodramma è appena sussurrata quasi per eccesso di discrezione … E l’ultima breve sequenza dove lo scorrere del tempo sembra davvero venarsi di malinconia ci rivela ancora di più l'essenza di un film che non è stato
"Jimmy della collina", di Enrico Pau (di Aldo Spiniello, del 25/04/2008)
Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, il film tenta di penetrare nell’insofferenza e nei sogni di un diciottenne. Un cuore di tenebra, come smarrito, cui fa da correlativo oggettivo una Sardegna livida e plumbea, che poco somiglia a un paradiso terrestre da cartolina.
"L'altra donna del Re", di Justin Chadwick (di Simone Emiliani, del 25/04/2008)
Dal romanzo omonimo di Philippa Gregory, Chadwick costruisce un’accurata confezione in un’opera però prevalentemente illustrativa, anestetizzata nella sua dimensione più sanguigna e in balia di musiche ridondanti. Nel confronto tra le due star, Natalie Portman prevale nettamente su Scarlett Johansson. Piuttosto a disagio Eric Bana nei panni di Enrico VIII. Presentato fuori concorso alla 58° Berlinale
"I demoni di San Pietroburgo", di Giuliano Montaldo (di Emiliano Bertocchi, del 25/04/2008)
Giuliano Montaldo realizza un’opera di innegabile profondità umana e filmica, dove la vita e le opere di Dostoevskij (“I Demoni”, “Il giocatore”) divengono spunti di riflessione su molteplici temi, quali la libertà, il valore della vita umana, i limiti della violenza come processo rivoluzionario. Un’opera densa e stratificata a cui va l’onore di credere ancora nel Cinema come momento di riflessione filosofica, storica e culturale.
Cerca nel sito

- documentario
- serie tv
- terrence malick
- leonardo di caprio
- ryan gosling
- Martin Scorsese
- clint eastwood
- ben affleck
- torino 29
- Corso Salani
- hbo
- torino film festival 28
- jessica chastain
- cinema italiano
- Johnny Depp
- trailer
- joaquin phoenix
- woody allen
- cinema americano
- Sean Penn
- marco bellocchio
- oscar
- film tratti da libri
- venezia 68
- Kate Winslet
- horror
- Jafar Panahi
- festival di roma 2011
- matt damon
- animazione
- cinema francese
- cinema orientale
- cinema indipendente
- natalie portman
- cannes 64
- nanni moretti
- olivier assayas
- cinema giapponese
- brad pitt
- cannes 2011
- robert de niro
- steven spielberg
- casey affleck
- david cronenberg
- 3D
- george clooney
- michael fassbender
- david fincher
- venezia 67
- james franco
News
- Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
- La Kodak ha dichiarato bancarotta.
- Cruise presentatore degli Academy Awards
- Al Kodak Theatre il 26 febbraio
- Presentazione del Box Cassavetes
- Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
- E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
- Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
- Corso Salani racconta Nichi Vendola
- mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
- Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
- Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
- No Google per i Brangelina
- I figli non posso "googlare" i genitori
- I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
- Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
- La neve blocca Muller
- Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
- Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
- Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
- Omaggio a Ben Gazzara
- Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
- Operazione Paura a Serravezza
- Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
- Doodle Truffaut
- Per gli 80 anni della nascita del cineasta
- MacLaine in "Downton Abbey"
- L'attrice sarà Martha Levinson
- Tributo a Dario Argento
- Hollywood omaggia il regista con una retrospettiva
- Jim Jarmusch produce un dramedy erotico
- Scritto dall'autore del bestseller Go the Fuck to Sleep
- CUT salta
- annullata la terza lezione
- Joe Carnahan per remake del Giustiziere della notte
- Il regista di A-Team per il cult movie interpretato da Bronson nel '74
- Online la collana DVD Queer Frame
- Prezzo speciale per gli utenti
- Blake Lively e Benicio Del Toro per Oliver Stone
- Prima foto da Savages, tratto da Le Belve di Don Winslow
- Addio a Ben Gazzara
- aveva 81 anni
- Rooney Mara protagonista per Soderbergh
- Al posto di Lively in Side Effects
- Corti d'Argento 2012: 30 titoli italiani selezionati
- I premi del Sngci assegnati il 23 e 24 marzo durante Cortinametraggio
- Dujardin fa scandalo
- Per la locandine de Les infideles
- La nuova Mostra di Venezia 69 (2)
- Biennale College – Cinema e Light Market






