CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Elizabeth: The Golden Age", di Shekhar Kapur (Premiere)

Per la seconda volta Cate Blanchett veste i panni della Regina Vergine, Elisabetta. Presentato nella sezione Premiere della seconda Festa del Cinema di Roma il film di Shekhar Kapur non è nulla di più di una rivisitazione in costume della follia dell’amore  e della guerra

Tornare sul luogo del delitto è da sempre una delle principali attrazioni del cinema, forse l’arte delittuosa per eccellenza. Il caso di Elizabeth: The Golden Age rappresenta senz’altro un fulgido esempio di quanto appena detto: regia, attori, produzione sono tornati sul luogo dove nel 1998 trovarono un successo strepitoso (e inaspettato) con Elizabeth, il film che lanciò la carriera di Cate Blanchett, eletta  Miglior Attrice quest’anno a Venezia ma incoronata guarda caso alla Festa di Roma con tanto di red carpet. L’Elisabetta seconda parte, icona di quella libertà tutta particolare che costringe gli inglesi a sentirsi così dannatamente superiori e che al cinema ha spesso trovato fortune forse un po’ sproporzionate (pensiamo a Shakespeare in Love…), è sì tanto umana nei sentimenti e nelle emozioni così come è tanto falsa ed eterea nei comportamenti e nelle reazioni. La sventura dell’essere nobile, qui in versione britannica, si arricchisce dunque di un altro forse, permettetecelo, inutile capitolo: certo, la regia c’è e si intravedono anche delle scelte estetiche interessanti (su tutte le scene della battaglia navale, quasi un affresco romantico con quel cavallo bianco che nuota in un mare di fuoco), gli attori sono tutti di tipica impronta inglese, stanno nei ruoli e anche bene, ma basta questo per decretare interessante un film? Forse si, ma non da noi. Pensiamo infatti che questo Elizabeth: The Golden Age sia, ancor più del primo, una pellicola fatta ad uso e consumo del pubblico britannico, ancora ossessionato dai cattolici e fedeli ad una Regina a cui pagano ogni sorta di spasso e vizio. Contenti loro, ad ognuno la propria casta si dirà, ma certo che sopportare una massiccia dose di retorica british tutta insieme costringe ad un esercizio di pazienza davvero forte. E poi, dobbiamo davvero dover ridere di fronte all’ennesima presa in giro di chi, come il giovane rampollo della famiglia reale svedese, non parla correttamente l’inglese? Please…

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