CINEMA. Festa internazionale di Roma 2007- "Illuminare la vita dello spettatore" - incontro con Francis Ford Coppola e il cast di 'Youth without Youth'
Il regista, insieme al suo protagonista Tim Roth, alla straordinaria Alexandra Maria Lara, al cinematographer Mihai Malaimare Jr e al suo storico montatore, Walter Murch, presenta ai giornalisti dell’Auditorium il suo attesissimo (e già incompreso) ritorno sulle scene: “questo film è il mio modo di ritrovare un posto all’interno del mondo del cinema.”
Appena all’inizio del primo weekend di Festival, ecco già un film che manda all’aria le categorie precostituite di tutto un modo di intendere il cinema che invece è facile incontrare tra i corridoi dell’Auditorium – lasciando i più basiti e confusi, e i nostri occhi spalancati e commossi, dopo l’accoglienza fredda e imbarazzata della proiezione stampa (timidi applausi tardivi sui titoli di coda, per lo più un silenzio attonito sullo schermo che si annerisce) Francis Ford Coppola, Tim Roth, la straordinaria Alexandra Maria Lara, il direttore della fotografia Mihai Malaimare Jr (figlio di uno dei più grandi e importanti attori rumeni viventi) e lo storico montatore di Coppola, Walter Murch, presentano ai giornalisti accorsi in Sala Petrassi questo fenomenale Youth Without Youth (in Italia Un’altra giovinezza).
Francis Ford Coppola: in quanto finanziatore del progetto, ammetto che questo non è sicuramente un film low budget: le star, le locations, i costumi, le ricostruzioni storiche d’epoca, la partitura originale di un compositore classico argentino come Osvaldo Golijov…ma d’altra parte, nemmeno Apocalypse Now lo era. Youth without youth è un film profondamente personale: da sempre sogno di poter realizzare un’opera in modo completamente autonomo, che non sia unicamente un prodotto di puro intrattenimento. Finalmente, in tarda età posso togliermi questo sfizio: faccio ‘da vecchio’ quello che non mi hanno fatto realizzare quand’ero un cineasta giovane. E’ il mio modo di ritrovare un posto all’interno del mondo del cinema.
Perché girare in Romania?
FFC: innanzitutto, è il luogo in cui si svolge il racconto del filosofo rumeno Mircea Eliade, una delle massime autorità nel campo della storia delle religioni, da cui ho tratto lo script. Poi, come nuovo membro dell’Unione Europea, si tratta di un Paese che sta vivendo una vera e propria fioritura, che si accompagna a un fermento cinematografico davvero interessante da seguire – si veda appunto il fortunato film con Alexandra che ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Quasi cinquanta tra gli attori presenti nel film in ruoli secondari sono rumeni, compreso Marcel Iures che interpreta Tucci, il professore italiano. E in più, la Romania produce un vino strepitoso!
Questo è un film piuttosto ‘difficile’. Non si tratta di un’operazione troppo rischiosa, tornare sulla scena dopo dieci anni con un’opera di questo tipo?
FFC: il pubblico ha bisogno di tempo per prendere una decisione riguardo ad un film. Con Apocalypse Now per esempio, hanno appena iniziato a decidersi. Mi rendo conto di non fare un cinema immediatamente fruibile come può essere, per esempio, Spiderman. E in più portando un autore nuovo sul grande schermo, come Mircea Eliade. Forse dovremmo offrire agli spettatori un secondo biglietto gratuito per tornare a vedere il film una seconda volta, all’uscita. Fare un film è come porsi una domanda. Quando il film è finito, hai la risposta – e in questo caso, mi è parso che l’unica risposta possibile fosse nel linguaggio. Trovo che il cinema sia intimamente legato alla forma poetica, piuttosto che alla prosa della fiction. La metafora è da sempre l’arma più potente di cui dispone il cinema: io ho solo tentato di illuminare la vita dello spettatore – questo è un film da letteratura del cinema.
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