CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Ce que mes yeux ont vu", di Laurent di Bartillat (Concorso)
Inesorabile il ritmo della pellicola, che condensa in 88 minuti immagini, segni, colori, fotografie, impulsi visivi, volti ad illustrare l’impresa di una donna in bilico tra ossessione privata e amore per l’arte. Manca di materia però, questo primo lungometraggio di finzione di Laurent di Bartillat, in concorso alla seconda Festa Internazionale di Roma. Definirlo thriller sembra un po’ azzardato. Riflessione sullo sguardo? Forse

Dagli occhi avidi di Lucie alle opere di Jean Antoine Watteau. La macchina da presa segue la strada percorsa da una ricercatrice universitaria attraverso le misteriose opere pittoriche dell’artista francese, come fosse uno dei tanti spettatori. Immobile la osserva mentre a sua volta fissa il suo sguardo su qualche polveroso libro, intenta a costruirsi un ponte visivo che colleghi le sue intuizioni con le linee tracciate dal pittore. Cattura mai invadente gli attimi in cui raccoglie indizi, visitando dal vero più di un luogo già immortalato dall’autore di tante tele del ‘700, ricompone insieme a lei i tasselli del mosaico, uno dopo l’altro. E’ inesorabile la determinazione con la quale Lucie raggiunge il suo scopo, nonostante chi le sta attorno continui ad osteggiarla, a scoraggiarla. Altrettanto inesorabile il ritmo della pellicola, che condensa in 88 minuti immagini, segni, colori, fotografie, impulsi visivi, volti ad illustrare l’impresa di una donna in bilico tra ossessione privata e amore per l’arte. In bilico come il film stesso, tra la Verità e le sue tante rappresentazioni, filtrate dall’uomo e dall’artista. Occhi differenti che conferiscono alla realtà un aspetto stratificato, concependo la stessa come una sommatoria di oggetti dalle caratteristiche cangianti, che mutano al mutare del punto di vista. Un processo irreversibile che investe cupole e pinnacoli, finestre e ombre, persone e identità.
Questo il sostrato sul quale si innesta la storia di Lucie, in corsa verso un traguardo finale che pare illuminato sin dall’inizio. Niente chiaroscuri, a parte quelli “di scena”, ricreati appositamente per conferire al film di Laurent di Bartillat un’aura di misteriosa sospensione. Manca di materia però, questo primo lungometraggio di finzione del regista francese, basato su una sceneggiatura per il quale lo stesso ha ricevuto il premio del pubblico al Festival Premiers Plans d'Angers. Senza sbavature, né indecisioni, tanto da lasciare indifferenti.
L’indagine di una studentessa di storia dell’arte porta alla scoperta di un quadro nascosto, celato agli occhi dei più dall’autore stesso, per cancellare dallo sguardo il ricordo di un amore passato. Definirlo thriller sembra un po’ azzardato. Riflessione sullo sguardo? Forse.
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