CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Love Life", di Maria Schrader (Fuori Concorso)
Senza considerare alcuni momenti visionari che ne indeboliscono la struttura, Love Life, Fuori Concorso alla seconda Festa Internazionale di Roma, appare come un’opera compatta e sintetica, capace di interpretare efficacemente quel senso di incompiutezza nel quale i protagonisti annegano quasi per l’intera durata del film. Da una donna ad un’altra donna, la storia di Ya’ra attraversa e supera i confini d’Israele, per dare voce alla tragicità delle scelte di una vita e delle loro conseguenze
Dal romanzo best-seller di Zeruya Shalev, inserito dall’arcinota rivista tedesca “Der Spiegel” tra i 20 migliori romanzi della letteratura mondiale degli ultimi quarant’anni. Dall’immaginario letterario della scrittrice iraniana a quello cinematografico di Maria Schrader, attrice di successo per la prima volta dietro la macchina da presa, oltre che co-autrice della sceneggiatura insieme a Laila Stieler. Da una donna ad un’altra donna, la storia di Ya’ra attraversa e supera i confini d’Israele, per dare voce alla tragicità delle scelte di una vita e delle loro conseguenze.
Ancora una donna quindi, incapace di vedere sé stessa come protagonista, più propensa a riconoscersi come spettatrice delle sue stesse azioni, osserva da una porta appena socchiusa gli eventi nei quali si trova invischiata, bloccata in un corpo e in un’esistenza che non sente propri, se non quando, denudata, ne prende coscienza, costretta da un senso di vergogna. Passa così da una stanza all’altra, in un angolo o dietro un paravento, nascosta sotto un tavolo o incastrata lungo un corridoio, subisce la sua inettitudine, il suo fallimento cronico a procedere in una qualche direzione. Non sente neppure il proprio respiro, soffoca senza accorgersene e allora prende una boccata d’aria, fuori da un finestrino o semplicemente guardando all’insù, verso un cielo al di là di quella cupola.
Parallelo scorre un fiume sotterraneo di passioni negate originate nel passato. Il padre di Ya’ra, da sempre “cieco” di fronte alla realtà, destinato a trascorrere una vita a fianco di una donna che non l’ha mai amato. E poi c’è Arie, tradito e traditore allo stesso tempo, nel quale coincidono inizio e fine, passione e atarassia. Tutti personaggi legati uno all’altro, ma soprattutto legati a Ya’ra, che rappresenta il centro dell’universo di relazioni illustrato da Maria Schrader, secondo un’orchestrata trama visiva dalle misteriose connessioni.
Senza considerare alcuni momenti visionari che ne indeboliscono la struttura, Love Life, Fuori Concorso alla seconda Festa Internazionale di Roma, appare come un’opera compatta e sintetica, capace di interpretare efficacemente quel senso di incompiutezza nel quale i protagonisti annegano quasi per l’intera durata del film. Nel finale, in pochissimi disastrosi minuti, il castello di carte crolla, liberando Ya’ra dalla gabbia dell’inconsapevolezza.
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