CINEMA. Festa internazionale di Roma 2007 - "Il mio è un cinema sempre più libero". Incontro con Dario Argento
Alla Festa del Cinema di Roma abbiamo incontrato il grande regista italiano per la conferenza stampa de La terza madre, ultimo e bellissimo horror che conclude la ‘trilogia delle madri’, iniziata da Suspiria e proseguita con Inferno. Un film importante non solo per il cineasta romano, ma per il cinema italiano tutto
Il vero evento “italiano” di questa seconda edizione della Festa di Roma è stato senza dubbio la presentazione in anteprima nazionale dell’ultima fatica di Dario Argento, uno dei pochi maestri internazionali del cinema italiano negli ultimi trent’anni. La terza madre è stato proiettato la scorsa notte dopo una straordinaria maratona che ha coinvolto le riedizioni in pellicola di Suspiria e Inferno, con cui quest’ultima pellicola forma una sorta di trilogia ideale. Alla conferenza del pomeriggio successivo erano presenti il regista italiano assieme alla figlia Asia, protagonista della pellicola, e il produttore Claudio Argento.
Questo suo film, che è il completamento di una trilogia ben riconoscibile, può essere interpretato come una riflessione metaforica sulla violenza attuale che coinvolge molte madri di oggi nei confronti dei propri figli?
D.A.: Direi solo in parte. Io questo aspetto sociologico non lo avevo proprio pensato, né in fase di scrittura né in fase realizzativa. Volevo semplicemente realizzare un film fantastico e delirante sulla stregoneria. D’altronde la violenza c’è sempre stata, non è una prerogativa di questi ultimi tempi. Ricordo che negli anni settanta la gente spesso aveva paura persino di uscire di casa. Il cinema horror dà semplicemente voce alle paure dell’uomo, ma io non intendevo fare un film politico bensì rappresentare con semplicità e furore la bellezza e la bruttezza degli esseri umani. Mi interessava questa incredibile storia di stregoneria e mi sono immaginato questa Roma invasa dalle streghe. Tutto nasce da qui.
Come è stato tornare a dirigere sua figlia?
D.A.: Lei negli ultimi dieci anni è cresciuta molto sia come attrice che come artista in generale. Nel frattempo ha diretto due film e questo l’ha resa più consapevole del lavoro. Durante le riprese abbiamo parlato molto.
A.G.: Per me è stata un’esperienza bella e speciale. Ho chiesto di coinvolgere mia madre nella lavorazione del film anche per ricostruire, seppur per poche settimane, un ambiente che fosse tenero e famigliare. Essere diretta da mio padre è oltretutto un impegno incredibile e un grande onore.
Si ha la sensazione che questa sua ultima fatica sia molto più libera rispetto ai suoi ultimi film. E’ così?
D.A.: La svolta c’è stata con i miei due episodi dei ‘Masters of Horror’. L’esperienza americana per me è stata proprio rigenerante. Quando prima di girare mi misi a parlare coi produttori della serie, questi mi dissero che avrei avuto carta bianca su tutto. Per me fu una notizia esaltante e con quei due episodi sono tornato ad avere una libertà assoluta, priva di ogni forma di autocensura. La terza madre è figlia di questa libertà e addirittura va a spingersi oltre.
Il suo cinema continua ad avere fortunatamente una perizia tecnica superiore alla media dei prodotti italiani. La sua m.d.p. sembra muoversi sempre all’ “americana”.
D.A.: Non saprei. Probabilmente sono gli americani che copiano me. Me ne sono accorto anche sui set dei Master of Horror in America: gli altri registi stavano sempre a spiarmi. Qui in Italia comunque spendiamo più soldi per le fiction che per i film, e vengono fuori cose sempre orripilanti. E’ una rovina per il cinema e per il nostro gusto estetico. Non si usa un metodo cinematografico per fare televisione e questo è un male.
E’ vero che ha compiuto studi satanici per l’argomento in questione?
D.A.: Sì. Ho trascorso mesi e mesi nelle biblioteche di Roma per documentarmi sulla stregoneria ed esoterismo. Tutto quello che si dice nel film su questi temi è frutto di fonti documentate.
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