CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "The Unforeseen", di Laura Dunn (Extra)
Prodotto da Terrence Malick e da Robert Redford, The Unforeseen racconta la contrapposizione tra l’impegno ambientalista per preservare il territorio dall’inquinamento e dal disastro ecologico e la rivendicazione della libertà di perseguire cinicamente quel sogno americanociecamente materialista e così profondamente radicato nella cultura statunitense
E’ con estrema umanità che Laura Dunn racconta la capitolazione di Austin, in Texas, soffocata e sfigurata dall’abuso edilizio, che, paragonato alle cellule cancerogene che si riproducono in maniera incontrollata nell’organismo umano, continua a cancellare e ad avvelenare la bellezza del suo paesaggio. E’ senza formulare alcun giudizio che The Unforeseen, prodotto da Terrence Malick e da Robert Redford, lascia vivere sullo schermo la contrapposizione tra l’impegno ambientalista per preservare il territorio dall’inquinamento e dal disastro ecologico e la rivendicazione della libertà individuale di perseguire cinicamente quel sogno americano ciecamente materialista e così profondamente radicato nella cultura statunitense. In una complessa struttura polifonica, che abbraccia un percorso di trent’anni, Laura Dunn intreccia le voci dei responsabili del degrado ambientale, troppo occupati a divenire ingranaggi perversi di quella logica del potere deviata ed ingorda, ad asservire il credo capitalista e il sogno egoistico di un facile guadagno e di un benessere ottuso, per preoccuparsi della devastazione che sta divorando Austin, con quelle delle persone che lottano ancora per salvare i loro paesaggi e la limpidezza delle loro acque, dei contadini che guardano impotenti e paralizzati una ruspa che sta cancellando la loro terra e la loro storia, dei geologi che illustrano l’unicità e l’importanza di Barton Springs, la piscina naturale, ormai inquinata, di Austin, e delle falde acquifere che circondano la città. La Austin degli anni ’70, attraversata dal movimento hippie, è il luogo scelto per la progettazione di una vasta zona residenziale da Gary Bradley, volto centrale del documentario, il quale ripercorre la sua storia, quella del fallimento di un avido ex fattore senza scrupoli in cerca di riscatto sociale e di successo economico. Laura Dunn sovrappone alle parole di Gary Bradley la battaglia, inizialmente vinta e poi definitivamente perduta, dopo l’elezione di George W. Bush a governatore del Texas, combattuta dagli ambientalisti e da chi ha tentato di opporsi ad uno sviluppo edilizio selvaggio, sostenuto e difeso invece da un gelido lobbista repubblicano che, mentre costruisce un modellino di un aereo da guerra e senza mai mostrare il suo volto, racconta come ha decretato la degenerazione del territorio dove sorge Austin. Le immagini aeree di una geografia devastata, invasa dai cantieri che cannibalizzano il territorio, dalle strade interminabili, dagli enormi e spersonalizzanti centri commerciali, dai villini che, tutti uguali, si susseguono senza fine, corpi omologati e senz’anima del sogno americano e dell’avidità dell’individuo, e le riproduzioni topografiche, che con la loro distanza implacabile contemplano dall’alto lo sviluppo della malattia che si sta moltiplicando intorno ad Austin, si alternano alle immagini di repertorio, che disegnano la storia della sconfitta della natura e diventano gli echi persi nel tempo di una bellezza ormai dimenticata, e alle tracce di vita, ritratte con una straordinaria intensità, di un paesaggio morente che proietta ancora il suo fascino silenzioso.
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