CINEMA. Festa internazionale di Roma 2007 - "Li Chun" (And the Spring Comes) di Chang Wei Gu (Concorso)

Se nella prima parte, ovvero quella ambientata nel villaggio, la pellicola sembra impantanarsi in una narrazione involuta e incerta, nel farraginoso equilibrio tra commedia e dramma, nella seconda il film di Gu Chan Wei innesca una parabola esistenziale e geografica lenta, sorprendente, piena di micro-derive

li_chunFacente parte di quella Quinta Generazione che a cavallo tra gli ’80 e i ’90 decretò la rinascita internazionale del cinema cinese, Gu Chang Wei realizza con And the Spring Comes la sua seconda pellicola, diversi anni dopo il fortunato esordio – premiato a Berlino con l’Orso d’argento – Peacock del 1993. La sua sensibilità estetica, che deriva dall'importante carriera come direttore della fotografia al seguito di Chen Kaige, Zhang Yimou e Robert Altman (Conflitto d’interessi), è probabilmente l’elemento più suggestivo e immediato di questa sua ultima fatica, dove ad alcuni momenti di ispirata composizione visiva non sempre corrisponde un’altrettanta padronanza del racconto. Protagonista del film è Wang Chai Ling, talentuosa cantante di una località del nord della Cina con una smisurata passione per l'Opera occidentale. Incompresa dai suoi concittadini e scoraggiata dal suo aspetto estetico non particolarmente accattivante, cova in sé il sogno di trasferirsi a Pechino in pianta stabile e diventare famosa grazie alla sua impareggiabile bravura canora. Quando le si presenta l’occasione di partire per la capitale la donna non si fa pregare. Inizia così per lei una nuova vita, fatta di delusioni e piaceri improvvisi, raggiri e cambiamenti radicali. Se nella prima parte, ovvero quella ambientata nel villaggio, il film di Gu sembra impantanarsi in una narrazione involuta e incerta, nel farraginoso equilibrio tra commedia e dramma – estremi in questo caso sottratti all’emozione pura e animati da un minimalismo quotidiano che per certi versi rimanda molto a un certo tipo di cinema indipendente occidentale - nella seconda parte, con la deriva errante della protagonista, il racconto innesca una parabola esistenziale e geografica lenta e sorprendente, dando compiutezza all’affresco sociale e regalando al personaggio principale una “seconda vita” lontana da ogni tragico cinismo autoriale. Gu dimostra così un amore profondo e fortemente morale verso la sua Chai Ling, fragile e commovente personaggio di un mondo beffardo e ingiusto. Una storia semplice ma intensa, dove la ricerca della realizzazione artistica fallisce per cedere il posto alla Vita. 

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