CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Across the Universe" di Julie Taymor (Premiére)
L’universo pop dei Beatles è al centro di questa ennesima sperimentazione partorita dalla fervida mente di Julie Taymor, l’autrice di Titus e Frida, che conferma la sua abilità sia nel manipolare le istanze della finzione che adattare con spirito quasi documentaristico le vite reali dei suoi personaggi. Un viaggio psichedelico nella musica degli “scarafaggi”, certamente non esente da difetti, ma al quale è difficile non cedere al tentativo di canticchiare Lucy in the Sky With Diamonds, di tamburellegiare con le dita al ritmo del basso elettrico di Come Together o gorgheggiare seguendo il verso del tricheco in I Am the Walrus…”goo goo g’joob, goo goo g’joob…”
Across the Universe è una di quelle pellicole che sembrano nate per dividere, per fare da spartiacque tra due tipi di spettatori, tra quelli che lo hanno amato e quelli che lo hanno odiato. Il perché è presto detto: l’intenzione, rischiosissima, dei suoi autori –la regista Julie Taymor, la stessa per intenderci di altri coraggiosi progetti più o meno riusciti come Titus e Frida, e il suo compagno Elliot Goldenthal, che ha rielaborato la complessa colonna sonora del film- era quella di creare un musical sui Beatles, probabilmente la band più conosciuta del pianeta, adattando i loro testi e le loro melodie ad una tipica storia di “formazione” , con al centro una storia d’amore ambientata sullo sfondo degli anni Sessanta. Gli anni di Woodstock e dell’amore libero, del Vietnam e della contestazione giovanile restano, come detto, sullo sfondo perché non di un affresco generazionale si tratta, ma di un sincero e psichedelico omaggio alla musica dei Beatles, i quali occupano interamente la colonna sonora con ben 33 canzoni. Across the Universe, dunque, non va inteso come film “politico”, perché si rischierebbe di rimanere impantanati in una raffigurazione forse un po’ stilizzata di quel periodo, quanto piuttosto come un’operazione da revival, forse un po’ fanzinara, ma indubbiamente interessante soprattutto nell’aspetto musical che è l’ottica dalla quale osservare ed analizzare questa opera (e in alcune stupende coreografie si vede la mano sicura di chi, come la regista, ha un passato a Broadway). Così come in Frida dove il ritratto della celebre pittrice messicana veniva drammaticamente azzerato nella sua componente politica, per lasciar spazio alla sfera più intima dei rapporti umani, il procedimento cinematografico della Taymor resta inalterato e il suo unico scopo sembra essere quello di dar corpo alle parole dei Fab Four tentando addirittura di creare una vita -o delle vite- dalle loro canzoni. Ecco perché l’operazione di Across the Universe, seppur assai discutibile per certe scelte e senza dubbio incostante nel proprio dipanarsi, è un tentativo interessante di portare il Verbo dei quattro ragazzi di Liverpool al cinema, senza dimenticare ma anzi citando più o meno direttamente tutte le esperienze cinematografiche che Lennon & Co. hanno avuto nel corso della loro carriera. C’è l’autobus hippie del Magical Mystery Tour, l’All You Need Is Love cantata sul tetto di un edificio come gli stessi Beatles facevano in Let it Be oppure personaggi che ritornano, come il temuto Blue Meanies di Yellow Submarine: insomma, la trasposizione del complesso universo beatlesiano è qui adattata nel modo più fedele possibile, e non è cosa da poco.
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