CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Peur(s) du noir", di Blutch, Charles Burns, Marie Caillou, Pierre di Sciullo, Richard McGuire, Lorenzo Mattotti (Film a sorpresa)

Essenziali e indissolubili il bianco e il nero si rincorrono nello spazio animato di Peur(s) du noir, fatica immaginaria ad episodi, presentata in prima mondiale alla Festa Internazionale di Roma, nata dalla collaborazione tra disegnatori dal differente background. Stili diversi che si isolano dagli altri, coerenti nella loro unicità, capaci di aderire alla materia di un  racconto senza soluzione di continuità, che risulta però troppo spesso monotono

Peur(s)_du_noirDue opposti segnano l’origine e la fine di tutte le cose. Il nero dell’oscurità e il bianco della luce disegnano i contorni dell’universo, stabilendo i confini del visibile e tracciandone le prospettive. Nero come il buio che vanifica le distanze e fissa i limiti delle cose lungo una linea indefinita, come il nulla, come la paura. Bianco come somma di tutti i colori, spazio immenso che si perde all’orizzonte, come il freddo, la neve.

Essenziali e indissolubili il bianco e il nero si rincorrono nello spazio animato di Peur(s) du noir, fatica immaginaria ad episodi, presentata in prima mondiale alla Festa Internazionale di Roma, nata dalla collaborazione tra disegnatori dal differente background. Ogni spezzone va visto in relazione agli altri, come parte di un progetto comune che torna senza mezze misure alle origini del cinema e del fumetto, del concetto stesso di visione. Stili diversi che si isolano dagli altri, coerenti nella loro unicità, capaci di aderire alla materia di un  racconto senza soluzione di continuità.

Blutch aggredisce lo schermo con un bianco e nero “sporco”, che delimita paesaggi e persone d’altri tempi. Visioni violente, di animali che sbranano la preda umana senza pietà, senza apparenti motivazioni. E il tema della violenza, più contenuta e per questo più temibile, torna anche nell’episodio realizzato dall’unico italiano del gruppo, il figlio della capitale francese Lorenzo Mattotti, alle prese con un coccodrillo che uccide(?) nell’ombra. Uomo e animale, vittima e carnefice, nel contributo dell’americano Charles Burns, protagonista un lucidissimo incubo dalle influenze kafkiane. E poi Marie Caillou, con un manga orrorifico che inietta il suo veleno demoniaco nella mente di una bambina costretta ad affrontare l’angoscia di un buio fagocitante. Fanno da raccordo le forme geometriche dell’illustratore Pierre Di Sciullo e la “voce narrante” di un  io femminile occupato a combattere un finto moralismo che finisce per inghiottirla. Così si mescolano paure adulte e infantili, in un continuum che risulta però troppo spesso monotono.

Geniale invece la trovata di Richard McGuire, che con tratti netti e decisi fa muovere un uomo solo lungo i corridoi poco illuminati della sua stessa casa. Ad ogni rumore una variazione del punto di vista, che coincide con quello dello spettatore, in grado di guardare insieme al protagonista attraverso un buio spesso e confuso. Splendida l’immagine finale, nella quale le urla di aiuto dell’uomo si disperdono nell’immensità di un’infinita distesa di neve: si chiude per ricominciare.

 

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