CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "War Dance", di Sean Fine e Andrea Fix Fine

Storia di violenza e di speranza, War Dance racconta attraverso le voci di tre bambini sulla soglia dell’adolescenza, la realtà del Nord Uganda, piagata dalla guerra che i ribelli della Lord’s Resistance Army, uccidendo, violentando, rapendo i bambini per poi costringerli a diventare uno strumento di morte, conducono contro il governo

war danceStoria di violenza e di speranza, War Dance racconta attraverso le voci di tre bambini sulla soglia dell’adolescenza, Dominic, Rose e Nancy, la realtà del Nord Uganda, piagata da vent’anni dalla guerra che i ribelli della Lord’s Resistance Army, uccidendo, saccheggiando, violentando, cacciando la popolazione della loro stessa tribù dalle loro terre native, rapendo i bambini per poi costringerli a diventare uno strumento di morte o riducendoli alla schiavitù sessuale, conducono contro il governo. Nel loro documentario Sean Fine e Andrea Fix Fine seguono i tre bambini attraverso un percorso di riscatto, attraverso il viaggio che da Patongo, il campo di rifugiati dove sono ammassati, per fuggire all’orrore, migliaia di orfani e di famiglie distrutte dalla violenza, compiono fino a Kampala per partecipare, insieme alla loro scuola, al National Music Competition e per mostrare al mondo che la propria cultura, quella della tribù Acholi, non è solo la cultura della morte e della violenza proiettata dai ribelli della Lord’s Resistance Army. La immagini, calde e colorate, traboccanti vita, della preparazione alla competizione, dei canti, delle danze, delle speranze dei bambini che liberano e abbandonano il loro dolore attraverso la musica, si alternano ai racconti sussurrati da Dominic, Rose e Nancy, che fanno risuonare gli spettri della propria tragedia nello spazio distante e muto, nel quale si stagliano come corpi immobili e assenti, prigionieri della paura, strappati alla propria innocenza. I tre bambini guidano lo sguardo nella loro quotidianità, fatta di assenza, di dolore, di negazione, ma anche di una speranza che vive attraverso la musica, la danza e il canto, una speranza che esplode sullo schermo nell’esibizione finale a Kampala e nel ritorno vittorioso a Patongo dei bambini della scuola, i quali non hanno cancellato la tragedia che portano scritta nella loro anima, ma ,vivendo il loro sogno, si proiettano verso il futuro sapendo di essere non soltanto corpi prigionieri della distruzione e dell’orrore. War Dance non racconta la guerra, cerca invece di seguire i movimenti interiori di Dominic, Rose e Nancy, cerca di penetrare nel loro dolore, nella loro ferma e dolce volontà di affermare la propria presenza, ma il lavoro dei coniugi Fine spesso si arresta ad un livello superficiale, dove la perfezione formale delle immagini, nella loro bellezza quasi irreale, finisce per escludere la vita, per negare all’occhio l’emozione, creando un distacco incolmabile che rende impossibile la partecipazione e tradendo quella semplicità innocente e sofferta attraverso la quale i tre bambini raccontano la loro infanzia negata e vivono, attraverso la musica, il loro sogno.

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