CINEMA. Festa internazionale di Roma 2007 - "L'abbuffata" di Mimmo Calopresti (Fuori Concorso)
Calopresti gioca la carta della libertà assoluta inseguendo un cinema rischioso ma ammirevole. Cercando nuovi percorsi estetici e narrativi, sbanda, inverte la rotta, insiste, e alla fine vince la sua scommessa realizzando una pellicola semplice, inedita, ma clamorosamente lucida ed estrema per i parametri attuali del nostro cinema
Ci piace guardare e seguire il cinema di Mimmo Calopresti. Autore di piccoli grandi film terribilmente sottovalutati (La seconda volta, La parla amore esiste e soprattutto il notevole Preferisco il rumore del mare), sceglie con questa sua fatica di abbandonare in parte la chiave intimistica e profondamente umana dei suoi film precedenti, per spingersi oltre in un lavoro di sperimentazione molto più avanzato di quanto possa sembrare apparentemente. Nel meraviglioso borgo calabrese di Diamante, quattro amici hanno il desiderio spasmodico di girare un film con pochi soldi e decidono di coinvolgere in questo loro sogno gran parte della loro comunità. La loro passione ingenua e l’energia che ci mettono nel cercare attori e storie alla lunga desta l’attenzione di un regista compaesano che vive a Roma (Mimmo Calopresti), un’importante attrice (Valeria Bruni Tedeschi), il compagno di quest’ultima, grandissimo attore internazionale (Gèrard Depardieu) e un antipatico guru anch’esso regista (Diego Abatantuono). Per convincere definitivamente l’attore francese a recitare nel film, i ragazzi e la gente di Diamante decidono allora di preparare una grande festa, con una “abbuffata” memorabile. 
Calopresti gioca la carta della libertà assoluta inseguendo un cinema rischioso ma ammirevole. Cercando nuovi percorsi estetici e narrativi, sbanda, inverte la rotta, insiste, e alla fine vince la sua scommessa realizzando una pellicola semplice, inedita, ma clamorosamente lucida ed estrema per i parametri attuali del nostro cinema. In L’abbuffata il video si mescola con la pellicola, l’improvvisazione con la scrittura lineare, la commedia giovanilistica con l’acidità disillusa di uno sguardo autoriale inquieto. La volgarità televisiva è sempre un’ombra che sembra ossessionare questo film assolutamente consapevole e per certi versi dolente, e la sua tangibilità esplode letteralmente nel sottofinale con Depardieu che crepa davanti al televisore. Spetta poi a una bufera finale impetuosa e felliniana il compito di ristabilire una gerarchia onirica e “inventata” per un film alieno e prezioso, colto e imprevedibile, sarcastico e affettuoso. Quasi una dichiarazione programmatica e rivoluzionaria: il vento ci porterà via! Una pellicola giovane che è indispensabile per il nostro cinema vecchio.
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