CINEMA. Festa internazionale di Roma 2007 - "Il cinema è un'avventura e i giovani devono viverla". Incontro con Mimmo Calopresti
L’abbuffata di Mimmo Calopresti è un film che apre nuove strade per il cinema italiano che ci auguriamo fertili. Alla conferenza stampa erano presenti il regista accompagnato da Valeria Bruni Tedeschi e il resto del cast, composto da Paolo Briguglia e altri giovani attori. Il regista Mimmo Calopresti ha raccontato la sua idea di cinema e l’importanza del rischio e dell’avventura per i giovani cineasti.
Presentato fuori concorso l’ultimo giorno del festival, L’abbuffata di Mimmo Calopresti è un film che apre nuove strade per il cinema italiano che ci auguriamo fertili. Alla conferenza stampa erano presenti il regista accompagnato da Valeria Bruni Tedeschi e il resto del cast, composto da Paolo Briguglia e altri giovani attori. Il regista Mimmo Calopresti ha raccontato la sua idea di cinema e l’importanza del rischio e dell’avventura per i giovani cineasti.
L’abbuffata è il suo primo film dopo quattro anni. In questo arco di tempo ci sembra che il suo cinema sia cambiato, privilegiando in modo sempre più evidente una certa ribellione e una libertà di contenuti ed espressiva. E’ d’accordo?
Ho tanta voglia di libertà. Non mi sento mai tranquillo di fronte al cinema e alla vita. In questi quattro anni ho conosciuto molti giovani che avevano e hanno voglia di fare cinema in condizioni estreme e a basso costo. A un certo punto ho pensato che tutto questo sarebbe potuto diventare un film. Poi grazie a Valeria Bruni Tedeschi sono entrato in possesso di questo soggetto scritto da Mahmoud Iden intitolato L’invito. Visto che il film in Francia non si faceva abbiamo pensato di poterlo realizzare qui da noi.
Valeria Bruni Tedeschi: Sì ho proposto io a Mimmo di leggere questo soggetto a cui tenevo molto. Adoro il cinema iraniano e quando ho letto questa storia ho pensato subito a Mimmo, alla sua voglia di libertà e alla sua insolenza. Serviva uno sguardo libero come il suo. Questo è un film che mi piace coccolare in un certo senso. E sono contenta che lo abbia realizzato un grande regista come Calopresti che ha solo bisogno di volare.
Il cinema è un mondo di conquista per lei?
Deve esserlo assolutamente. Sempre. Per chi vuole fare film in questo ambiente c’è sempre il rischio di rimanere frustrati o di sentirsi impotenti di fronte a delle difficoltà. Nulla però è paragonabile alla soddisfazione di provarci contro tutto e tutti. Se ci fate caso i protagonisti del mio film vogliono fare cinema, ma si arrangiano da soli, tentano l’avventura senza chiedere finanziamenti allo Stato o altro. E nel sud probabilmente il cinema è ancora un sogno! Ne L’abbuffata mi piacerebbe ci fosse un’idea vagamente felliniana del cinema come sogno e partecipazione collettiva.
Quanto di Mimmo Calopresti c’è nei ruoli maschili del film?
Il personaggio di Abatantuono, nella sua solitudine cinica, in un certo senso rappresenta quello che non vorrei essere. L’autorialità ci divide dal mondo. Bisogna spezzare questa separazione intellettuale. In questo film c’è molto del mio lavoro recente con le giovani generazioni e i tre protagonisti maschi nel loro essere imbranati ricordano un po’ me. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo ai giovani che fanno cinema: non devono chiedere, devono fare. Conta l’avventura.
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