CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Namibia: The Struggle for Liberation", di Charles Burnett (Extra)
Le tante facce di un processo complicato come quello della liberazione di uno stato africano dal giogo dello straniero confluiscono nell’ultima opera del regista nato nel Mississippi e trapiantato a Los Angeles. Il film di Charles Burnett, presentato nella sezione “Extra” della Festa Internazionale di Roma, è un’opera pura e bilanciata, dinamicamente equilibrata, che reinterpreta lo spirito di un intero popolo in lotta per ottenere il riconoscimento dei propri diritti
Sam Nujoma è stato il primo presidente della Namibia, ricoprendo questo ruolo per ben 15 anni. Prima di lui la popolazione nera dello stato dell’Africa del Sud ha sopportato anni di dominazione e soprusi, di apartheid politico, morale e linguistico, lungo un asse temporale che collega la prima guerra mondiale agli anni ’90. Il film di Charles Burnett, finanziato dal governo della Namibia, guarda proprio a questi lunghi e complicati anni densi di storia, reinterpretando lo spirito di un intero popolo in lotta per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Un progetto per certi versi ambizioso, sicuramente coraggioso, considerando la vastità della materia narrata e la durata della pellicola, che impegna occhi e cuore per quasi tre ore. In essa brillano personaggi carismatici come Sam Nujoma ed eroi comuni come il prete interpretato da Danny Glover (che aveva già recitato per Burnett in Sleep with Anger del 1990), che sostengono un racconto variegato per temi trattati e componenti visive.
Le tante facce di un processo complicato come quello della liberazione di uno stato africano dal giogo dello straniero, l’aspetto politico-militare e quello umano confluiscono così nell’ultima opera del regista nato nel Mississippi e trapiantato a Los Angeles, da sempre legato al destino di altri afro-americani protagonisti delle sue storie dalla difficile sopravvivenza cinematografica. Questa volta però Charles Burnett esce dai confini di Watts, quartiere di L.A. con una vasta comunità nera nel quale lui stesso ha vissuto e teatro di quasi tutti i suoi film per il grande schermo, per uscire completamente allo scoperto e guardarsi attorno. La macchina da presa abbraccia i paesaggi sconfinati della Namibia, le morbide colline di sabbia e le interminabili distese di sale, spingendo il suo sguardo sempre più in là, oltre la linea dell’orizzonte. Che si tratti di scene di massa o di strategiche operazioni di guerra, di fughe notturne o di tesi dibattiti politici, “l’occhio” di Burnett non smette mai di cercare, passando in rassegna volti e corpi, affidandosi al movimento continuo della mdp, servendosi spesso e volentieri di carrelli lenti e regolari, “penetrando” nella materia del film stesso per mezzo d’inquadrature di natura grandangolare.
Namibia: The Struggle for Liberation è un’opera pura e bilanciata, dinamicamente equilibrata, che non cede mai alle facili esaltazioni e ai luoghi comuni. Lo stile sobrio e deciso di Charles Burnett fa di questa pellicola un affresco corale di grande importanza artistica e politica, che porta con sé i preziosi germogli della libertà.
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