ASIANFILMFESTIVAL 2007

Asian Film Festival 2007 - "Boarding Gate", di Olivier Assayas (di Giona A. Nazzaro, del 10/12/2007)

Assayas filma il passare degli uomini lungo le rotte delle merci e del denaro. Malinconie terminali in cerca di interstizi di vita all’ombra delle multinazionali. Tra droga e falsi, il corpo ancora resiste

Asian Film Festival 2007 - "Gong tau: An Oriental Black Magic", di Herman Yau (di Margherita Palazzo, del 24/10/2007)

Nel film di Herman Yau si rubano allo spirito gore più le frattaglie e gli insetti rielaborati artificialmente che non la carne e il sangue, privando di spessore introspettivo, ma anche di ironia, lo splendido sadismo comune a tanti film hongkonghesi e ricorrendo a un uso smodato di effetti digitali che tolgono forza e spirito eversivo all’immagine del Male

Asian Film Festival 2007 - "Family Ties", di Tae-Yong Kim (di Margherita Palazzo, del 21/10/2007)

Si potrebbe tentare un esperimento: applicare una vignetta con le parole “Quando sono con te, muoio di solitudine” – da una sequenza capace di farsi strada sottopelle - sulle teste degli attori in posa, immobilizzati in un sorriso volutamente troppo allegro nel poster coreano di Gajokeui tansaeng.

Asian Film Festival 2007 - "Love conquers all", di Tan Chui Mui (di Margherita Palazzo, del 19/10/2007)

Io ti dichiarerò guerra e mi prenderò con te la libertà della guerra e avrò tra le mani il tuo viso oscuro e trafitto..(Yves Bonnefoy) Il "cinema dell'Esitazione e della Tenerezza" di Tan Chui Mui è uno sguardo sulla materia oscura dell'amore, che filma con eguale poesia paesaggio, oggetti e persone.

Asian Film Festival 2007 - Conversazione con Ann Hui (video) (del 18/10/2007)

Sentieri Selvaggi intervista Ann Hui, regista, sceneggiatrice, produttrice, attrice, arrivata da Hong Kong per presentare i suoi film all'interno della retrospettiva a lei dedicata nella quinta edizione dell' Asian Film Festival, 7-14 ottobre 2007, Roma

Asian Film Festival 2007 - "Love Me Not", di Lee Cheol-ha (di Sergio Sozzo, del 17/10/2007)

Min è una ragazza cieca. Infiltrando questo personaggio da melò classico all’interno di una struttura ‘postmoderna’, con soluzioni visive e cromatiche quasi da videoclip, Cheol-ha pare  realizzare un melodramma per gli occhi e non per il cuore, che utilizzi gli occhi come fossero il cuore, che si affidi agli occhi per ricercare l’amore. Amore negli occhi.

Asian Film Festival 2007 - "Lost in Beijing" di Li Yu (di Aldo Spiniello, del 16/10/2007)

Pechino, metropoli di cemento in continuo divenire, è  lo specchio esatto delle trasformazioni in atto. E’ il teatro in cui si muovono personaggi in costante conflitto tra l’amor (proprio) e la prostituzione. Ma il cinema politico di Li Yu prende corpo soprattutto nelle forme, in uno stile schizofrenico, che rende il film un personalissimo “triangle”, in cui si resta smarriti

Asian Film Festival 2007 - "Mukshin" di Yasmin Ahmad (di Aldo Spiniello, del 16/10/2007)

La regista malese torna all’infanzia di Orked, personaggio centrale del suo cinema, e parla di vacanze estive, primi amori, tenerezza e disperazione assolute. Parla di due mondi agli estremi opposti, che arrivano, per forza di cose, a toccarsi. E lascia trasparire nel suo sguardo una malinconia e un rimpianto che arrivano a ricomporsi nella consapevolezza dell’inevitabile

Asian Film Festival 2007 - "Woman On the Beach", di Hong Sangsoo (di Emanuele Di Porto, del 16/10/2007)

Hong Sangsoo pone il suo sguardo essenziale - piani fissi, scengorafie scarne - sulla transitorietà delle relazioni umane. I suoi personaggi si prendono e si lasciano, implosi sui loro stessi dialoghi, sulla mancanza di fiducia, sulla paura del tradimento. Senza che nessuno di loro riesca a trovare un ordine assoluto per la propria esistenza.

Asian Film Festival 2007 - "The White Silk Dress", di Huynh Luu (di Emanuele Di Porto, del 16/10/2007)

Film per molti aspetti istituzionale, The White Silk Dress è l'affresco del periodo più importante della storia del Vietnam, dalla guerra d'indipendenza contro i francesi a quella di unificazione contro gli americani. Huynh Luu sceglie di narrare la Storia dal punto di vista di un umile nucleo familiare, che rivela il suo eroismo attraverso la strenua sopportazione delle avversità e dei lutti inevitabili.

Asian Film Festival 2007 - "Campaign", di Kazuhiro Soda (di Emiliano Bertocchi, del 16/10/2007)

Questo documentario mostra un Giappone diverso e soprattutto ritrae un uomo ai limiti dell’assurdo, un candidato impegnato in una performance elettorale che, se non fosse vera, sembrerebbe uscita fuori da uno sketch di qualche ottimo comico, volenteroso di mettere in scena i paradossi della società in cui vive.

Asian Film Festival 2007 - "Truth Be Told", di Teo Eng Tiong (di Emanuele Di Porto, del 16/10/2007)

Misteri e verità, legati all'ombra del passato, si dipanano all'interno di un grande condominio popolare di Singapore. Il viaggio di Teo Eng Tiong tra i corridoi, le case e le persone che li abitano, è anche un'esplorazione all'interno dei conflitti difficilmente sanabili nati dal cambiamento della società.

Asian Film Festival 2007 - "The Flight of the Red Baloon", di Hou Hsiao-Hsien (di Leonardo Lardieri, del 16/10/2007)

Primo di una serie commissionata dal Museo d’Orsay il film di Hou Hsiao Hsien – ispirato a “Le ballon rouge” di Albert Lamorisse- è poesia, danza, leggerezza, fili invisibili che reggono marionette. Affascinato dagli aspetti più nascosti di Parigi il suo cinema sconvolge stavolta solo a tratti il limite immobile dello schermo che abbraccia i suoi corpi

Asian Film Festival 2007 - "Foster Child", di Brillante Mendoza (di Leonardo Lardieri, del 16/10/2007)

Quinto lungometraggio di uno dei registi piu’ interessanti della new wave digitale filippina. Riporta alla memoria Lino Brocka: non e’ soltanto cinema di denuncia, dicotomico oppositore di vecchio/nuovo, e’ cinema di ambigua implosione, viscoso riverbero di esseri che ridono e piangono nella stessa immagine

Asian Film Festival 2007 - "The Last Communist", di Amir Muhammad (di Emanuele Di Porto, del 15/10/2007)

The Last Communist è un documentario sulla vita di Chin Peng, storico leader della lotta malese contro la dominazione britannica. Amir Muhammad alterna la ricostruzione della sua esistenza ad un'interessante indagine sulla Malesia contemporanea, ma non riesce del tutto ad evitare la trappola della semplificazione agiografica e della beatificazione del suo protagonista.

Asian Film Festival 2007 - "Triangle", di Johnnie To, Ringo Lam, Tsui Hark (di Leonardo Lardieri, del 12/10/2007)

Stupenda stratificazione di linee e geometrie, di sensibile narrativa, di saturi cromatismi. Tre grandi registi ci confondono e si confondono in un cinema che ritrova la superbia ininterrotta dei movimenti di macchina di Ringo Lam, i vortici del cuore e dell’umanità di Johnnie To, i limiti di genere sorvolati da Tsui Hark

Asian Film Festival 2007 - "It's a Wonderful Life" di Ronald Cheng (Concorso) (di Carlo Valeri, del 12/10/2007)

L’esordio come regista di Ronald Cheng – uno degli attori più in voga presso il grande pubblico di Hong Kong – è una commedia surreale dagli evidenti toni parodistici, molto sbilanciata e figlia di un cinema per ora troppo pianificato nella sua presunta irriverenza per individuare un percorso autoriale convincente

Asian Film Festival 2007 - "Spider lilies", di Zero Chow (di Emiliano Bertocchi, del 12/10/2007)

La regista lavora su diversi piani temporali che riesce ad intrecciare in maniera sorprendente, puntando sui sentimenti, fino a ricomporre l’intero quadro, l’intera storia. Immagini e parole trovano il loro posto senza forzature, finiscono per combaciare perfettamente e tutto questo attraverso una scrittura filmica libera, personale, poetica.

Asian Film Festival 2007 - "Night train", di Yinan Diao (di Emiliano Bertocchi, del 10/10/2007)

Un film che trasmette malessere e angoscia e che attraverso una messinscena gelida e distaccata (anche grazie all’uso del digitale) ci porta in profondità nella reale situazione della Cina contemporanea, un paese che sta pagando a caro prezzo (soprattutto umano) il vertiginoso sviluppo economico degli ultimi anni. Presentato a Cannes 2007.

Asian Film Festival 2007 - "Blind Mountain", di Li Yang (di Leonardo Lardieri, del 10/10/2007)

Con questa storia, il regista (vincitore a Berlino nel 2003 dell’Orso d’argento con “Blind Shaft”), utilizza un anomalo stile documentaristico per ricostruire fedelmente la realta’ della vita rurale cinese. Cosi’ pero’ non si e’ mai troppo liberi di uscire da un quadro teorico, limitato da un tiepido manierismo e insistente didascalia

Asian Film Festival 2007 - "The High Cost of Living", di Yok Wai Leonard Lai (di Emanuele Di Porto, del 10/10/2007)

Film d'azione dai mezzi elementari, sia nel budget che nella struttura, The High Cost of Living rivela una grande attenzione alla costruzione narrativa, efficace nella sua semplicità. La povertà del budget non si può camuffare, ma Yok Wai Leonard Lai riesce ugualmente a creare l'atmosfera malsana e avvincente di una caccia all'uomo urbana.

Asian Film Festival 2007 - "The Mourning Forest", di Naomi Kawase (di Leonardo Lardieri, del 09/10/2007)

La giovane regista giapponese (rivelazione in passato con "Suzaku", "Dance of Memory", "Shara"), tra mille dubbi, unisce il cielo e la terra o meglio solleva la terra al cielo. Stupore della ragione: il rifiuto del passato è discendente, l’interiorizzazione del senso di colpa ascendente. Come un componimento “haiku”, Mogari No Mori, e’ un gioiello, un carillon che l’anima consola: sillabe sussurrate alle immagini, delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza.  

Asian Film Festival 2007 - "Mushishi (Bugmaster)", di Otomo Katsuhiro (di Aldo Spiniello, del 09/10/2007)

Otomo dà libero sfogo al suo genio e costruisce una personale cosmogonia, un mondo fantastico prossimo al crollo, cifra visionario di una realtà in crisi. E, nel creare un universo fantastico, ne rievoca uno ormai scomparso, stabilendo una linea di continuità tra il passato e il futuro

Asian Film Festival 2007 - "Young Yakuza", di Jean-Pierre Limosin (di Sergio Sozzo, del 09/10/2007)

La Yakuza vuole rinnovare la propria immagine, e il documentario si fa portatore di questa evidente operazione di restyling: la ripresa del lato umano della vita quotidiana di un gangster giapponese dimostra chiaramente il disperato bisogno dei boss di giovani da arruolare, perché la vita criminosa pare non attirare più come un tempo le nuove generazioni

 

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