SPECIALE DARIO ARGENTO - Introduzione

Mentre La Terza madre esce finalmente nelle sale e affronta l’esame del pubblico, Sentieri Selvaggi ripercorre l’intera filmografia argentiana, dagli esordi di L’uccello dalle piume di cristallo ai due episodi per la serie Masters of Horror. Un’occasione per guardarsi indietro, per tentare di fare propria la visione di un Autore che non ha mai smesso di mettersi in gioco e, soprattutto, giocare. Nel pieno rispetto de sé e del suo pubblico.

Perché Dario Argento, ancora?

Cosa si può continuare a pensare e scrivere a proposito di un cinema studiato e analizzato nel corso degli anni sin nel più piccolo dettaglio? Niente, o forse tutto. Perché quello del regista romano è un cinema che continua a mutare, a trasformarsi pur rimanendo sempre lo stesso; o meglio, il suo cinema è sempre stato là, impassibile, mentre è il nostro sguardo che, finalmente, capisce ora di doversi rinnovare. Perché quello di Argento, piaccia o meno, è un cinema assolutamente alieno nel panorama italiano (soprattutto oggi), ma che tuttavia, come quello di tutti i grandi maestri, è riuscito a fondare un universo al cui interno domina una coerenza strutturale senza eguali. Nonostante i detrattori non gli abbiano mai perdonato le scelte che, a partire dagli anni novanta in poi, ne hanno delineato il nuovo cammino, film come La Sindrome di Stendhal e Il Cartaio sono ancora la testimonianza di uno sguardo purissimo e liberissimo, grazie al quale lo spettatore si trova spaesato e senza coordinate. Un cinema in divenire che cambia la propria pelle, che si trasforma in altro, e che soffre in prima persona (Asia Argento/Anna Manni, nel film del 1995), per poi negare tutto quanto, per urlare che il sogno risiede là dove lo sguardo non si posa, in uno spazio etereo come la Roma che fa da sfondo a Il Cartaio.

Insomma, ritornare su Argento è un po’ come ritornare a sé stessi, a un amore incondizionato che dura ormai da quasi quaranta anni: perché, è bene non dimenticarlo mai, il cinema di Dario Argento è innanzitutto un atto d’amore, dovuto. Non sempre ricambiato, è vero, ma che non per questo ha diminuito la propria portata. Ritornare su Argento quindi diventa una necessità, per rendersi conto che il viaggio da lui intrapreso nel corso del tempo è un po’ anche il nostro viaggio.

Nei prossimi giorni Sentieri Selvaggi offrirà un approfondimento completo su tutta la sua filmografia, da L’uccello dalle piume di cristallo sino ai due episodi per la serie Masters of Horror, senza trascurare le produzioni e le collaborazioni esterne: la speranza è quella di poter gettare le basi per uno sguardo finalmente nuovo, finalmente libero da qualsiasi interpretazione comandata o preconfezionata.

Un’operazione simile non è di certo la prima: già nel 2004 Nocturno, con il dossier Le porte sul buio, tentò un excursus a 360 gradi con il risultato di ottenere (nonostante il limite di 66 pagine imposto dal formato) quanto di più completo fosse mai apparso nel panorama editoriale italiano.

Per una bibliografia completa su Argento e le sue opere rimandiamo invece a un ottimo volume proprio in questi giorni nelle librerie: Dario Argento – Confessioni di un maestro dell’horror (ed. Alacran), interessante e stimolante libro-intervista a cura di Fabio Maiello. 

Buona lettura!

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