CINEMA. Festa Internazionale del Cinema di Roma 2007 - "Noise", di Henry Bean (Première)
Ancora una New York bestiale è protagonista al cinema: la Grande Mela è qui un inferno di rumori, una giungla di sirene e allarmi che violenta letteralmente le tranquille vite dei borghesi. Una parabola grigia, non nera, sulla capacità di un uomo di uscire da se stesso e di trasformarsi in un vendicatore gentile, un Giustiziere della Notte che colpisce solo macchine e vetrine
Strana carriera quella di Henry Bean: autore e sceneggiatore interessante ma altalenante -è stato persino capace di scrivere il secondo capitolo della saga di Catherine Tramell (Basic Instinct 2)- è occasionalmente anche un regista capace di portare sullo schermo storie originali, raccontate con piglio deciso e fermo di chi è abile a prendere il toro per le corna. Dopo The Believer, escursione aspra e ben riuscita sul mondo dei neo-nazi che ha strappato consensi e altrettante polemiche alla sua uscita nel 2001, ritorna dietro la macchina da presa con un’altra particolarissima storia di un uomo in conflitto con la società che lo circonda. Ma più che la società il problema di David Owen, il protagonista di Noise interpretato da un più che allucinato Tim Robbins, sembra essere la città in cui vive –che poi è la stessa dove è ambientato il precedente film- ovvero New York, la Grande Mela del cinema, la città che forse più di tutte rappresenta e ha rappresentato le distonie dell’uomo moderno (come Allen insegna, del resto).Ma se proprio nel sottogenere della cinematografia newyorkese bisogna cercare degli agganci con questo film, bisogna accostarsi ad altre personalità e ad altre opere. Ad esempio, è curioso osservare come sul fronte della tematica ci sia una quantomeno curiosa coincidenza con l’ultima pellicola dell’iraniano, ma manhattaniano d’adozione, Amir Naderi che, con Sound Barrier, aveva percorso sentieri affini a quelli intrapresi da Bean. È come se la New York di oggi sia sotto il giogo di una schiacciante cappa rumorosa che martella ossessivamente il malcapitato cittadino, come nel caso di David Owen, un tranquillo padre di famiglia che impazzisce a causa dei ripetuti e molesti allarmi che risuonano in città e che creano, guarda caso, proprio una “barriera sonora” tra l’individuo e la società che lo circonda. Anche un’altra avventura newyorkese torna alla mente mentre si vede scorrere Noise ed è quella di Edmond, nell’omonimo sottovalutatissimo film di Stuart Gordon scritto da David Mamet, altra pellicola derivativa, di quelle dove si perde il centro e tutto finisce in farsa, una farsa scritta dal Diavolo, ovviamente. Certo, i tratti luciferini di Noise non sono così caratterizzati come in Edmond -ovviamente la scrittura di Bean è ben altra cosa rispetto a quella di Mamet- e la discesa agli inferi di David Owen non è così definitiva, almeno qui c’è spazio per una sorta di redenzione finale, il giusto premio dopo il calvario. Ma è pur sempre un calvario…
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