Torino 25 - "Doc" di Immy Humes (Fuori Concorso)
Harold Louis «Doc» Humes (1926-1992) è stato tutto e niente, genio folle e trasandato della New York beat degli anni Sessanta, padre amato ed odiato, stronzo di prim'ordine e fervido intellettuale, ma soprattutto pazzo paranoico e complottista “doc” , tanto da farci subito immaginare cosa avrebbe detto se solo avesse potuto vedere quelle due Torri collassare …
Aveva ragione “Doc” Humes. Ecco perché fu considerato pazzo, da rinchiudere.
Sua figlia Immy ce lo dice all’ultimo che aveva ragione, facendoci ricredere e forse ricredendosi su quel padre spesso assente. E così Humes passò la propria vita nella convinzione di essere spiato, pedinato, dall’FBI o dalla CIA, ma nessuno gli credette: solo dopo la morte si saprà che le sue attività “Anti-Americane” ed eversive erano state monitorate costantemente dal Bureau.
Se già è arduo realizzare un film sul proprio padre, con tutte le implicazioni pratiche e morali che concorrono in un rapporto di così stretta parentela, ciò diventa praticamente impossibile se il protagonista è un padre così degenere, davvero fuori da ogni schema. Per cui non deve stupire che Doc, pur se accorato e completo nel suo svolgimento, rimanga forse prigioniero e schiavo del proprio voler essere a tutti i costi uno specchio fedele ove poter vedere il ritratto di un padre, forse un po’ stronzo, ma certamente geniale. Immy Humes forse già sapeva a cosa andava incontro e il solo fatto che sia riuscita a restituire, almeno parzialmente, quella vis anarchica che ha contraddistinto il percorso umano e professionale del padre, è già un piccolo grande miracolo. Un omaggio di cuore, o meglio, di pancia, quello che la figlia regala al proprio padre, morto ormai da 15 anni: un omaggio fatto di carne, corpi, dolore, sangue e viscere, che scende nei meandri dell’abisso e che si discosta quanto più possibile dall’ottica dell’agiografia, peccato veniale e abituale del documentario post-mortem. E sarà pure un caso ma sembra già essere la figura complessa ed autoritaria del padre al centro di questa venticinquesima edizione del festival torinese, con The Savages e Doc – pur nelle loro grandi differenze- si delineano infatti due figure paterne simili, entrambi alle prese con la demenza senile, con i rispettivi figli divisi tra la devozione e l’odio.
Un pò come quello che questa nuova edizione del Festival di Torino sembra intrattenere con il proprio passato, con i propri padri, putativi e non.
Ma sarà certamente un caso…
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