TORINO 25 - "The Savages", di Tamara Jenkins
Dopo L’altra faccia di Beverly Hills, Tamara Jenkins torna sulla famiglia americana. Con il suo secondo lungometraggio, che ha aperto ieri la 25a edizione del Torino Film Festival, la regista di Philadelphia non cede ai giochi del pietismo né a quelli della semplificazione, pur scegliendo di raccontare lo spinoso tema del ‘passaggio di consegne’ tra genitori e figli
Dopo L’altra faccia di Beverly Hills, Tamara Jenkins torna sulla famiglia americana. Con il suo secondo lungometraggio, che ha aperto ieri la 25a edizione del Torino Film Festival, la regista di Philadelphia non cede ai giochi del pietismo né a quelli della semplificazione, pur scegliendo di raccontare lo spinoso tema del ‘passaggio di consegne’ tra genitori e figli. Wendy, interpretata da Laura Linney (The Truman Show, Potere Assoluto, Mystic River, The hottest state), e Jon, cui dà corpo Philip Seymour Hoffman (Scent of a woman, La 25a ora, Capote), sono due fratelli dalle vite lontane e non comunicanti. Il precipitare delle condizioni di salute del loro padre, Lenny, li riunisce in Arizona: The Savages si apre su questa sorta di Eldorado della vecchiaia, tra cactus e recrudescenze senili, serialità di plastica e fotografia di sole accecante. A questo onirico sunny side Tamara Jenkins contrappone il buio e il gelo dei posti nativi: East Coast, Niagara Falls, i boschi tra Ohio e Pennsylvania. Da una parte la vita che non vuole mollare; dall’altra la vita che non sa come liberarsi di viziosi e vischiosi circoli senza uscita, fatti di anestesie impasticcate, aerobica televisiva, bugie che chiamano attenzione, case piene di carte e vuote di immediatezze. Dall’alto della sua demenza senile, Lenny Savage (un bravissimo Philip Bosco - Abandon, Hitch) dà impagabili lezioni di vita a colpi di humor asciutto e affilato ai due figli; dal basso dei loro Ph.D., Laura e Jon si fronteggiano
alternando fraterno cameratismo e amara competizione. Hoffman si conferma mago della trasfigurazione dando vita ad un prototipo di professore americano di raro realismo, Laura Linney è un prisma mobile di interpretazioni e continui cambi di direzione ed emozione. Tamara Jenkins racconta con mano abbastanza sicura, e soprattutto con semplicità, ciò che mostra di conoscere bene, e raggiunge il punto più alto della pellicola quando scava per immagini nel buio delle solitudini reciproche dei due fratelli nella stanza d’albergo, sospesi tra un passato di casuale o forzata condivisione - l’infanzia - e un presente che improvvisamente li investe di complicazioni. The Savages, un felice caso di resa visiva del punto in cui nel cerchio della vita tragico e humor, morte e nascita si toccano.
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