TORINO 25 - "Charlie Bartlett", di Jon Poll (Anteprime)

La pellicola si misura con tematiche già spesse volte affrontate, addentrandosi lungo i territori accidentati dell’adolescenza. Nonostante i buoni propositi però, Charlie Bartlett non riesce a superare i limiti entro i quali esso stesso si costringe, rinunciando ad esplorare quelle zona d’ombra che rendono il dramma dell’esistenza così affascinante

Charlie_BartlettPer l’esordio alla regia Jon Poll, già montatore per diversi film di successo e produttore esecutivo di 40 anni vergine, sceglie di addentrarsi lungo i territori accidentati dell’adolescenza. Insieme a Charlie passa in rassegna volti e personaggi, attraversando i corridoi di un liceo simile a tanti altri, imbattendosi nelle anime fragili di chi cerca di sopravvivere alla propria età. Lo fa con uno sguardo curioso e attento, teso a rintracciare le origini di determinati comportamenti, responsabili di spietate dinamiche di gruppo dalla sconvolgente pericolosità. Ed ecco emergere le insicurezze di una schiera sterminata di ragazzini, tirati su da genitori incapaci di ascoltare e di assumersi le proprie responsabilità. A colmare il vuoto lasciato dagli adulti in crisi d’identità è proprio Charlie Bartlett, interprete trasformista di più ruoli, da quello di elegante sfigato figlio di papà, a quello di pusher nuovo idolo della scuola, a quello di psicologo dispensatore di efficaci consigli, lungo quella strada che porta dritta verso la popolarità. Gioca con le stesse armi con il quale il mondo in cui vive vorrebbe combatterlo, riuscendo a conquistare la tanto agognata leadership, scoprendo l’amore perfino, il primo, puro, profondo.

La pellicola, presentata nella sezione anteprime del Torino Film Festival, si misura perciò con tematiche già spesse volte affrontate, tentando di sviare dai soliti percorsi. Nasce così un teen-movie anomalo che, seppure improntato ad uno stile ironico e divertente, cerca di far riflettere sulla complessità dei rapporti tra i singoli individui, primo fra tutti quello tra genitori e figli. Il tutto tenuto in piedi da personaggi segnati dal dramma della perdita, per questo inclini a comportamenti al limite della normalità, troppo spesso ridotti a patetici ubriaconi dall’aria simpatica (questo il caso di Hope Davis, nel ruolo della madre di Charlie e di Robert Downey Junior, in quello del preside della scuola). Nonostante i buoni propositi “Charlie Bartlett” non riesce a superare i limiti entro i quali esso stesso si costringe, non scava nel profondo, disegnando anche i personaggi più interessanti con eccessiva semplicità. Jon Poll si mantiene al di qua del filo spinato: gli è mancato il coraggio per spingersi oltre, rinunciando ad esplorare quelle zona d’ombra che rendono il dramma dell’esistenza così affascinante. 

 

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