TORINO 25 - "Lascia perdere, Johnny!", di Fabrizio Bentivoglio (Panorama Italiano)

Banchetti onirici, vita che insegue il sogno, blu mediterraneo nel primo lungometraggio di Fabrizio Bentivoglio. Emerge la volontà di raccontare una storia nel modo più immediato e onesto possibile, alternando scavi e soggettive, lo studio del protagonista e il suo punto di vista sugli altri e sul mondo

Banchetti onirici, vita che insegue il sogno, blu mediterraneo nel primo lungometraggio di Fabrizio Bentivoglio. Ispirato alle storie raccontate al regista da Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, Lascia perdere, Johnny! è un racconto che fa felicemente perno sul personaggio di Faustino (Antimo Merolillo, un esordio immediato e misurato), un ragazzo che vive la Caserta degli anni Settanta sognando di fare il musicista. Nel frattempo, accetta di buon grado la gavetta di factotum nella banda del Maestro Falasco (Toni Servillo, un musicista/bidello che sembra uscito da un pezzo di Vinicio Capossela), anche se questo lo rende quasi troppo occupato per dedicarsi allo studio della musica. Due incontri cambiano, almeno per un po’, la sua vita: prima quello con l’impresario Raffaele Niro (Ernesto Mahieux – Salvatore – Questa è la vita, Nuovomondo, L’imbalsamatore, All the invisible children) che gli propone di suonare nell’orchestra di Augusto Riverberi, poi quello con lo stesso Riverberi (Fabrizio Bentivoglio), musicista che arriva da Milano a movimentare le esistenze di tutti i personaggi. Nel film di Bentivoglio emerge con chiarezza la volontà di raccontare una storia nel modo più immediato e onesto possibile: dentro le case dei protagonisti, da un momento all’altro della quotidianità, alternando con equilibrio scavi e soggettive, lo studio del protagonista e il suo punto di vista sugli altri e sul mondo. Bentivoglio azzecca in particolare, con mano delicata, la resa del rapporto tra Faustino e sua madre (Lina Sastri – Ecce bombo, Vite strozzate), e tra Faustino e Annamaria (Valeria Golino), l’estetista di cui il ragazzo è innamorato: piccoli momenti solo abbozzati, quasi di traverso, nel primo caso; sognati e quasi struggenti nel secondo. Il resto lo fanno la banda ‘accroccata’ di Falasco, un lavoro notevole sulla scelta delle facce che animano la pellicola, e soprattutto un’auto-ironia leggera, quasi impercettibile, che avvolge il personaggio interpretato da Bentivoglio e l’atmosfera del film, rappresentandone forse il principale valore aggiunto.
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