TORINO 25 - "Vogelfrei", di Janis Kalej, Gatis Smits, Janis Putnins, Anna Viduleja (Concorso)
Per Janis Kalej, Gatis Smits, Janis Putnins e Anna Viduleja i grandi cambiamenti che investono l’universo non sono il risultato di violente trasformazioni, ma la naturale conseguenza del cronologico succedersi degli eventi. Vogelfrei attraversa i punti nodali della vita di ogni uomo, dipingendone i tratti con pacifica rassegnazione. dall’alba al tramonto in un continuo ripetersi di inesorabili riti di passaggio
Sempre uguale a sé stesso il ciclo della vita trascina con sé gli uomini. Ogni età con i suoi pomeriggi assolati e le sue fredde notti, dall’alba al tramonto in un continuo ripetersi di inesorabili riti di passaggio. Inesorabili come il fluire del tempo e l’alternarsi delle stagioni, il sorgere del sole e il risvegliarsi delle stelle al tramonto, inevitabili come l’amore, necessari come la morte, attraverso l’eterna contraddizione dell’esistenza. Infiniti sono i percorsi lungo i quali procedere, obbligate le tappe, fino al traguardo finale, in un unico miracoloso cerchio che riporti i passi lenti di un vecchio stanco sui sentieri spensierati dell’infanzia.
Per Janis Kalej, Gatis Smits, Janis Putnins e Anna Viduleja i grandi cambiamenti che investono l’universo non sono il risultato di violente trasformazioni, ma la naturale conseguenza del cronologico succedersi degli eventi. È così che Teodor, il protagonista di Vogelfrei, passa senza troppe difficoltà dalle corse dell’infanzia alla solitudine intimista della giovinezza, per poi sperimentare le spigolose difficoltà della maturità. Irreversibile appare il processo della crescita, ma rassegnato a confluire nei silenzi di una vecchiaia consapevole.
Niente fratture perciò, né contrasti, nel lungometraggio lettone in concorso, per il quale quattro registi, già singolarmente autori di opere cinematografiche, hanno lavorato congiuntamente, curando anche soggetto e sceneggiatura. Durante i 95 minuti della pellicola, quattro sono le fasi cruciali della vita di Teodor, ciascuna vista con gli occhi di un regista diverso. Più luminosa e libera la prima parte, che illustra i vivaci giochi di un Teodor bambino in un bosco variopinto. Più cupa e tormentata la seconda, che si porta dietro le incertezze e le delusioni dell’adolescenza. La terza parte, quella che coincide con l’età adulta del ragazzo, appare più debole e impersonale, investita da una luce dai riflessi glaciali. Infine l’ultima parte, che sembra partecipare della luce iniziale, rendendo conto della vecchiaia riconciliatoria del protagonista, tesa verso gli spazi aperti di un cielo terso all’imbrunire.
Pur non essendo un’opera unitaria, Vogelfrei scorre placido come un ruscello di montagna. Attraversa i punti nodali della vita di ogni uomo, dipingendone i tratti con pacifica rassegnazione. Un affresco esistenziale lucido e nitido, che rimane all’altezza degli occhi.
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