TORINO 25 - "Once", di John Carney (Anteprime)
Dublino: un cantante di strada incontra una ragazza dell’Est Europa e sogna di potersi nuovamente innamorare. In realtà dovrà solamente aggiustarle una aspirapolvere rotta ed evitare di farsi troppe domande: direttamente dal Sundance un film che dove regna la musica e poco altro.
Premiato (dal pubblico) al Sundance sbarca in Italia al Torino Film Festival l’irlandese Once, pellicola diretta da John Carney, un regista già affermatosi con alcune opere che hanno sicuramente aiutato a lanciare l’attore irish Cillian Murphy (On the Edge, 2001, e Zonad, 2003). Ma il vero miracolo è che questo film abbia già una distribuzione italiana, la Eagle Pictures, il che, in una nazione come la nostra dove la distribuzione cinematografica sembra risentire di tutta una serie di morbi e di sindromi, è già di per sé una notizia. Ciò che più ci stupisce è il fatto che, nella nevrosi distributiva di cui siamo ostaggi, trovano spazio film come Once, il quale sembra essere niente di più e niente di meno di un musicarello italico, e invece rimangono alla frontiera pellicole quali, tanto per rimanere Oltremanica, This Is England di Shane Meadows, presentato con tanto di ovazione popolare alla Prima Festa del Cinema di Roma e ancora assente dalle nostre sale. Davvero vorremmo che qualcuno, prima o poi, ci spiegasse l’arcano…
Tornando al nostro Once, non possiamo fare a meno di notare come il film ricalchi più o meno pedissequamente le linee guida della selezione ufficiale (dunque, escludiamo quelle sezioni limitrofe come le retrospettive, "Lo stato delle cose" e "La zona"…) di questa (prima) edizione della Torino by Nanni: innanzitutto, Once è un film che si sviluppa in modo dannatamente lineare, senza nervature, scorrendo via troppo facilmente verso una fine già annunciata fin dai titoli di testa. Questa favola ambientata in una Dublino fatta solo di grandi vie commerciali sembra solame
nte essere uno spottone per le doti musicali del protagonista e del regista (il quale ha scritto e musicato tutte le canzoni del film), non a caso dunque ci riferivamo al musicarello italiano degli anni Sessanta, dove la messa in scena sembra trovare spazio solamente in funzione di questo. Prendiamo, ad esempio, la scena in cui la ragazza esce di notte per andare a compare le batterie del suo walkman: ecco, lungo il suo ritorno a casa la pellicola pare trasformarsi in un videoclip, di quelli che pullulano nelle nottate di MTV. E a dirla tutta, poi, alcune delle canzoni cantate nel film funzionano davvero, peccato che si debba sentirle una decina di volte ciascuna…
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Guardi non è degno di commenti, visto che è un film semplice e bellissimo nello stesso tempo, tocca i sentimenti in maniera coinvolgente accompagnato poi da canzoni stupende. Deve capire che alla maggiorparte della gente piacciono molto questi film perchè a volte senza volerlo toccano profondamente l' animo anchè perchè possono ricordare vicende simili o quasi, accadute nella propria vita. Sono un toccasano in questo mondo di m...a.
Inviato da alessandro.5o@live.it il 14/01/2012
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