NERO/NOIR - Il samurai e l'arte del delitto
Un personaggio ammaliante, un ronin che vaga nel Giappone in rovina del diciassettesimo secolo, risolvendo delitti. Marcos y Marcos ha appena finito di pubblicarne le gesta in Italia in una trilogia d’impatto, dai chiari riferimenti cinematografici, da Mizoguchi a Kurosawa.
Si chiama Matsuyama Kaze, che significa «Vento nella pineta». È un nome inventato, perché l’ex samurai è in realtà un ronin, un randagio senza padrone che, dopo la sconfitta delle forze alleate a Toyotomi Hideyoshi nella battaglia di Sekigahara, è in fuga dai nemici, non svela la sua vera identità sino alla fine. Un personaggio mitico eppure di grande verosimiglianza, un combattente nato, di media corporatura ma dal talento innegabile con la katana in mano. Kaze è uno spadaccino, di quelli con l'arma nel sangue, un uomo che vive per il bushido, il codice d’onore, che non ammette il torto neanche quando se lo trova di fronte. Ed è così che, nel suo esordio, Agguato all’incrocio, finisce per indagare su un misterioso omicidio.
Matsuyama Kaze è un esempio di epos del sol levante: nasce dalla penna vivace di Dale
Furutani, scrittore di origini giapponesi, hawaiiano d’adozione. Pur non essendo nato e cresciuto in Giappone l’autore ne padroneggia pienamente riti, cultura e tradizioni. Durante un viaggio nella terra dei suoi avi, sulla antica strada Tokaido, la trasversale che univa Kyoto a Edo, l’antica capitale Tokyo, formula l’ipotesi di Vendetta al palazzo di giada, secondo capitolo della trilogia.
Le mirabolanti avventure di Kaze, concluse con l’ultimo arrivato, A morte lo shogun!, che completa tutti i misteri e ricuce ogni filo lasciato in sospeso nei due precedenti romanzi, sono storie di grande umanità. Il suo spirito guerrigliero è lo stesso che pervade i film di Kurosawa Akira – Yojimbo è l’evidente riferimento spirituale di Vendetta al palazzo di giada, dove la ricerca di una ragazza scomparsa porta alla luce un mondo scabroso – o Mizoguchi Kenji. Da I racconti pallidi della luna d’agosto, per esempio, sono mutuate alcune bellissime scene corali di ricostruzione popolare. Uno dei dettagli che maggiormente
caratterizza le opere di Furutani è proprio la cura minuziosa dei particolari. Insieme al rigore etico, all'ironia e al grande senso del ritmo.
La sua prosa, scorrevole, è il necessario antipasto per entrare in un modo cupo e misterioso, dove il delitto è sempre in agguato, eppure storicamente ineccepibile. Grazie a Furutani, così come avveniva con le pellicole dei più importanti registi dei grandi classici a base di spade e di samurai – ed è questo il principale pregio, un piccolo miracolo di perizia – si viene avvinti imparando. Le storie gialle, sempre tese, sempre ricche di colpi di scena, aiutano a maggior ragione chi ami il genere e cerchi un prodotto di qualità. Il ronin-investigatore indaga con coraggio e astuzia, e non si perde d’animo neanche nelle situazioni più complicate. In Vendetta al palazzo di giada, il più forte dei tre episodi – che possono essere letti anche singolarmente, senza che se ne
perda gusto nella fruizione – si ritrovano anche vaghi echi di Edogawa Rampo, il maestro del nero giapponese.
L’universo noir di Furutani è al tempo stesso, però, leggero e sarcastico. Non mancano nei personaggi e nelle icone facilmente riconoscibili riferimenti al passato e al presente di una nazione in contraddizione. Tanto l’ingenuità contadina dei Tora-san di Yamada Yoji quanto la violenza dei duelli di Kato Tai. Se l’imperatore in persona, Kurosawa Akira, avesse potuto mettere mano sui tre romanzi, ne siamo sicuri, avrebbe potuto trarne una trasposizione magistrale. Ma anche così, su carta, l’opera è di una ricchezza e di una complessità, intesa come unicum narrativo, da risultare cinematografica sin dalle prime pagine.
Se l’epopea di Matsuyama Kaze – che dei gloriosi personaggi impersonati da Mifune Toshiro è sicuramente un perfetto alter-ego letterario – è teoricamente finita, il suo spirito colora d’onore il cielo azzurro e dà un nuovo senso al concetto giapponese di noiru. In attesa di un epigono che sappia eguagliarne, su carta a o su schermo poco importa, la perfezione morale.
Trailer di Yojimbo di Kurosawa Akira:
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