BERLINALE 58 - "Bei wang lu/Invisible City", di Tan Pin Pin (Forum)
L’autrice di Moving House e, soprattutto, del censuratissimo Singapore GaGa, un caso in patria ma non solo (visto il successo ottenuto nei festival di tutto il mondo), ha presentato in anteprima europea nella sezione Forum della 58. Berlinale il suo ultimo lavoro, Invisible City.
Ancora una volta Tan Pin Pin, documentarista singaporegna oramai conosciuta in tutto il mondo, ha sconvolto con una propria opera il controllatissimo orizzonte del suo paese, indangando le memorie e le macerie di una nazione che non ha alcuna voglia di fare i conti con il proprio passatoe con le proprie ferite.
L’autrice di Moving House e, soprattutto, del censuratissimo Singapore GaGa, un caso in patria ma non solo (visto il successo ottenuto nei festival di tutto il mondo), ha presentato in anteprima europea nella sezione Forum della 58. Berlinale il suo ultimo lavoro, Invisible City. Da quando Singapore è diventato indipendente nel 1965 tutto è cambiato ad una velocità folle: sì è passati dal Terzo al Primo Mondo in una manciata di anni e il costo di questa operazione è stato a dir poco alto. Ed è proprio in quell’Invisible City che si sono rifugiate, in fuga da una società in cerca solo di un futuro luminoso, le memorie e le immagini del paese: un cono d’ombra che investe ed inghiotte tutto ciò che non va di pari passo con la modernizzazione e la globalizzazione galoppanti. Ed in un paese che non ha memoria, o che almeno sembra non volerne avere, bisogna ricorrere ai mezzi più disparati per rievocarla. Tan Pin Pin inizia col seguire un team di archeologi, alle prese con ritrovamenti interessanti come una bottiglia di Coca Cola del 1956 (anche se recente, si tratta pur sempre di un passato da analizzare...), poi porta in scena un vecchio documentarista inglese che ha girato molto materiale nella Singapore che fu, infine segue il dibattito di un attivista cinese alle prese con il proprio posto nella Storia.
Quello che emerge è un paese frammentato, disturbato dal proprio passato e che rifugge da ogni tentativo di evadere dal proprio tranquillo recinto: come se fosse impossibile guardarsi allo specchio e fare i conti col proprio passato.
Tan Pin Pin continua a provarci.
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