BERLINALE 58 - "Happy-Go-Lucky", di Mike Leigh (Concorso)
Quello di Leigh è un cinema che si è improvvisamente alleggerito, capace di rispolverare la faccia del Free Cinema più anarchico nel mostrare la vita di un’ ‘aliena’ a Londra, seguita come se fosse in un documentario ma anche danzante e colorata come in un musical. Convincente della protagonista Sally Hawkins, che appare come la versione inglese della Amélie di Jeunet. Soltanto che, rispetto a quest’ultimo, il film di Leigh appare più vero e spontaneo
Si è improvvisamente – e sorprendentemente – alleggerito il cinema di Mike Leigh. Happy-Go-Lucky prosegue nella linea di quei ritratti al femminile forti che avevano caratterizzato, per esempio direttamente Il segreto di Vera Drake e Segreti e bugie e parte di Tutto o niente; di quel film l’istintività di Rachel, una giovane addetta delle pulizie di una casa per anziani è simile a quella della protagonista di quest’ultimo film. Il tono da commedia invece riprende quello di Dolce è la vita e Ragazze anche se quest’ultimo film risulta drammaturgicamente meno costruito.
Happy Go-Lucky sembra seguire, con una forma che si avvicina quasi al “cinema diretto”, la vita di Poppy - una convincente Sally Hawkins, che aveva già lavorato con Leigh in Tutto o niente ed è tra i personaggi dell’ultimo film di Woody Allen Sogni e delitti – e le sue avventure. La ragazza, un’insegnante del Nord di Londra, sembra avere un’esistenza piuttosto complicata. In realtà è sempre circondata da un gruppo di persone che restano sempre molto affezionate a lei. Leigh segue Polly, quasi come in un documentario. Non da alcun giudizio e non tira nessuna conclusione. La sua complicità stavolta è più scoperta. Il cineasta inglese ama il suo personaggio pur volendo cercare di raccontarlo in modo neutrale. La sua macchina da presa si sofferma sul suo volto, sulle sue reazioni. Stavolta però non vuole estrapolare da lei il suo dolore ma la sua sfronttaezza. Affidandosi ancora una volta all’illuminazione del fedele direttore della fotografia Dick Pope, Leigh realizza un film folle e colorato, autentico ma mai estremizzante (come in passato) nei momenti più drammatici come nel caso del rapporto tra Polly e un suo alunno in difficoltà e pieno di delirante follia in alcuni personaggi, come l’insegnante di scuola-guida di Polly.
Happy-Go-Lucky appartiene a delle zone estranee dell’attuale cinema inglese, richiama le traiettorie danzanti dei film di Lester con i Beatles e ricorda la fase del Free Cinema più anarchico. Polly potrebbe essere la versione al femminile di Morgan in Morgan, matto da legare di Reisz. Come lui, si esprime verbalmente ma anche con il corpo. Happy-Go-Lucky potrebbe anche considerarsi la faccia inglese di Il favoloso mondo di Amélie dove le due ‘aliene’ protagoniste sembrano muoversi in uno spazio che è come se gli appartenesse. Rispetto a quello di Jeunet però, il film di Leigh appare contemporaneamente più vero e più spontaneo.
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