BERLINALE 58 - "Tirador", di Brillante Mendoza (Forum)

Alla soglia dei cinquant’anni, e al suo sesto film da regista, Mendoza riparte ancora dagli slums di Manila per tracciare parabole di vite disilluse, polverose, fangose, come le favelas dove vivono, spettri di città maleodoranti e precarie. L’autore di Foster Child e di Manoro presenta nella sezione Forum della 58. Berlinale la sua ultima opera.

Sembra sempre essere lì, immobile, immutabile, senza speranza come i propri personaggi, il cinema di Brillante Mendoza, cineasta filippino di cui ogni nuovo film non si può evitare di paragonarlo a quelli del maestro per eccellenza del cinema di Manila, quel Lino Brocka regista di straordinario talento ma dalla vita sfortunata le cui opere sono ancora decisamente poco conosciute. Eppure il cinema di Mendoza sembra sempre ripartire di slancio, e con incredibile velocità poi, quasi fagocitando la lezione del maestro per poi riattualizzarla ed epurarla dagli inestetismi del tempo. Alla soglia dei cinquant’anni, e al suo sesto film da regista, Mendoza riparte ancora dagli slums di Manila per tracciare parabole di vite disilluse, polverose, fangose, come le favelas dove vivono, spettri di città maleodoranti e precarie. Come al solito a colpire maggiormente è l’uso che l’autore fa del digitale, mezzo espressivo adoperato qui in tutte le sue potenzilità: seguendo i personaggi nel loro girovagare spesso senza meta, nelle loro fughe precipitose e colpevoli, nei loro accesi scatti d’ira, Mendoza si “diverte” a pixelare la realtà, modificandone sostanzialmente i connotati, attaccando lo statuto stesso dell’immagine.
Ambientato dopo la Settimana Santa del 2007, il film prende le mosse durante la campagna elettorale per le presidenziali filippine: come sempre nelle opere del regista di San Fernando si parte da un problema inerente all’intera società filippina (nel caso di Tirador, la gestione della politica, mentre in Foster Child, ad esempio, era il sistema delle adozioni ad essere messo sotto accusa) ma in realtà ci si sofferma più che altro su pochi personaggi, solo alcuni dei tanti “potenziali” protagonisti che compongono l’immensa massa umana della realtà filippina. Personaggi-tipo, insomma, in cui poter ritrarre un’umanità deviata, sporca, cinica, che cerca in mezzo ad un guado fangoso la propria dentiera, oppure nella lotteria la fortuna che non troveranno mai. Inutile muoversi, affannarsi, angosciarsi, tutto è scritto nel destino: per questa gente è impossibile solo pensare di poter cambiare vita. Di fare un passo verso l’alto nella scala sociale non se ne parla proprio...

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