BERLINALE 58 - "Maré, nossa história de amor", di Lucia Murat (Panorama)
Una “West Side Story” in brasiliano, sulla base di musica hip-hop, di rap, fank e samba. Ispirato a “Romeo e Giulietta”, il film racconta l’amore impossibile di due giovani che vivono nelle favelas. Due bande di trafficanti di droga rivali si affrontano per conquistare il quartiere ed in mezzo una scuola di ballo prova a tenere lontani i giovani dalla strada
Una “West Side Story” in brasiliano, sulla base di musica hip-hop, di rap, fank e samba. Ispirato a “Romeo e Giulietta”, il film racconta l’amore impossibile di due giovani che vivono nelle favelas. Due bande di trafficanti di droga rivali si affrontano per conquistare il quartiere. In mezzo a questa guerra, c’e’ una scuola di ballo frequentata anche da Analidia e Jonathan, i protagonisti della storia. Jonathan ha un sogno: vuole diventare un dj e incidere un disco. Dovra’ decidere se seguire i consigli di un onesto e idealista musicista di samba, suo amico, o accettare i soldi sporchi guadagnati dal fratello adottivo spacciatore, intenzionato a finanziare il progetto dello stesso Jonathan. Particolarissima opera di Lucia Murat, regista di Rio de Janeiro, proveniente dal documentario, conosciuta soprattutto per Quase dois Irmãos (sulla complessa dialettica sociale tra classe media e abitanti afrobrasiliani delle favelas), vincitore nel 2004 del Festival do Rio, tra le piu´importanti manifestazioni cinematografiche dell’America Latina. Non un film memorabile, ma senza dubbio un lavoro coraggioso, in cui si tenta (e spesso si riesce) a combinare il musical e il cantato, con il recitato, tra cromatismi saturi, con coreografie di ballo ben imbastite. Peraltro, il film sembra seguire altre due condotte: dal registro iniziale piu´propriamente vicino alla commedia, a quello della seconda parte sicuramente drammatico, con vere e proprie sparatorie e tragiche morti. Mai alla ricerca del postmoderno spinto e del futuribile esasperato, la regista sembra saper aver ricostruito la sua location, creeando un grande teatro di posa in cui ci si perde nel vicoli angusti, tra le stratificazioni urbane tipiche della favela brasiliana. Forse la pecca piu´grande di questa opera e´l’eccessivo didascalismo e quindi una regia troppo scolastica che predilige aprirsi e liberarsi un po’ solo quando fa ballare i suoi ballerini professionisti.
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