BERLINALE 58 - "Arumdabda/Beautiful", di Jaihong Juhn (Forum)

Un film alla Kim Ki-duk: un cinema che porta con sè sempre la stessa struggente malinconia, la solita voglia di irretire lo spettatore prima per colpirlo senza pietà poi; un cinema che porta con sè tutto il suo corollario algido e disumano, un cinema che trova la sua migliore definizione in un ossimoro, un cinema “fintamente sincero”.

 

Beautiful, firmato dall’esordiente Jaihong Juhn, è uno di quei classici film in cui si avverte, pesante, la presenza di un altro autore dietro, oltre al regista, un’ombra lunga ed ingombrante che spesso non porta a nulla di buono. Jaihong Juhn è stato assistente di Kim Ki-duk nei suoi ultimi film, e l’esordio alla macchina da presa arriva proprio dietro l’imput produttivo, a produrre la pellicola infatti è la Kim Ki-duk Film (la casa di produzione creata dal regista), e creativo, sua anche la sceneggiatura, dell’autore de L’isola e Ferro 3. E il marchio è di quelli pesanti, ingombranti: Kim Ki-duk, ormai a tutti gli effetti un autore “occidentale”, che è presente con i suoi film nei maggiori festival europei, che conquista buoni risultati anche nei vari box-office nazionali oltre ha riscuotere grande successo presso la critica, ha insomma plasmato a sua immagine e somiglianza questo Beautiful, nel bene e nel male, sia chiaro. Inutile forse sciorinare tutte le caratteristiche di questo cinema malsano, morboso, feticista, vittima di una sindrome ossessivo-compulsiva che lo mette sempre un passo indietro (o avanti, a seconda dei casi...) alla ridicolaggine, alla comicità involontaria e alla tragicommedia. Un cinema mentalmente instabile, insomma, assurdo, che affoga in questi amori, se così si possono chiamare queste follie, lacerati e laceranti. Un cinema che porta con sè alcune prove d’attore strabilianti, sia per aderenza al personaggio sia per intensità emotiva ma soprattutto fisica, come se dovessero esseri i corpi stessi degli attori a portare addosso i segni fisici del cinema, come un inevitabile parto cesareo, come delle stigmate indelebili. Un cinema che porta con sè sempre la stessa struggente malinconia, la solita voglia di irretire lo spettatore prima per colpirlo senza pietà poi; un cinema che porta con sè tutto il suo corollario algido e disumano, un cinema che trova la sua migliore definizione in un ossimoro, un cinema “fintamente sincero”.
Ma questo è Kim Ki-duk, soprattutto quello degli ultimi film, prendere o lasciare, e questo è Beautiful: mancano, certo, quelle intuizioni visive, quasi pittoriche, proprie dell’autore di Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera, forse l’unico grande marchio di fabbrica di KKd che manca nel film e, paradossalmente, proprio in questa assenza si avverte la presenza di Kim Ki-duk dietro la macchina-cinema di quest’opera.
Una firma, l’ennesima. Stavolta tenuta celata.

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio
CANNES 65 - John Hillcoat annuncia un nuovo progetto
Triple Nine, poliziesco con Shia LaBeouf