BERLINALE 58 - "Lady Jane", di Robert Guédiguian (Concorso)

Ambientato sempre a Marsiglia e con il gruppo di tre protagonisti che caratterizzano il cinema del regista francese (Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylain), quest’ultima pellicola appare un’operazione fredda, incapace di surriscaldarsi ed dissolvento quell’attesa e quella tensione propri dei polar

Le atmosfere del polar appaiono alquanto estranee al cinema di Robert Guédiguian. Eppure questa era una trama perfetta alla Clouzot nella modo in cui viene progressivamente creata la ‘discesa all’inferno’ dei protagonisti, legati dal passato e costretti dal destino a riunirsi nuovamente.

Ambientato a Marsiglia, Lady Jane vede protagonisti Muriel, François e René. Negli anni Settanta i tre facevano furti e rapine. Una notte però si trovano nella condizione di uccidere un gioielliere. Da quel momento decidono di non incontrarsi più per dimenticare tutto. Una mattina però scompare Martin, figlio di Muriel. Il ragazzo è stato rapito. La donna così decide di ricorrere all’aiuto dei suoi due compagni che non vede da tempo.

Come in quasi tutta la filmografia del cineasta francese, restano immutate ambientazione e protagonisti. La vicenda del fillm si svolge sempre a Marsiglia e i tre attori principali sono sempre Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylain. Lady Jane però appare come l’esempio di un’operazione fredda, con espliciti richiami temporale come per aprire il divario tra passato e presente, incapace di surriscaldarsi anche in alcuni momenti che appaiono come capisaldi del genere. C’è, per esempio, il momento in cui Muriel deve consegnare i soldi del riscatto. Di vedetta, in due posti diversi, ci sono François e René. Si trovano in una stazione ferroviaria. C’è un orologio inquadrato che dovrebbe scandire il ritmo. Eppure Guédiguian annulla tutto in primi piani e in una dilatazione dell’azione che però non produce alcuna tensione. Per fare questo bisogna avere il polar nel sangue. Guédiguian, più abituato a ‘quadri intimi’ marsigliesi come Marius e Jeannette – pur essendo un cineasta capace anche di spaziare con esiti molto felici come nel biografico-politico Le passeggiate al Campo di Marte – probabilmente ama il genere, divora libri gialli, ha visto e rivisto tutti i noir statunitensi degli anni Quaranta e Cinquanta. Non possiede però non solo quella ferocia di uno Chabrol ma neanche quella disperazione di un Lucas Belvaux. In Lady Jane ogni stado d’animo e rivelato subito senza essere nascosto (il fallimentare rapporto tra François e la moglie in quanto l’uomo è ancora innamorato di Muriel) e ogni azione viene portata subito a compimento e finita, senza aspettare quei secondi fatali o creare quell’attimo di attesa che può essere decisivo. Ciò si vede nell’omicidio di Martin e negli scontri tra François e i malviventi. C’è un passato che ritorna come vendetta. Ma Guédiguian, come si è detto, mostra tutto. Ogni ambiguità è dissolta.

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