BERLINALE 58 - "The Other Boleyn Girl", di Justin Chadwick (Fuori concorso)
Dal romanzo omonimo di Philippa Gregory, Chadwick costruisce un’accurata confezione in un’opera però prevalentemente illustrativa, anestetizzata nella sua dimensione più sanguigna e in balia di musiche ridondanti. Nel confronto tra le due star, Natalie Portman prevale nettamente su Scarlett Johansson. Piuttosto a disagio Eric Bana nei panni di Enrico VIII
Due sorelle per un re. The Other Boleyn Girl (che in Italia uscirà il 24 aprile con il titolo L’altra donna del re), non è l’unico adattamento del romanzo omonimo di Philippa Gregory (edito in Italia nel 2006 da Sperling & Kupfer) da cui il film è tratto. Nel 2003 infatti è stato realizzato un altro film-tv diretto da Philippa Lowthorpe con Jodhy May e Natacha McElhone nei panni rispettivamente di Anna e Maria Bolena e Jared Harris in quelli di Enrico VIII. Ovviamente il film realizzato da Justin Chadwick (alla sua prima regia cinematografica dopo aver diretto numerose serie televisive) appare già più sontuosa sia per la presenza di un cast di prim’ordine – Natalie Portman, Scarlett Johansson ed Eric Bana oltre Kristin Scott-Thomas in quelli di Lady Elizabeth, la madre delle due sorelle – sia per una ricostruzione dettagliatissima che vede nel cast anche la presenza della costumista Premio Oscar Sandy Powell. La vicenda è ambientata sotto il regno di Enrico VIII (1509-1547). La giovane Anna Bolena viene mandata alla corte d’Inghilterra assieme alla sorella Maria e al fratello Giorgio per assecondare il desiderio del padre dello zio di favorire l’ascesa della famiglia. Il Re viene subito attratto da Anna ma poi gli preferisce Maria che ne fa la sua amante. Anna se ne risente perché voleva quel ruolo tutto per se e cade in disgrazia. Quando la sorella resta incinta, la giovane donna viene richiamata a corte. Grazie alla sua intelligenza diabolica e al suo fascino, riesce a mettere in moto una macchinazione tale che porta al divorzio tra il Re e Caterina d’Aragona e all’inevitabile scismac con la chiesa cattolica che la fa salire al trono. La sua ambizione però le sarà fatale.
Anna Bolena forse è una delle figure storiche più cinematografiche. Diverse attrici l’anno portata sullo schermo. Tra queste ci sono Henny Porten in Anna Bolena (1920) di Ernst Lubitsch, Merle Oberon in Le sei mogli di Enrico VIII (1933) di Alexander Korda, Barbara Shaw in Le perle della corona (1937) di Sacha Guitry e Christian-Jacque, Elaine Stewart in La regina vergine (1953) di George Sidney, Vanessa Redgrave in Un uomo per tutte le stagioni (1966) di Fred Zinnemann, Geneviève Bujold in Anna dei mille giorni (1969) di Charles Jarrott. Chadwick non si sottrae a mantenere intatta la forza drammaturgica di questo personaggio interpretato da Natalie Portman in stato di grazia che sovrasta, quasi mortifica, la prova di Scarlett Johansson. Per il resto però il suo film da una parte appare prevalentemente illustrativo pur non essendo schiavo del décor e dall’altra si spinge verso squarci più illuminati, come a sottolineare la purezza iniziale e quindi perduta delle due sorelle che aprono e chiudono il film. Chadwick non ha però,sotto quest’ultimo aspetto, quella spudoratezza vibrante di un Michael Bay capace di creare dei provvisori universi isolati prima/dopo il dramma. La tragica storia familiare e la metamorfosi politica vengono portate sullo schermo in una confezione sicuramente molto curata. L’atmosfera torbida è però trattenuta e quindi l’ambizione e la follia restano come isolate. Anche se la parte finale, The Other Boleyn Girl viene privato della sua componente più sanguigna per essere anestetizzata da un utilizzo di musiche che alla fine diventano eccessivamente ingombrante. Eric Bana appare poi piuttosto smarrito nei panni di Enrico VIII.
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