BERLINALE 58

BERLINALE 58 - "Zou You (In Love We Trust)", di Wang Xiaoshuai (Concorso) (di Massimo Causo, del 16/02/2008)

Una coppia separata da anni, la tragica malattia della figlioletta, la necessità di mettere al mondo un altro figlio. In nuovo film del regista de "Le bibiclette di Pechino" conquista l’Orso d’Argento per la sceneggiatura raccontando una Cina moderna sospesa sul dilemma tra l’avere e il vivere nella prospettiva della condivisione

BERLINALE 58: "Tropa de elite" vince a sorpresa l'Orso d'oro (di Simone Emiliani, del 16/02/2008)

Verdetto clamoroso che nega il massimo riconoscimento a Paul Thomas Anderson. Totalmente a bocca asciutta Caos calmo di Grimaldi, Night and Day di Hong Sangsoo e Sparrow di Johnnie To. Negato anche il premio alla magistrale prova di Daniel Day-Lewis mentre pienamente meritato è quello a Sally Hawkins per Happy Go-Lucky di Mike Leigh

BERLINALE 58 - "Be Kind Rewind", di Michel Gondry (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 16/02/2008)

Come una favola realistica di Frank Capra, come l’illusionismo scenico artigianale e pioneristico di Méliès; il cinema di Michel Gondry ripensa e reinventa se stesso raggiungendo sempre di più una purezza visionaria assoluta, risultato di un flusso di pensiero inarrestabile e di una grandiosa creatività. Ma sa anche essere malinconico e sognante. Con un Jack Black inarrestabile

BERLINALE 58 - "Nirvana", di Igor Voloshin (Forum) (di Lorenzo Leone, del 16/02/2008)

L’ultima piccola grande scoperta della kermesse berlinese è questa struggente e maledetta pellicola del giovane esordiente russo Igor Voloshin: visionario fumetto cyber-punk, eccessivo e narcotico delirio d’onnipotenza, struggente e violento canto d’addio, Nirvana è un esordio sconvolgente, di quelli che non vorresti finisse mai...

BERLINALE 58 - "Corazones de Mujer", di Kiff Kosoof (Davide Sordella, Pablo Benedetti (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 16/02/2008)

Zina, marocchina che vive in Italia, chiede aiuto a Shakira, un sarto travestito, per risolvare il suo problema: ha paura di sposarsi perche’ non piu’ vergine. Shakira le propone un dottore a Casablanca che compie operazioni chirurgiche per “ristabilire” la verginita’. Particolare “road movie” italiano, pensato per Almodovar e compiaciuto tra il “free cinema” e il docufiction

BERLINALE 58 - "Ho sempre adorato, nel fantasticare, poter controllare la citta'...". Incontro con Michel Gondry (di Leonardo Lardieri, del 16/02/2008)

L’autore francese, gia’ famosissimo regista di videoclip e ormai nuovo idolo dei festival cinematografici, si presenta a Berlino, Fuori Concorso, con Be Kind Rewind. E’ la storia di un uomo che, nel tentativo di sabotare una centrale elettrica, si ritrova con il cervello magnetizzato. Il campo magnetico così creato cancella tutte le videocassette del videonoleggio di un suo amico e, per non deludere i pochi clienti, i due si vedono costretti a rigirare tutti i classici da videonoleggio

BERLINALE 58 - "Ballast", di Lance Hammer (Concorso) (di Lorenzo Leone, del 16/02/2008)

 

Delta del Mississippi, USA.
Ceneri di un paese che domina il mondo. Qui sembra di stare sulla Luna. O in Iraq.
Lance Hammer, regista esordiente californiano, trae lo spunto da questo spicchio desolato e depresso del sud degli Stati Uniti per raccontare una storia di quotidiana “passione”, un breve squarcio di luce su delle vite disperate, solitarie parabole che tornano a sfiorarsi solamente nel momento della caduta.

 

BERLINALE 58 - "The Other Boleyn Girl", di Justin Chadwick (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 16/02/2008)

Dal romanzo omonimo di Philippa Gregory, Chadwick costruisce un’accurata confezione in un’opera però prevalentemente illustrativa, anestetizzata nella sua dimensione più sanguigna e in balia di musiche ridondanti. Nel confronto tra le due star, Natalie Portman prevale nettamente su Scarlett Johansson. Piuttosto a disagio Eric Bana nei panni di Enrico VIII

BERLINALE 58 - "Katyń", di Andrzej Wajda (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 16/02/2008)

Wajda gira sul massacro di Katyń (Polonia), dove, nella primavera del 1940, ventiduemila soldati e ufficiali polacchi furono uccisi dalla polizia sovietica. Dopo cinque anni il grande autore polacco torna con un’opera che lo riporta indietro, ai tempi di Lotna, Paesaggio dopo la battaglia. E’ crudo, e’ duro, come il sudato pane del giorno prima. I corpi ci coprono, li senti addosso, e vorresti girarli come leggere pagine di letteratura filmata

BERLINALE 58 - "Le ring", di Anaïs Barbeau-Lavalette (Panorama) (di Simone Emiliani, del 15/02/2008)

Dopo l’ottimo Tout est parfait, arriva dal Canada un’altra fulminante rivelazione, opera prima di una giovane cineasta che possiede un raro senso della misura soprattutto nell’invidiabile equilibrio tra una vicenda di degrado familiare raccontato con un realismo mai esasperato e nella costruzione di un’atmosfera quasi surrealista nel modo in cui filma gli incontri di wresling

BERLINALE 58 - "Quando ho pensato al film, tanto tempo fa, mancava ancora l′ammissione di colpa dei sovietici...". Incontro con Andrzej Wajda (di Leonardo Lardieri, del 15/02/2008)

Torna, dopo cinque anni, il regista polacco, con un film sulla storia del suo Paese. Ispirato agli scritti di Wlodzimierz Odojewski, il quale ha collaborato anche alla sceneggiatura. Il film racconta di un tragico episodio della Seconda Guerra Mondiale, nella foresta di Katyn, in cui hanno perso la vita ventiduemila soldati polacchi, per mano dell′Armata Rossa.  Oltre il regista, presente anche l′attrice Maja Ostaszewska

BERLINALE 58 - "Il y a longtemps que je t'aime", di Philippe Claudel (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 15/02/2008)

Debutto alla regia per lo scrittore (“Le anime grigie”) e sceneggiatore francese. E’ la storia di una donna che dopo quindici anni esce di prigione e dovra’ ricostruire la sua vita, partendo dal rapporto con la sorella minore, intenzionata ad aiutarla nel reinserimento. Cinema stranamente troppo composto. Mai bruciante come un dramma familiare, mai liberatorio come un volo impavido

BERLINALE 58 - "Sweet Food City", di Gao Wendong (Forum) (di Lorenzo Leone, del 15/02/2008)

Si inizia ad intravedere l’influenza di Jia Zhang-ke sul cinema cinese, la sua lezione estremamente rigorosa, il suo stile asciutto, il suo sguardo radicale ed innovativo: se ne iniziano a intravedere gli emuli, diciamo così, nelle giovani generazioni di un cinema ipergiovane come quello cinese. Sweet Food City, l’esordio del giovane filmmaker Gao Wendong, presentato nella sezione Forum della 58 Berlinale, ne è senza dubbio la dimostrazione più lampante:

BERLINALE 58 - "Restless", di Amos Kollek (Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/02/2008)

Stavolta Kollek affronta un melodramma al maschile attraverso la vicenda di un doloroso rapporto-padre-figlio dove il vuoto e l’assenza, vengono filmati semplicisticamente attraverso il contro-campo. l film però è troppo raccontato, sottolineato, esibito. E la resa dei conti finale tra padre e figlio pare confermarlo in pieno

BERLINALE 58 - "Feuerherz/Heart of Fire", di Luigi Falorni (Concorso) (di Lorenzo Leone, del 15/02/2008)

Reduce dal sorprendente successo planetario del suo La storia del cammello che piange, codiretto con la regista mongola Byambasuren Davaa, il fiorentino (ma ormai trapiantato in Germania) Luigi Falorni esordisce in quello che è un vero e proprio film di finzione, presentato in Concorso alla 58a. Berlinale. Ma il passo tra il melodoc che era arrivato ad un passo dall’Oscar e questo Heart of Fire non è poi così marcato...

BERLINALE 58 - "Ja sum od Titov Veles/I Am From Titov Veles", Di Teona Strugar Mitevska (Panorama) (di Lorenzo Leone, del 14/02/2008)

Ancora un’altra bella (e giovane) scoperta nella sezione Panorama della 58. Berlinale: questa volta è toccato ad un piccolo film macedone colpire per l’originalità dello sguardo, per la sincerità della messa in scena e per una leggerezza di tocco stupefacente. I Am From Titov Veles, della giovane regista macedone Teona Strugar Mitevska, è un film durissimo, aspro, che non concede nulla...

BERLINALE 58 - "Lady Jane", di Robert Guédiguian (Concorso) (di Simone Emiliani, del 14/02/2008)

Ambientato sempre a Marsiglia e con il gruppo di tre protagonisti che caratterizzano il cinema del regista francese (Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylain), quest’ultima pellicola appare un’operazione fredda, incapace di surriscaldarsi ed dissolvento quell’attesa e quella tensione propri dei polar

BERLINALE 58 - "Filth and Wisdom", di Madonna (Panorama) (di Simone Emiliani, del 14/02/2008)

Può apparire come un’operazione difficilmente sostenibile il debutto dietro la macchina da presa di Madonna nel suo essere stramba, piena di cadute e delirante. Eppure dentro questo film sembra che la cantante e attrice ci metta tutta se stessa. Alla fine la si può accusare di tutto, tranne del fatto di non essere sincera - VIDEO

BERLINALE 58 - "Kabei - Our Mother", di Joji Yamada (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 14/02/2008)

Yamada e’ vento leggero che soffie in spazi stretti, ma mai angusti, filma la rinascita dopo la morte o forse la morte ancor prima della rinascita. Tra i piu´ grandi autori giapponesi di sempre, compie un nuovo miracolo: il suo cinema esiste nel tempo e nello spazio, ma, confrontandosi con l’altro tempo, quello della storia semplice di una madre, o complessa del proprio Paese, renderebbe anche possibile vedere quello stesso tempo e il passato come eterno rimpianto

BERLINALE 58 - "Arumdabda/Beautiful", di Jaihong Juhn (Forum) (di Lorenzo Leone, del 13/02/2008)

Un film alla Kim Ki-duk: un cinema che porta con sè sempre la stessa struggente malinconia, la solita voglia di irretire lo spettatore prima per colpirlo senza pietà poi; un cinema che porta con sè tutto il suo corollario algido e disumano, un cinema che trova la sua migliore definizione in un ossimoro, un cinema “fintamente sincero”.

BERLINALE 58 - "Maré, nossa história de amor", di Lucia Murat (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 13/02/2008)

Una “West Side Story” in brasiliano, sulla base di musica hip-hop, di rap, fank e samba. Ispirato a “Romeo e Giulietta”, il film racconta l’amore impossibile di due giovani che vivono nelle favelas. Due bande di trafficanti di droga rivali si affrontano per conquistare il quartiere ed in mezzo una scuola di ballo prova a tenere lontani i giovani dalla strada

BERLINALE 58 - "Tirador", di Brillante Mendoza (Forum) (di Lorenzo Leone, del 13/02/2008)

Alla soglia dei cinquant’anni, e al suo sesto film da regista, Mendoza riparte ancora dagli slums di Manila per tracciare parabole di vite disilluse, polverose, fangose, come le favelas dove vivono, spettri di città maleodoranti e precarie. L’autore di Foster Child e di Manoro presenta nella sezione Forum della 58. Berlinale la sua ultima opera.

BERLINALE 58 - "Standard Operating Procedure", di Errol Morris (Concorso) (di Lorenzo Leone, del 13/02/2008)

Errol Morris torna al cinema cinque anni dopo il suo ultimo lavoro (The Fog of War: Eleven Lessons from the Life of Robert S. McNamara, che vinse nel 2004 l’Oscar per il Miglior Documentario) e lo fa scegliendo un materiale a dir poco incandescente come il caso di Abu Ghraib, la tristemente nota prigione irachena dove i soldati statunitensi si divertivano a immortalare i prigionieri in pose umilianti e a torturarli nei modi più creativi.

BERLINALE 58 - "Happy-Go-Lucky", di Mike Leigh (Concorso) (di Simone Emiliani, del 13/02/2008)

Quello di Leigh è un cinema che si è improvvisamente alleggerito, capace di rispolverare la faccia del Free Cinema più anarchico nel mostrare la vita di un’ ‘aliena’ a Londra, seguita come se fosse in un documentario ma anche danzante e colorata come in un musical. Convincente della protagonista Sally Hawkins, che appare come la versione inglese della Amélie di Jeunet. Soltanto che, rispetto a quest’ultimo, il film di Leigh appare più vero e spontaneo

BERLINALE 58 - "Night and Day", di Hong Sangsoo (Concorso) (di Simone Emiliani, del 13/02/2008)

Quest’ultimo bellissimo film del regista coreano contiene continui frammenti di Nouvelle Vague, dalla presenza di Parigi alla struttura-diario del cinema di Rohmer. Hong Sangsoo è come se raccontasse una storia che non deve finire mai. Appare impossibile infatti interromperla (malgrado i 145 minuti di durata) e potrebbe durare anche tutta la vita perché fa parte di quei rari casi di una pellicola che non si vorrebbe mai abbandonare

BERLINALE 58 - "Fireflies in the Garden", di Dennis Lee (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 12/02/2008)

Al di là della presenza di un cast di prim’ordine e l’indubbia professionalità, la pellicola di Dennis Lee appare monocorde riproponendo con un respiro simile tutta una varietà di conflitti familiari. Questo tono immutabile rappresenta per il cineasta il limite ma anche il riparo, visto che dal momento in cui vuole inoltrarsi in un terreno più fantastico (la scena delle racchette da tennis con le lucciole) il film va in caduta libera

BERLINALE 58 - "United Red Army", di Wakamatsu Koji (Forum) (di Leonardo Lardieri, del 12/02/2008)

Presentato nella sezione Forum l’ultimo film del settantaduenne maestro giapponese Wakamatsu (al quale il festival dedica una piccola retrospettiva), girato nel 2007. Meraviglioso e agghiacciante docufiction dell’organizzazione terroristica nipponica di estrema sinistra URA, nata agli inizi dei ’70. Ancora un quadro rabbioso, combinato con gli elementi della natura, crudeli ed indefferenti, il rock, destabilizzante e lacerante

BERLINALE 58 - "Sparrow", di Johnnie To (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 12/02/2008)

“Sparrow” (Cultured Bird), nel linguaggio comune di Hong Kong, identifica i borseggiatori di strada, alludendo alla destrezza e alla velocita’ di esecuzione del colpo, richiesti per non lasciare traccia. Ancora un capolavoro statificante di stupore, magie e desiderio, di vortici del cuore: ritorno per sempre alle vertigini sensoriali che il cinema “difende” con la vita

BERLINALE 58 - "Transsiberian", di Brad Anderson (Panorama) (di Lorenzo Leone, del 12/02/2008)

Torna al cinema Brad Anderson, l’autore di L’uomo senza sonno e di Next Stop Wonderland: con Transsiberian, presentato nella sezione Panorama della 58. Berlinale, il regista statunitense si diverte a giocare con i propri personaggi, come fa il gatto con il topo, realizzando una pellicola in cui il thrilling cede pian piano il suo spazio al nonsense e all’assurdo. Grande cast dove svetta su tutti la spigolosa Emily Mortimer, vista ultimamente in Lars e una ragazza tutta sua.

BERLINALE 58 - "Jesus Christus Erlöser", di Peter Geyer (Panorama) (di Simone Emiliani, del 12/02/2008)

Jesus Christus Erlöser, che è il titolo di un testo recitato da Klaus Kinski a Berlino il 20 novembre 1971, rappresenta insieme un esemplare documentario sulla messa in scena e un importante reperto d’archivio. Al tempo sresso è anche un’importante opera sul corpo dell’attore. Certo, l’attore sulla scena risulta decisivo per la sua riuscita

BERLINALE 58 - La valanga (rosa) di Taiwan (di Lorenzo Leone, del 12/02/2008)

Due donne di Taiwan protagoniste della 58. Berlinale: Singing Chen e Zero Chou hanno presentato rispettivamente God Man Dog in Forum e Drifting Flowers in Panorama, opere giovanili eppure inopinatamente forti, entrambe decise nell’affrontare tematiche scomode ed aspre con piglio maturo. Una rivelazione e una conferma in un colpo solo...

BERLINALE 58 - "Kirschblüten - Hanami", di Doris Dörrie (Concorso) (di Simone Emiliani, del 11/02/2008)

Omaggio a Viaggio a Tokyo di Ozu che si trasforma subito in un involontaria parodia. Il film della regista tedesca si sofferma banalmente su concetti come il cinismo dei figli e la solitudine della vecchiaia e indugia su come filmare l’attesa della morte, che è poi narrativamente l’elemento primario del film. Il dolore alla fine si trasforma in mortificante pietismo. E di questa compassione non si sa che farsene.

BERLINALE 58 - "Boy A", di John Crowley (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 11/02/2008)

Secondo lungometraggio per il giovane regista irlandese, tratto dal romanzo di Jonathan Trigell. Un giovane ventiquattrenne, uscito appena di prigione per un crimine commesso molti anni prima, prova a ricostruirsi una vita, protetto dall’anonimato. Resta di Intermission (2004) la tendenza a seguire la durezza del racconto, attraverso la spasmodica ricerca di immagini che esprimano la sospensione e i continui silenzi

BERLINALE 58 - "Tropa de elite", di José Padilha (Concorso) (di Lorenzo Leone, del 11/02/2008)

Tropa de elite, presentato nel Concorso Ufficiale della 58. Berlinale, prende le mosse da quella City of God ritratta da Meirelles, la Rio delle favelas per intenderci, e prova a raccontare i retroscena della guerra tra la polizia e i suoi reparti speciali, la Tropa de elite del titolo, e le gang di spacciatori. José Padilha prova a raccontare la quotidiana banalità dell'orrore ma alla fine, però, svanito quell'effetto stordente del primo impatto, ciò che rimane è un cinema annichilito ed annullato dalla propria missione sociale.
E Meirelles rimane soltanto un vago ricordo...

BERLINALE 58 - "Heavy Metal in Baghdad", di Eddy Moretti, Suroosh Alvi (Panorama) (di Simone Emiliani, del 11/02/2008)

 

Documentario su un gruppo iracheno di heavy-metal realizzato da due cineasti canadesi che hanno incontrato i musicisti nell’estate 2006. Girato in HD, Heavy Metal in Bagdad ripercorre la loro storia, attraverso lunghe interviste ai componenti, con il movimento della macchina a mano che li segue vorticosamente come a creare un’immediata identificazione.

BERLINALE 58 - Dalla Turchia all'Iran (di Simone Emiliani, del 10/02/2008)

Presentato nella sezione “Panorama” The Other Side of Istanbul di Döndü Kilic, documentario su una comunità gay che si sta per costituire in Turchia. In concorso invece è stato proiettato The Song of Sparrows dell’iraniamo Majid Majidi, considerato oggi come uno dei più importanti registi del suo paese.

BERLINALE 58 - "Tout est parfait", di Yves Christian Fournier (Panorama) (di Lorenzo Leone, del 10/02/2008)

Tout est parfait, film d’esordio del giovane canadese Yves Christian Fournier, è una pellicola dura ma necessaria sulla condizione di un'intera generazione di giovani, intrappolati da un sogno che si tramuta sempre in incubo...

BERLINALE 58 - "Elegy", di Isabel Coixet (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 10/02/2008)

Dalla regista catalana di La mia vita senza me e La vita segreta delle parole, il film in concorso a Berlino e’ tratto dal racconto di Philip Roth: un carismatico professore universitario ha deciso di non legare mai piu’ con una donna. Raccontare l’amore, il desiderio, la disperazione, ma ciò che si vede e' trovato e ritoccato senza contatto

BERLINALE 58 - "Halmae kkot/Grandmother's Flower", di Mun Jeong-hyun (Forum) (di Lorenzo Leone, del 10/02/2008)

Ancora una volta dall’Oriente documentaristico giungono storie di confini sofferti, di famiglie separate e di legami spezzati.
E a Berlino trovano sempre lo “spazio” ideale per potersi muovere...

BERLINALE 58 - "Julia", di Erick Zonca (Concorso) (di Simone Emiliani, del 10/02/2008)

Il regista francese ritorna dietro la macchina da presa a 9 anni da Il piccolo ladro con un road-movie che guarda in maniera fin troppo esplicita a Gloria di Cassavetes. Zonca sa di avere talento e si mette (troppo) in mostra finendo per togliere intensità a una storia piena di sofferenza che alla fine viene privata del suo cuore. Brava e irritante Tilda Swinton.

BERLINALE 58 - "Lake Tahoe", di Fernando Eimbecke (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 10/02/2008)

Del giovane regista messicano Fernando Eimbecke, va ricordato Temporada de Patos, del 2004, presentato alla Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Eimbecke è ancora alla ricerca del minimalismo cinico e onirico, delle lunghe e spasmodiche sequenze, trasudanti arcaiche verita’. Il suo cinema sembra viaggiare tra spazio e tempo: si ha sempre la sensazione di qualcosa di illusorio e illusionistico ma quando si torna dal viaggio non si sa mai con certezza se davvero si e’ stati via

BERLINALE 58 - "There Will Be Blood", di Paul Thomas Anderson (Concorso) (di Massimo Causo, del 10/02/2008)

Il rosso e il nero, il sangue sul petrolio, l’archetipo della conquista ribaltato dal solito Paul Thomas Anderson nel segno di un’America posta di fronte al monolito rigenerativo e assassino... Non un capolavoro, ma un film assoluto: Stroheim, Kubrick, Welles... Con un Daniel Day-Lewis strepitoso

BERLINALE 58 - "Bei wang lu/Invisible City", di Tan Pin Pin (Forum) (di Lorenzo Leone, del 09/02/2008)

L’autrice di Moving House e, soprattutto, del censuratissimo Singapore GaGa, un caso in patria ma non solo (visto il successo ottenuto nei festival di tutto il mondo), ha presentato in anteprima europea nella sezione Forum della 58. Berlinale il suo ultimo lavoro, Invisible City.

BERLINALE 58 - Legami compromettenti (di Simone Emiliani, del 09/02/2008)

Nella sezione “Panorama”  presentati Coupable, torbido e glaciale polar diretto dalla francese di Laetitia Masson e la versione remixata e rimasterizzata di The Living End che Gregg Araki ha realizzato nel 1992 in cui l’istintualità e la fisicità del cineasta statunitense erano molto più accese rispetto alla sua recente produzione.

BERLINALE 58 - Berlino, il cinema smantella i confini (di Leonardo Lardieri, del 09/02/2008)

Ancor piu’ che in altre citta’ europee, nella Berlino politica, culturale e quindi anche cinematografica, si esprime con maggiore forza lo stravolgimento del significato di confine, destinato sempre piu’ a modificarsi profondamente. E’ proprio qui a Berlino che si assiste, probabilmente, alla fine di un concetto millenario, così come si è trasformata la nozione di razza, così come stanno confondendosi le definizioni di natura, normalitá sessuale, e persino di guerra. Dal 7 al 17 febbraio la Berlinale raccontata da Sentieri Selvaggi

 

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