CANNES 61 - ''Io lavoro per il pubblico prima di lavorare per me...''. Incontro con Steven Spielberg
In conferenza Spielberg ha lasciato intendere di non voler mettere fine alle avventure di Harrison Ford. Dopo 25 anni, la serie immaginata da George Lucas, sembra volere ancora stupire come nel 1981. Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull parte dal deserto del sud-ovest degli Stati Uniti. Indy da li comincia la ricerca, in piena Guerra Fredda, del Cranio di Cristallo d’Akotar, reliquia misteriosa del Peru’
La volonta’ di fare un seguito risale al 1993. Perche’ cosi tanto tempo?
Non ho mai pensato di rinunciare al quarto episodio. Sono diventato fatalista sul progetto. Mi sono sempre ripetuto che il tempo per farlo sarebbe arrivato e ho aspettato pazientemente. Nel frattempo ho girato altri film.
Lei ha realizzato 13 dei 100 film, di tutti i tempi, piu’ apprezzati dal pubblico. Pensa che si possa aggiungere alla lista anche il quattordicesimo?
Non anticipo nulla. Solitamente, una volta che l’opera e’ finita, faccio un grande buco nella sabbia e ci infilo la testa dentro.
George Lucas ha dichiarato al magazine "Vanity Fair" che la critica detestera’ questo film prima ancora di vederlo. Cosa pensa?
Lucas e’ propenso a mettere sempre le mani avanti per non soffrire dopo. George e’ troppo sensibile alle critiche. Lo rendono nervoso. A me no.
Come e’ riuscito a non far trapelare nulla sul film prima dell’uscita?
Non ho, per esempio, lasciato nessuno scritto ai membri dell’equipe, compreso a certi attori. Solo i principali hanno potuto leggere la sceneggiatura. Persino Brad Grey, patron della Paramount Picture ha dovuto leggerla a casa mia. Ho fatto in modo che nessuna foto di scena venisse scattata dalle cabine di proiezione.
Si ricorda precisamente quando per la prima volta ha parlato con George Lucas di Indiana Jones?
Era il 1977. George mi chiese di raggiungerlo alle Hawai. Mi disse se volevo mettere in scena una specie di James Bond, un archeologo un po’ poeta dal nome Indiana Smith. Questo fu il primo nome del personaggio.
I suoi film, anche i piu’ commerciali, hanno sempre un tocco artistico che li distingue…Non mi sono mai considerato Antonioni, che apprezzo molto. Io penso prima al pubblico, lavoro prima per il pubblico e poi per me. Penso che in Indiana Jones l’arte e’ almeno presente nelle performance degli attori e in tutta la fabbricazione del film che c'e' dietro.
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