CANNES 61 - ''Il film racconta anche una storia d'amore''. Incontro con Jean-Pierre e Luc Dardenne
I fratelli Dardenne sono naturalmente di casa qui a Cannes, vincitori ben due volte della Palma d’Oro (con Rosetta nel 1999 e L’Enfant nel 2005). Si ripresentano in concorso con un film apparentemente scorporato da quelle “ossessioni” tecniche e visive tipiche del loro cinema. Le Silence de Lorna, interpretato da una giovane attrice kosovara, Arta Dobroshi, e’ la storia di una donna che ha da poco ottenuto la nazionalita’ belga grazie ad un falso matrimonio. Da quel momento la donna non sapra’ piu’ liberarsi dalla morsa di coloro che l’hanno aiutata a crearsi una nuova vita
Uno dei nostri assistenti e’ andato a fare un casting di una centinaia di giovani attrici professioniste e non professioniste a Pristina, Skopje e Tirana. Da quelle selezioni e’ venuta fuori Arta. Noi l’avevamo gia’ vista qualche settimana prima in due film albanesi. Siamo andati cosi a Sarajevo per incontrarla e filmarla mentre camminava, correva, cantava. Dopo l’abbiamo invitata a Liegi per filmarla con gli altri attori del film, Jeremie Renier (L’Enfant) e Fabrizio Rongione.
A differenza dei vostri ultimi film girati in 16mm, quest’ultimo e’ girato in 35mm con una macchina meno mobile e delle inquadrature piu’ larghe. Perche’ questa scelta?
Abbiamo girato con 5 videocamere, una 35mm e una 16mm. Le immagini girate di notte con la 35mm erano le piu’ vicine a quelle che cercavamo. Allora abbiamo deciso che per questo film la macchina doveva muoversi meno. La maggiore staticita’ della 35mm era quello che volevamo per questo film.
Tutti i vostri film precedenti erano ambientati nella citta’ industriale della vostra infanzia, Seraing. Perche’ avete deciso di cambiare e trasferirvi a Liegi?
Ci siamo spostati solo di 10 chilometri. Liegi e’ una citta’ piu’ grande con molti extracomunitari per le strade e il giorno e’ uguale alla notte. Per Lorna arrivata dall’Albania una grande citta’ europea rappresenta tutte le esperienze. Volevamo anche vedere Lorna in mezzo alla folla, la gente fisicamente vicina ma che ignora i suoi segreti.
Malgrado la dimensione drammatica della recitazione, traspare dal vostro film un’impressione di sensualita’, di dolcezza?
E’ lei, e’ l’attrice, e’ Arta. Il suo viso, la sua voce, il suo accento, sono segni particolari quando parla francese. Senza dubbio anche la maniera in cui l’abbiamo ripresa influisce. Il film racconta anche una storia d’amore.
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