CANNES 61 - "Aquele querido mes de Agosto" di Miguel Gomes (Quinzaine des réalisateurs)

La storia dei giovani cugini innamorati contro tutto e tutti nell’entroterra lusitano si mescola con quella della troupe e con quelle “autentiche” dei vari paesani interpellati; lo svelamento della macchina finzionale non pregiudica la fluidità di questo collage, che sulle note delle numerosi canzoni simil-folk dei vari gruppi locali fa scivolare lentamente lo spettatore verso la fascinazione pura.VIDEO

Due giovani cugini nell’entroterra portoghese, il cui amore è ostacolato dalla famiglia e dalla gente del luogo. Insomma: un melodramma d’altri tempi riportato in vita con la sensibilità ultramoderna di un cinema simultaneamente letterario/formalista e in simbiosi con paesaggi e ambientazioni “reali”, un po’ alla Paulo Rocha per intenderci. Ma non è tutto. Perché questo lungo esperimento (2h30 quasi) relega la “storia” alla seconda metà, lasciando alla prima una corroborante ricognizione semi-documentaria sul villaggio in cui la vicenda è ambientata, e sulla troupe stessa che si appresta a trovare gli attori e girare il film. Naturalmente la genuina modernità di questo assetto prevede che questa lunga “premessa” iniziale non la finisca mai di intromettersi con la narrazione a seguire, durante e dopo di essa. È vero, si potrebbe credere che quest’aria senza tempo e questo tipo di attenzione al retroterra paesaggistico-antropologico sia poco più che maniera, ma non è così. Meglio riconoscere, indulgentemente, che Acto da primavera di de Oliveira non è passato invano. La storia dei giovani cugini si mescola con quella della troupe e con quelle “autentiche” dei vari paesani interpellati; lo svelamento della macchina finzionale non cade nella trappola della meccanicità, non pregiudica la fluidità di questo collage, che sulle note delle numerosi canzoni simil-folk dei vari gruppi locali fa scivolare lentamente lo spettatore verso la fascinazione pura. Il segreto, appreso da Gomes assai riconoscibilmente sui vari Maestri lusitani delle generazioni precedenti (Botelho su tutti, ma anche Reis-Cordeiro) è fare testardamente affidamento sul proprio (peraltro notevole) senso della composizione dell’inquadratura: in questo modo, la carica di rivelazione affidata alle immagini non è banalmente “il reale”, ma per così dire “l’ombra della forma” trovata a ridosso del reale. A sigillare ulteriormente la fluidità della pellicola, un ottimo lavoro sul sonoro, che intreccia over interviste agli abitanti, canzoni, materiali inseriti per semplice associazione, tessendo così un “bordone” continuo che rilancia la ricognizione sull’esistente verso altri lidi…Un lirismo molto sottile ma penetrante, tutto visuale, pervade dunque questa pellicola, un lirismo che striscia sotto tutte le pelli che il film si mette addosso: documentario, finzione, esperimento… Ben consapevole di quanto siano labili queste frontiere, alla fine del film la cugina in lacrime perché l’amato è costretto a partire si scioglie in una fragorosa risata, perfetto suggello della capacità di questo film di mettersi ironicamente tra virgolette senza perdere un grammo della propria forza poetica.

AQUELE QUERIDO MÊS DE AGOSTO

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