CANNES 61 - "Palermo Shooting", di Wim Wenders (Concorso)
Sarebbe sbagliato liquidare senza appello quest’ultima opera del cineasta tedesco. Chiaramente è incontrollata, con passaggi sbagliati, talvolta al limite dell’imbarazzante. Però si rintraccia nel regista un’attraente paura sulle nuove immagini che il suo cinema produce. Per questo il suo ‘viaggio in Italia’ è una specie di perdita. Misterica, calda, fantastica, dove si deposita anche la matericità di Palermo. VIDEO
È stato uno dei film più fischiati e respinti da questo festival. Non si sa se ciò è avvenuto per la dedica finale ad Antonioni e Bergman o perché ci si è trovati davanti a un’opera completamente deludente. Certo, Palermo Shooting è un film incontrollato, con passaggi sbagliati, con una ridondanza senza freni. Però forse sarebbe sbagliato liquidarlo senza appello. Anche perché è un’opera che pone più di un interrogativo sul cinema del regista tedesco.
Ancora una volta al centro del film c’è un viaggio, uno spostamento. Finn (Campino) è un fotografo di fama mondiale che conduce una vita frenetica. Il suo telefono squilla in continuazione. Inoltre non dorme quasi mai. Improvvisamente però abbandona tutto e si sposta da Dusseldorf a Palermo dove c’è un misterioso assassino che gli da la caccia. Contemporaneamente però incontra per le strade della città Flavia (Giovanna Mezzogiorno), una giovane restauratrice di cui si innamora.
Con Palermo Shooting ritorna la ricorrente riflessione sull’immagine e sui mezzi di comunicazione che la generano. In questo caso ci sono le fotografie e le immagini sul cellulare che appaiono sempre come riproduzioni soggettive del vedere. Probabilmente il problema di fondo è che Wenders non sembra più fidarsi, rispetto al passato, delle immagini e dei suoni del suo cinema. Forse proprio per questo guarda al nuovo però recuperando il vecchio. Il protagonista, interpretato da Campino, leader della band tedesca Die Toten Hosen, appare quasi come una specie di reincarnazione di Rudiger Vogler di Alice nella città, Falso movimento, Nel corso del tempo ma anche Lisbon Story. C’è una specie di sperdimento nei luoghi, soprattutto nei vicoli di Palermo che assume dei contorni che acquistano quasi una dimensione magica. Palermo Shooting è infatti un film bombardato di visioni, proprio come Fino alla fine del mondo. Forse è per questo che, come è successo per quel film, sarà possibile valutarne la reale portata solo tra qualche anno. Inoltre l’opera di Wenders – che ha come sempre, una ricchissima colonna sonora - possiede quei voli tra il fantastico e l’onirico (Finn attaccato a un orologio che vola sopra le nuvole) a metà tra Il cielo sopra Berlino e squarci quasi espressionistici. Dal momento dell’arrivo a Palermo poi Palermo Shooting si scrolla poi di dosso quel sospetto di freddezza iniziale. La città diventa per lui una scoperta continua. Magari banale al limite del turistico ma anche misterica, calda, fantastica (proprio set quasi futuristico indietro/avanti nel tempo del cinema fantastico), materica. E l’incontro con Flavia appare ancora un ulteriore esempio di figura che ri/lavora immagini già esistenti (il dipinto che sta restaurando) ma anche riproduzione di un‘altra figura angelica, forse fantasmatica che lo conduce anche a Gangi, dove anche lì ci sono altre macerie della Storia. Tra passato e futuro, oltre il presente. Con scelte magari imbarazzanti ma coraggiose e affascinanti. Segno che il viaggio di Wenders comunque continua.
Wim Wenders a Palermo
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