RomaFictionFest 2008 - "Einstein", di Liliana Cavani (Première)

La struttura aneddotica su cui si basa Einstein prevede già uno spettatore distratto da prima serata rai, che riconosce le battute famose e le storielle tipiche sullo scienziato tra un boccone a cena e un piatto lavato. Forse, più che proiettati sul grande schermo di un Festival della Fiction, questi sketch edificanti avrebbero molto più 'senso' se spezzettati in una decina di video in streaming, nei piccoli riquadri di youtube o, ancor meglio, inviati via mms ai videofonini.

“L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo sono governati dalle stesse leggi”, ripete più volte il vecchio Albert Einstein (Vincenzo Amato) all'anziana donna amata (Maya Sansa, abbastanza imbarazzata dal trucco pesante e dal doversi doppiare con voce tremula...) con cui ripercorre tutte le tappe della sua esistenza in flashback, e in due interminabili puntate – allora, questo frastornante Einstein potrebbe rivelarsi “l'oggetto” perfetto per tentare di capire cosa diavolo sia il FictionFest (son praticamente passate due edizioni, e ancora ci s'arrabatta per venirne a capo...): perchè l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo non sembrano governati dalle stesse leggi, a guardare questi prodotti per la tv sul grande schermo...
Ora: che questa 'miniserie' sia irrimediabilmente brutta, crediamo sia indubbio – forse la parte 'americana' potrebbe avere una spinta (e qualche spunto) in più, con quell'accenno on the road del viaggio di Einstein insieme al figlio ritardato, e la controversa partecipazione dello scienziato alla costruzione della bomba atomica: eppure il clima che si respira è costantemente quello di un 'vorrei ma non posso' (checché ne dica la Cavani in conferenza stampa), con le manifestazioni pacifiste post-Hiroshima ridotte ad un angolo di un parco con Einstein che fa lo sciopero della fame disteso in una tenda, e il finale che si vorrebbe 'epico' e forse “visionario” ma il risultato non va, diremmo, nella direzione delle intenzioni...
Eppure, ancora una volta, non è questo il punto. Perché, lo si diceva anche l'anno scorso, forse in questa kermesse il 'giudizio critico' dovrebbe essere 'sospeso' – manca il telecomando in mano allo spettatore, non c'è la pubblicità, le scritte sottopancia con gli avvisi dei programmi a venire, lo zapping è impossibilitato – d'altra parte, la struttura aneddotica della sin troppo elementare sceneggiatura su cui si basa Einstein prevede già uno spettatore distratto da prima serata rai, che riconosce le battute famose e le storielle tipiche sullo scienziato tra un boccone a cena e un piatto lavato. 
Allora, dato tutto questo per scontato e inamovibile, la grossa domanda imboccando Piazza Cavour resta quella che si chiede ragione del Cinema Adriano. Dell'avere cioé 'occupato' un intero multisala, averlo tappezzato d'arancione e di ridicoli oscar con un televisore al posto della testa appesi a dei fili pendenti dal soffitto, averlo riempito di hostess sorridenti e schermi tv che trasmettono sempre le stesse clip e lo stesso jingle, e usarlo alla fin fine per proiettare delle cosiddette 'fiction': quando probabilmente le piccole microstrutture di Einstein, questi sketch così tanto edificanti di cui si compone il lavoro della Cavani (Einstein che fa la boccaccia ai fotografi, Einstein che si dispiace della bomba atomica, Einstein che guarda una goccia d'acqua caduta sul tavolo e capisce tutto) avrebbero forse molto più 'senso' (?) se spezzettati in una decina di video in streaming, nei piccoli riquadri di youtube (sì, un festival online come il Babelgum di Spike Lee – tanto le nuove puntate di Dexter o CSI i fan le hanno già scaricate...) – o, ancor meglio, inviati via mms, in formati e durate adatti ai videofonini, ai palmari, ai cellulari (lo guardi, sorridi, “che mattacchione quell'Einstein...”)...é o non è, questo, un Festival Gratuito?

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