RomaFictionFest 2008 - "Peliculas para no dormir: Cuento de navidad", di Paco Plaza (Noon@night)

Cuento de navidad, della stessa serie di Para entrar a vivir (Balaguerò) e La habitacion del nino (De La Iglesia), segue la linea dell'horror contemporaneo, anticipando persino le esasperazioni di Grindhouse: ma dietro il gioco di rimandi, citazioni, giochi sull'archetipo e compiaciute varianti, sembra anche essere un monito per il futuro del genere: non bisogna mai deridere il mostro, se non vogliamo che venga a farsi giustizia; non bisogna mai farsi gioco del genere, bisogna sempre sentirlo, per non esserne travolti.

Cuento de navidad, come del resto tutti gli episodi della serie Peliculas para no dormir, raccoglie la sfida e il gioco comune a quasi tutto l’horror contemporaneo: mescolare le carte, ridefinire gli archetipi, ostentare una padronanza di linguaggio che non punta al manierismo, ma piuttosto desidera far trasudare la devozione e l’omaggio. Il film di Paco Plaza (l'altra metà del duo responsabile di REC) è ancora più estremo, ed inizia con un lacerto già tarantiniano (Cuento de navidad è infatti precedente all’esperimento Grindhouse): un film nel film, dal titolo Invasion Zombie, che con la sua pellicola invecchiata e la sua fedeltà filologica agli horror spagnoli degli anni settanta (soprattutto Amando De Ossorio: il poster del suo cult La noche del terror ciego campeggia nella stanza di due dei protagonisti), fa da leit-motiv a tutta la narrazione. Versione sporca e cattiva dei bambini kinghiani, o dei Goonies di Spielberg – si ritrovano in una roulotte che è una casa nell’albero, vanno in bicicletta, sono appassionati di cinema horror, fanno giuramenti di sangue, si rifugiano spesso nel bosco vicino alla loro cittadina balneare – la banda dodicenne di Cuento de navidad inverte il rapporto vittima/carnefice, e quindi i ruoli tipici del genere. Trovano una ladra precipitata in un fosso e decidono di lasciarla lì, di affamarla, di seviziarla e di torturarla psicologicamente, in modo da farsi dare tutto il ricco bottino del suo furto. Anche quando riesce a fuggire e - armata di un’ascia - cerca di inseguirli in un luna-park deserto, la donna sembra più la preda che non il cacciatore: Paco Plaza si diverte soltanto a far vedere le scintille dell’arma che striscia al suolo, e a riprenderla dal basso con luce tagliente, ma la sua sorte sembra segnata. Già piccoli cinefili, i cinque si comportano e parlano come in un film, creando relazioni e tensioni per rivendicare la loro leadership: ben più pericolosi della minaccia, ostentano la sicurezza di un Kevin Williamson bambino, certi che basti un colpo nell’occhio sinistro per far morire uno zombie.
La postmodernità sfacciata di Cuento de navidad deborda dai suoi confini quando uno di loro sta vedendo Invasion Zombie a casa: il film nel film diventa lo schermo della tv, e il suono di un campanello rivela la presenza inquietante, fuori campo eppure certa, dello zombie che è venuto a fare giustizia dei suoi aguzzini.
Perchè alla fine non è solo la ladra – trasformata in un vero morto vivente – che viene a vendicarsi, secondo copione, ma è lo stesso cinema horror che torna se stesso, dopo aver seguito divertenti e compiaciute varianti sul tema: il mostro non può essere torturato senza pensare che prima o poi non diventi cattivo, e la lezione di Paco Plaza è quella che si salva solo chi ha affetto verso il mostro, o chi sa di poter giocare sentendo il genere.

 

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